29 agosto 2015

VIZZINI. L'IRA DEI FORESTALI: «PRONTI A OCCUPARE L'AULA CONSILIARE» CAOS PER ASSUNZIONI "A SINGHIOZZO" E MEZZI ANTINCENDIO


Lavoro

L'ira dei forestali: «Pronti a occupare l'aula consiliare»
Caos per assunzioni "a singhiozzo" e mezzi antincendio


Affollata assemblea delle tute arancioni convocata da Pippo Barbuzza nella doppia veste di consigliere comunale e operaio. La categoria lamenta di essere trattata «come un popolo di ignoranti».

«Occupiamo l'aula consiliare e non andiamo più a casa». Quella lanciata dai forestali vizzinesi durante l'assemblea di martedì sera in municipio è una minaccia pronta a concretizzarsi se non dovessero arrivare schiarite. La rabbia delle tute arancioni del distretto 4 (che raccoglie oltre 350 unità), presenti in massa alla riunione convocata da Pippo Barbuzza nella doppia veste di operaio e consigliere comunale, è figlia della "croniche" incertezze del settore.




Sotto accusa anche la politica locale – Le assunzioni "a singhiozzo", anzitutto, che finora hanno fatto maturare poco più di 50 giornate ai più fortunati (i 151isti) e lasciato a casa gli ultimi arrivati (i 78isti), senza alcuna garanzia sulla quota annuale. 
Dito puntato anche contro la carenza di mezzi antincendio e la scelta di dirottarne uno dei due disponibili a Licodia Eubea, per metterlo al servizio di operai del distretto di Caltagirone. Infine, il mal digerito taglio di un quarto degli addetti antincendio, trasferiti alle manutenzioni.
«Ogni cinque giorni – accusa Barbuzza – ci sospendono senza motivazioni. Vogliamo sapere perché siamo stati licenziati. Ci trattano come un popolo di ignoranti. Siamo lì da due mesi senza fare nulla». Nel mirino anche la politica locale, accusata di immobilismo e invitata a schierarsi con i forestali. «Se da Palermo non arrivano risposte – aggiunge l'esponente degli operai –, i sindaci devono consegnare le fasce e andare a casa. Qui ci sono padri di famiglia che non possono comprare nemmeno il pane».

In aula anche Sinatttra e Palma – Il difficile compito di rassicurare i presenti tocca al primo cittadino, Marco Sinatra, e al consigliere Gregorio Palma (anche lui operaio e rappresentante sindacale). «Il problema per Vizzini è drammatico – sottolinea Palma –, perché nel paese vengono a mancare risorse economiche».

Schietta l'analisi del sindaco. «Tutto quello che viviamo – fa notare Sinatra – è frutto di anni di disattenzione della politica. Ora hanno chiuso i rubinetti e cercano di colpire le fasce deboli. Vi costringono a non fare nulla umiliando la vostra attività. Gli assessorati sono latitanti e i dirigenti non sanno come muoversi. Mi impegno ad avere in pochi giorni il quadro completo».
La questione, intanto, approderà martedì in Consiglio comunale. L'aula, che già a luglio si era pronunciata con una mozione in favore degli addetti antincendio, tornerà sull'argomento, questa volta partendo da un appello con 200 sottoscrizioni. 
di Livio Giordano

28 Agosto 2015 
Logo di InfoVizzini.it





Notizie correlate:

Vizzini. I forestali restano sul piede di guerra. I lavoratori si dicono pronti ad occupare l'aula consiliare se non riceveranno certezze sul loro futuro









FORESTALI SUL PIEDE DI GUERRA PER LA MANCATA CORRESPONSIONE DEGLI STIPENDI. LA BUROCRAZIA PENALIZZA MIGLIAIA DI PERSONE



FORESTALI SUL PIEDE DI GUERRA PER LA MANCATA CORRESPONSIONE DEGLI STIPENDI

 «La burocrazia penalizza migliaia di persone


 

Non c'è pace per i forestali siciliani e, agrigentini in particolare. Millecinquecento persone, della nostra provincia, non hanno ricevuto ancora lo stipendio maturato negli scorsi mesi di maggio e giugno. Una vera e propria beffa se si pensa che a luglio scorso, l'Azienda delle Foreste aveva avvisato gli stessi lavoratori che a giorni sarebbero avvenuti gli accreditamenti delle somme. Ma purtroppo, come avviene ormai da sempre in questa categoria, le promesse non sono state mantenute. Il risultato è che tutti i lavoratori e le loro famiglie sono sul lastrico, non potendo acquistare nemmeno i generi di prima necessità. Una situazione che non è più sostenibile è che conferma l'immobilismo che si registra alla Regione siciliana. I sindacati di categoria si sono autoconvocati a Palermo con una larga rappresentanza dei lavoratori, ma non hanno ricevuto nessuna risposta visto che non c'era ne l'assessore regionale al Bilancio, ne tantomeno i funzionari e i dirigenti. «Siamo alle solite - dice il segretario provinciale della Fai Cisl Stefano lacono - per un problema prettamente burocratico, migliaia di lavoratori sono stati lasciati senza lo stipendio. Una situazione molto delicata perché in questo modo, la gente è in preda alla disperazione». Che il momento sia già difficile per se è un dato di fatto, se poi anche se per poco tempo si riesce a trovare un'occupazione questa non viene retribuita regolarmente, possiamo dire di essere dawero alla «frutta». «Ci auguriamo - continua Stefano lacono - che quantomeno nelle prossime settimane l'impegno della Regione, compresa la mensilità di luglio che nel frattempo è maturata, venga mantenuto. Già a inizio di questo mese, avevamo scritto al prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, il quale aveva preso a cuore la questione. Se il problema non dovesse risolversi in poco tempo, torneremo a chiedere l'intervento del massimo responsabile dello Stato in provincia». 
Gaetano  Ravanà

28 Agosto 2015








PARCO DELL’ETNA: ESEGUITO L’INTERVENTO PER LA SALVAGUARDIA DELLE QUERCE SECOLARI DI MONTE EGITTO. I LAVORI PROGETTUALI SONO STATI ESEGUITI DA MAESTRANZE FORESTALI BRONTESI, SOTTO LA SOVRAINTENDENZA IN LOCO DI CARMELO COSTANZO


Parco dell’Etna: eseguito l’intervento per la salvaguardia delle querce secolari di Monte Egitto





Sono arrivati alla fase conclusiva i lavori per la salvaguardia delle splendide querce secolari di Monte Egitto, tra le più significative e apprezzate emergenze naturalistiche del Parco dell’Etna. Come concordato nel protocollo d'intesa tra il Parco, l'Azienda Sviluppo Rurale Territoriale (ex Azienda Regionale Foreste Demaniali) di Catania, il Servizio 9 Forestale, l'associazione Giacche Verdi di Bronte e la fondazione tedesca "Manfred Hermsen", è stato realizzato l'intervento selvicolturale di taglio di alcuni pini da rimboschimento che circondavano le querce, per consentire il passaggio della luce fondamentale per la vita degli alberi centenari che si trovano all'interno del conetto vulcanico "Monte Egitto", sito "Rete Natura 2000 "Sciare di Roccazzo della Bandiera", in territorio di Bronte, riserva integrale di Parco e Core Zone dell'area iscritta il 21 giugno 2013 nel Patrimonio dell'Umanità. Particolarmente soddisfatta la presidente del Parco dell’Etna Marisa Mazzaglia: “La conclusione dell’intervento contribuisce alla conoscenza e a una più ampia fruizione delle querce di Monte Egitto, straordinario patrimonio naturalistico del Parco. Questi affascinanti patriarchi hanno pienamente meritato tutta l'attenzione e le cure che il nostro ente, le istituzioni, l'università, il mondo scientifico e le associazioni hanno messo a disposizione per tutelarle e valorizzarle". Per Antonino De Marco, dirigente dell’UPA (Ufficio Provinciale di Catania) dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale, l’intervento “è una risposta importante a chi pensa che mantenere lo status quo del territorio sia la strada maestra. L’intervento realizzato a Monte Egitto dimostra che indirizzare ogni azione forestale di modifica in modo garbato e corretto e in collaborazione fattiva con il Parco e altri enti, come è avvenuto in questo caso, può e deve essere invece la direzione da seguire”. Ma vediamo adesso come si è svolto l’intervento. Dando seguito agli impegni assunti con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, l’Ufficio Provinciale di Catania dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale aveva approntato il progetto esecutivo, coordinato dal dirigente Antonio Grasso. I lavori progettuali sono stati eseguiti da maestranze forestali brontesi, sotto la sovraintendenza in loco di Carmelo Costanzo. Essi hanno preliminarmente riguardato (per un lunghezza complessiva di circa m 2.000) il ripristino e in parte la manutenzione dell’esistente rete di sentieri, per agevolare e mettere in sicurezza il transito pedonale di cantiere. Successivamente, si è provveduto all’esecuzione dei tagli di diradamento della piante di Pino dominanti le querce secolari. In particolare, sulla scorta delle indicazioni dello studio preliminare effettuato dall’Associazione Nazionale Giacche Verdi di Bronte e dalla Fondazione Manfred-Hermsen-Stiftung, si è operato direttamente attorno e a beneficio di una trentina di monumentali esemplari di roverella - le bellissime querce secolari - , eliminando più di un centinaio di piante di pino che li avevano letteralmente “assediati”, compromettendone seriamente e nell’immediato futuro la sopravvivenza. Con somme proprie (circa 20mila euro), il Parco aveva inoltre avviato un monitoraggio scientifico del sito - sia per gli aspetti forestali, che per qualli relativi all’avifauna - affidandolo all'Accademia Italiana di Scienze Forestali. Contestualmente, i dirigenti del servizio 9 Forestale dell’Azienda Sviluppo Rurale Territoriale di Catania Agatino Sidoti e Giuseppe Campo stanno realizzando il monitoraggio della fauna entomologica, con riferimento agli insetti che vivono esclusivamente nel legno morto delle piante secolari. I lavori saranno ultimati nei prossimi giorni con l’allontamento delle piante tagliate. Il progetto, originariamente proposto a valere sui fondi della misura 226 del PSR 2007-2013, per la manifestata impossibilità di finanziamento comunitario è stato comunque successivamente rimodulato per essere quindi finanziato grazie a dei fondi residui del bilancio regionale relativi al PAR - FAS. 

28 Agosto 2015
 logo 




La meravigliosa Etna 


Se l'Etna non è ripulita mettendo in azione i forestali sarà difficile attrarre turismo

Perché i forestali non ripuliscono l'Etna?

Il dibattito sull’Etna 


L'Etna non è pulitissimo, ma la parte demaniale è tenuta bene dalle guardie forestali. Stiamo studiando come applicare l'articolo 25 per l'utilizzazione dei forestali

Uil: La Risorsa-Forestali per un grande Progetto Etna

I forestali pronti per la fruizione e la tutela dell'Etna

Anche per Marisa Mazzaglia, Presidentessa del Parco dell'Etna, “l’economia verde è la chiave di volta per lo sviluppo dell’isola”

Il Corpo Forestale a tutela dell'area protetta nel parco dell'Etna



Verde pubblico degradato, le proposte da parte del Pd. «Il Comune deve garantire la fruizione dei parchi» 

Dolomiti ed Etna, splendore e immondizia

Sull'Etna Basta sporcizia e lentocrazia













RISERVA DELLO ZINGARO SETTE KM DI BELLEZZA INCOMPARABILE, HA UNA SUPERFICIE DI 1.650 ETTARI ED È AFFIDATA IN GESTIONE ALL'AZIENDA REGIONALE FORESTE DEMANIALI


Riserva dello Zingaro sette km di bellezza incomparabile


Natura rigogliosa e panorami unici si specchiano nelle acque cristalline che lambiscono la costa tra San Vito Lo Capo e Trapani




PAOLA GREGORIO
Incanta per la sua aspra bellezza, i colori intensi in ogni stagione, le bianche calette incastonate in un mare turchese, le onnipresenti palme nane, la rigogliosa macchia mediterranea. È un luogo di suggestione che ha pochi eguali, tra le perle della terra di Sicilia, dai mille vola, tutti magini senza alcuna esitazione.

Costa incontaminata. È la Riserva dello Zingaro, sette chilometri di costa incontaminata e di territorio intatto, nella penisola di San Vito Lo Capo, affacciata sul Tirreno, tra Castellamare Golfo e Trapani. La si visita addentrandosi - scarpe da ginnastica ai piedi e riserva d'acqua e cibo nello zaino - tra sentieri e percorsi che portano alle calette o spiagge più intime perché l'esplorazione via terra (si paga un biglietto di ingresso che va dai 5 euro dell'intero al ridotto di 3 euro e alle agevolazioni per le scolaresche fino al biglietto gratuito per alcune categorie; si possono richiedere visite guidate per comitive) resta il modo migliore per scoprire i tesori naturali di un habitat unico. Alla Riserva dello Zingaro si accede ovviamente anche attraverso il mare, partecipando ad una delle numerose escursioni in barca programmate quotidianamente, da San Vito Lo Capo o altre località. Istituita nel 1981 dalla Regione Sicilia, affidata in gestione all'Azienda regionale foreste demaniali, la riserva ha una superficie di 1.650 ettari. Perché si chiami «dello zingaro», non è dato sapere, e di nomadi che ci abbiano vissuto, nelle fonti storiche, non c'è notizia. 




Trionfo di verde e azzurro. Il mare di un blu intenso, calette silenzio se e protette da rocce a picco, fondali limpidi, grotte sottomarine angoli memorabili, Cala Marinella, Cala Beretta, Punta della Capre ria, Cala Torre dell'Uzzo, la Riserva è un trionfo di scorci mozzafia to che fondono il verde e l'azzurro. Tré i percorsi classici per immei gersi nella Riserva: il primo che si snoda lungo la costa, da un limite all'altro; il secondo che si muove a zig zag sul territorio; il terzo, adatto ai più sportivi, attraversa tutto lo Zingaro dall'alto al basso. Il profilo litoraneo, è un alternarsi di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature degradanti dolcemente verso il mare. Le calette, viste dal mare, hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle muraglie dolomitiche. La vegetazione sembra specchiarsi nel mare e nella Riserva si ergono antiche case colo niche costruite sulla roccia, tra profumi e colori indescrivibili. L'habitat è unico anche per la flora e per la fauna. Il simbolo della Riserva, è la celebre palma nana, con la quale anticamente si creavano oggetti di uso quotidiano, oggi raccolti nel Museo dello Zingare Nella Riserva crescono piante rare, oltre a carrubi, olivi, frassini l'euforbia, il lentisco e vivono indisturbati una quarantina di spe eie di uccelli.

Antiche tradizioni. Lo Zingaro è anche custode di antiche tradizioni. Al suo intemo si trovano il Museo Naturalistico, i Musei dell Attività Marinare e della Civiltà contadina dove è riprodotto il ciclo completo del grano, il Centro di Educazione ambientale, due are attrezzate e dei caseggiati rurali adibiti a bivacco. Senza dimentica rè «Borgo Cusenza», vicino al Monte Acci. Si ha notizia che questi borgo fu abitato dalla famiglia Cusenza di San Vito Lo Capo già ne 1820. Nell'ottica della valorizzazione delle colture tradizionali, ne pianori del Borgo la Riserva ha seminato antiche varietà di grano, sempre nel borgo sono stati ripresi il vigneto e il frutteto.

28 Agosto 2015








SE NON ARRESTIAMO IL CRESCENTE TASSO DI DEFORESTAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, PERDEREMO PER SEMPRE LA BATTAGLIA DEL CLIMA


I risultati di una ricerca pubblicata su Plos One



Deforestazione: salvare il Congo per salvare il clima


Se non arrestiamo il crescente tasso di deforestazione nella Repubblica Democratica del Congo, perderemo per sempre la battaglia del clima

Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima 3



(Rinnovabili.it) – La deforestazione è oggi la seconda tra le principali cause del cambiamento climatico. Il dibattito e l’informazione si concentrano prevalentemente sulla portata del fenomeno in Sud America o in Indonesia, ma è necessario tener conto di un preoccupante aumento del tasso di disboscamento in Africa centrale. Qui si trova infatti la seconda più grande foresta tropicale del mondo. Due terzi delle foreste rimaste in Africa crescono nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), coprendo 1.7 milioni di km quadrati: un terzo dell’Amazzonia. Gli alberi di questo polmone verde sono in grado di catturare un quarto dell’anidride carbonica sequestrata da tutte le foreste tropicali sul pianeta.
Storicamente, la copertura forestale in Africa centrale è stata relativamente stabile e l’approccio passivo della RDC era sufficiente. Tuttavia, gravi minacce sono comparse di recente: una crescente domanda di infrastrutture e produzione agricola, e l’aumento degli investimenti esteri in seguito a una maggiore stabilità politica del Paese.

Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima 2Alla luce di queste nuove pressioni, uno studio pubblicato su Plos One ha cercato di valutare se un prosieguo dello status quo sarà in grado di garantire la conservazione delle foreste e lo stoccaggio del carbonio in futuro. Sono state analizzate le serie storiche della perdita di foresta nel Paese e sviluppato un modello per simulare il trend di deforestazione nel corso dei prossimi 35 anni.
I risultati suggeriscono che, senza mutamenti del contesto, la deforestazione nella RDC potrebbe raggiungere i 5.400 km quadrati l’anno entro il 2050, un tasso simile a quello del Brasile di oggi. Simili prospettive aprono a scenari catastrofici: gli scienziati prevedono un aumento delle emissioni del 60% (3,8 miliardi di tonnellate), pari a 23 milioni di nuove auto per le strade ogni anno. La futura crescita delle attività agricole, però, genera preoccupazioni anche maggiori: le emissioni di carbonio potrebbero infatti raddoppiare rispetto alle proiezioni dei trend storici.
Deforestazione fermare il Congo per salvare il clima -
Urge, perciò, una reazione immediata. Le opzioni politiche e la loro efficacia sono state mappate dai ricercatori. Uno sforzo della Repubblica Democratica del Congo si è concretizzato nel piano per ridurre le emissioni da deforestazione e degrado forestale (REDD +). Questa strategia mira a ridurre il disboscamento illegale, ampliare le aree protette, stabilire una zonizzazione per l’utilizzo del territorio e aumentare le pratiche forestali sostenibili. Secondo gli esperti, se attuata con efficacia, potrebbe dimezzare la perdita di foreste entro il 2050.
Il destino delle foreste tropicali dell’Africa centrale avrà un enorme impatto sul cambiamento climatico globale. Eppure, se i tassi di deforestazione continuano a salire, la ricerca e le azioni di conservazione restano al palo. Manca una conoscenza approfondita sui dati relativi alla deforestazione e alle emissioni. Questi problemi, secondo il team di ricercatori, richiedono attenzione immediata dalla comunità internazionale, soprattutto durante la COP 21 di Parigi. Se non riusciremo a proteggere le foreste tropicali con un patto sul clima andrà persa una grande opportunità, forse l’ultima, per rallentare il cambiamento climatico globale.

28 Agosto 2015
http://www.rinnovabili.it/ambiente/deforestazione-congo-salvare-clima-333/









28 agosto 2015

VIZZINI. I FORESTALI RESTANO SUL PIEDE DI GUERRA. I LAVORATORI SI DICONO PRONTI AD OCCUPARE L'AULA CONSILIARE SE NON RICEVERANNO CERTEZZE SUL LORO FUTURO.


Ricevo e pubblico
da Giombattista Aidone



Cliccare per ingrandire



Notizia correlata:









 

SOFTWARE IMPAZZITO ALL'INPS: MIGLIAIA DI DISOCCUPATI SENZA SUSSIDIO. DISOCCUPATI IN ATTESA DEL SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE RIMANGONO SENZA SOLDI




Software impazzito all'Inps: migliaia di disoccupati senza sussidio


Disagi causati dall'aggiornamento del sisitema informatico: mesi di arretrati e domande rigettate erroneamente


Basta poco per lasciare migliaia di lavoratori senza un euro. È sufficiente che la macchina burocratica dell'Inps decida di fare un aggiornamento del software per far sì che i disoccupati in attesa del sussidio di disoccupazione rimangano senza soldi.


Il caos è stato generato dal cambiamento del sistema informatico dovuto al Jobs Act, che ha introdotto nuove regole per ottenere il sussidio. A quel punto è scattato il disastro: ritardi, lettere che non arrivano, domande respinte quando hanno i requisiti per essere accolte. Sulla pagina utente dell'Inps di Francesco, che aspetta da maggio di ottenere la risposta e ha deciso di raccontarci la sua Odissea, risulta l'invio di un "pin italiano richiesto da internet" in data 4 settembre 2015. Insomma, o per qualche strana magia i dipendenti dell'Inps sono riusciti a fare qualcosa nel futuro, oppure - effettivamente - il sistema informatico è in tilt.
Questo si riflette su tutta la trafila della domanda per il sussidio. Francesco ha presentato la sua in ordine, ma nessuno si è fatto vivo per tre mesi. Dopo un primo sollecito a luglio, quando ieri ha alzato il telefono e ha chiesto delucidazioni sulla sua pratica, si è sentito rispondere che era ancora troppo presto. Tre mesi, insomma, sarebbero troppo pochi per l'Inps per dare una risposta. Dopo qualche ulteriore ricerca nel server, l'operatore telefonico è riuscito a rintracciare la pratica, in realtà già terminata da chissà quanto e dispersa nei meandri del software impazzito.
Ma anche la risposta ha rivelato una sorpresa: domanda respinta per mancanza di contributi sufficienti negli ultimi 4 anni. Peccato che Francesco abbia versato più di 70mila euro euro negli ultimi 4 anni. Quindi sufficienti per ottenere il sussidio. Cosa è successo allora? "Probabilmente un errore - dice - ora mi toccherà fare un ricorso. È incredibile, uno attende 3 mesi di sapere che ne sarà del suo sussidio e poi la pratica è sbagliata". Il motivo, a sentire i responsabili degli uffici dell'Inps, sarebbe l'eccessiva laboriosità dei programmi che sono rimasti bloccati per lungo tempo. E che non funzionano bene nemmeno ora.
Infatti, se si va a vedere sul portale Inps di Francesco ciò che emerge dà ragione a lui: i contributi sono stati versati. Un dato, quindi, che l'Inps ha già in memoria e che Francesco ha nuovamente documentato quando ha presentato la richiesta. Eppure, nella burocrazia italiana, non basta. Nemmeno aver allegato l'estratto del montante contributivo, scaricato dallo stesso sito dell'Inps (che dimostra i contributi versati), è stato sufficiente per evitare l'errore.
"È tutto in panne - aggiunge Francesco - adesso devo attendere una lettera che ufficializzi il rigetto della domanda per il sussidio di disoccupazione. Mi hanno detto che è stata inviata il 15 di agosto. Vi sembra credibile che all'Inps abbiano lavorato a Ferragosto, che poi quest'anno cadeva di sabato?".
Praticamente impossibile. Ma forse nel parapiglia dei sistemi burocratici italiani, anche quello che appare improbabile diventa realizzabile. Come portare avanti delle pratiche con un sowtware impazzito, lasciando senza risposta (e senza assegni) migliaia di precari e disoccupati che aspettano i soldi per tirare avanti.

28 Agosto 2015
 il Giornale, ultime notizie








MARTEDI' 1 SETTEMBRE A FICUZZA SI PARLERA' DI AMBIENTE, FORESTALE E LAVORATORI FORESTALI



Dalla pagina facebook
della Flai Cgil Pioppo



Si parlerà di Ambiente, Forestale e Lavoratori Forestali.
Flai Cgil: Non mancate!...














LA NUOVA PROTESTA DEI FORESTALI DEL NISSENO. «ARRETRATI E RITORNO AL LAVORO». SI TEME ANCHE PER L'NDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE


La nuova protesta dei forestali «Arretrati e ritorno al lavoro»


Ieri mattina il «sit-in» nella sede provinciale dell'Azienda foreste dei lavoratori che attendono il completamento dei turni del 2015


 http://ars.telpress.it/news/2015/08/27/201508270021751897921.JPG

Protesta di un gruppo di forestali che ieri mattina si sono recati nella sede provinciale dell'Azienda foreste demaniali della Regione Siciliana di via Gibil Gabib per rivendicare il pagamento dell'ultima tranche di lavoro di 14 giorni, che attendono ormai da mesi, e per chiedere il completamento dei turni di lavoro del 2015. Una trentina i lavoratori addetti alla manutenzione forestale, quasi tutti di San Cataldo, sono scesi dunque sul piede di guerra, esasperati dai ritardi ormai cronici della Regione e timorosi di non poter completare i turni annuali previsti per le tre fasce (151,101 e 78 giorni) con la conseguenza di veder sfumare anche le indennità di disoccupazione.
http://ars.telpress.it/news/2015/08/27/201508270021751897920.JPG «La cosa che più ci preme - sottolinea il portavoce del gruppo Claudio Falzone - è di tornare prima possibile al lavoro per completare i turni e garantire così anche la disoccupazione. Pazienza se non vi è sicurezza sui tempi dei pagamenti, la priorità è quella. Quest'anno stiamo vivendo nella massima incertezza ed è arrivata l'ora che venga fatta chiarezza perché non si possono lasciare centinaia di famiglie in queste condizioni. Ci sentiamo abbandonati specie dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, che non hanno saputo perorare la nostra causa». Nel Nisseno, si contano forestali divisi in tré fasce (centocinquantunisti, centounisti e settantottisti) distribuiti in quattro distretti (Zona Nord, Zona Sud, Vallone e Mazzarino); questa'anno, i centocinquantunisti hanno portato a casa 65 giorni di lavoro e i centounisti appena 14, mentre i settantottisti non sono stati addirittura ancora impiegati. Giunti alla fine di agosto, è chiaro che le loro paure comincino ad essere più che fondante e il loro malessere si manifesti. Alle loro preoccupazioni ha provato a rispondere Pietro Moccia, uno dei dirigenti provinciali dell'Azienda foreste demaniali: «Per quanto riguarda il lavoro di competenza dei nostri uffici - ha spiegato - abbiamo fatto e facciamo tutto quanto è in nostro potere per sbloccare la situazione; il nostro dirigente capo ha più volte sollecitato il pagamento delle spettanze, che ci auguriamo possano essere pagate al più presto. Per il completamento dei turni, invece, abbiamo lavorato in maniera serrata sino a Ferragosto per presentare i progetti, uno per un ammontare di SOOmila euro circa e un altro di oltre 1 milione di euro, al Dipartimento Sviluppo rurale e territoriale dell'assessorato regionale all'Agricoltura per garantire il ritomo al lavoro. Tutto sta ora alla Regione e alla disponibilità dei fondi». Una problematica quella dei forestali che probabilmente si avvia verso una fase critica di cui la protesta di ieri potrebbe essere solo un'avvisaglia, specie se si considera che, diversamente da un tempo, a causa della crisi, questo impiego costituisce l'unica fonte di reddito per un numero elevato di famiglie, che garantisce introiti annui che vanno dai 13mila euro lordi circa (disoccupazione compresa) per i centocinquantunisti ai 6mila euro lordi circa per i settantottisti. 
SALVO MILAZZO

27 Agosto 2015








27 agosto 2015

PALERMO. INCENDIO MINACCIA VILLE A PIZZO SELLA, VIGILI DEL FUOCO IN AZIONE PER TUTTA LA NOTTE


Incendio minaccia ville a Pizzo Sella
Vigili del fuoco in azione per tutta la notte





Cronaca - Sono state necessarie quattro ore per avere ragione delle fiamme partite dalla via Spinasanta. Terrorizzati i residenti che hanno preso d'assalto il centralino dei pompieri. L'ipotesi seguita dagli investigatori della Polizia è che sia di matrice dolosa

Sono state necessarie quattro ore per avere ragione delle fiamme divampate a Pizzo Sella. L'incendio, partito dalla via Spinasanta, ha divorato la vegetazione della collina che sovrasta Mondello. Un vasto fronte di fuoco visibile a centinaia di metri, che terrorizzato i residenti. Il centralino dei vigili del fuoco è stato preso d'assalto e dalla mezzanotte fino alle 4 del mattino i pompieri hanno contrastato l'avanzata delle fiamme. 

Un intervento complesso perché di notte non possono volare i mezzi aerei antincendio. Adesso la situazione è tornata sotto controllo. L'ipotesi è che l'incendio sia di origine dolosa: secondo una prima ricostruzione della polizia sarebbero state appiccate da due uomini a bordo di uno scooter che sarebbero fuggiti.

27 Agosto 2015
http://palermo.meridionews.it/articolo/36242/incendio-minaccia-ville-a-pizzo-sella-vigili-del-fuoco-in-azione-per-tutta-la-notte/








RANDAZZO: I FORESTALI NON PERDERANNO GIORNATE DI LAVORO. E’ LA RASSICURAZIONE CHE IL DIRIGENTE DELL’AZIENDA FORESTE DEMANIALI, ANTONINO DE MARCO


Randazzo: “I forestali non perderanno giornate di lavoro”



“I lavoratori forestali quest’anno non perderanno giornate di lavoro”. E’ la rassicurazione che il dirigente dell’Azienda foreste demaniali, Antonino De Marco, ha fornito al presidente del consiglio comunale di Randazzo, Nino Grillo, recatosi ieri mattina nella sede di Catania dell’Azienda, assieme a quattro lavoratori di Randazzo che hanno manifestato per protestare contro la loro improvvisa sospensione dal lavoro. “De Marco – riferisce Grillo – ci ha assicurato che nel più breve tempo possibile saranno riavviati al servizio coloro che debbono svolgere 151 giornate di lavoro l’anno. Subito dopo i 101 isti. De Marco, non lo ha confermato, ma ha fatto intendere, che anche coloro che svolgono 78 giornate l’anno non rischiano alcunché”. Preso atto che le giornate di lavoro sono al sicuro, restano da capire i motivi delle sospensioni che tanto preoccupano i lavoratori. “De Marco – ha continuato Grillo – ci ha detto di aver presentato le perizie di lavoro nei tempi previsti. Il problema è sempre lo stesso, la mancanza di liquidità da parte della Regione che, alla fine, le perizie deve approvare”. “Questo però – conclude Grillo – comporterà solo ritardi e il rischio di qualche sospensione temporanea dal lavoro. Ci è stato assicurato che nessuno perderà giornate”. E ieri sera il presidente ha spiegato tutto ciò ai lavoratori, nuovamente riuniti nella sala consiliare del palazzo comunale. Alla fine allarme e stato di agitazione sono rientrati, con i lavoratori che, però, hanno chiesto di nuovo con forza il riordino del settore, affinché il loro lavoro diventi sicuro e produttivo, evitando i timori che tagli improvvisi alla spesa regionale mettano a rischio gli stipendi con cui vivono. 
Gaetano Guidotto 
Fonte “La Sicilia” del 26-08-2015


 26 Agosto 2015
http://www.bronte118.it/?p=39503





Notizia correlate:


Lavoro: forestali Catania nel caos. Sono senza stipendio, nè impiego. Oggi a Catania, i sindacalisti incontreranno il responsabile dell’Azienda Regionale Foreste di Catania, Nino De Marco









PIANO PER IL RILANCIO DEL SUD, LA SICILIA METTE SUL TAVOLO PROGETTI PER 28 MILIARDI. CARISSIMI, IL RILANCIO DEVE RIPARTIRE CON I LAVORATORI FORESTALI, NON CON LE BRICIOLE MA CON UN LAVORO PIU' DIGNITOSO


INFRASTRUTTURE
Piano per il rilancio del Sud, la Sicilia mette sul tavolo progetti per 28 miliardi


di Riccardo Vescovo

Aperto il confronto con il ministro Delrio per individuare le priorità su cui puntare


infrastrutture, regione, Sicilia, Sicilia e Regione


PALERMO. La statale 120, raccontano dalla Regione, da Cerda conduce fino a Catania e attraversa il cuore dell’Isola, tra santuari e contrade dove si sviluppa la vera economia agricola. Il sogno è di restituirle quella centralità che la renderebbe pure percorso ideale per i turisti che vogliono scoprire le meraviglie della Sicilia. La statale 120 rappresenta solo un piccolo tassello dei 14 mila chilometri di strade secondarie e provinciali stimati dai tecnici, su cui il governo regionale intende investire sfruttando l’occasione irripetibile offerta dal governo nazionale: un piano da ottanta miliardi per il Sud, di cui una ventina chiesti dalla Sicilia, per rilanciare edilizia e ambiente, cultura e turismo, con l’unico obiettivo di fare ripartire l’occupazione.
Erano stati i dati dello Svimez a mettere in allarme il governo: in Sicilia quasi una famiglia su due è a rischio povertà mentre il 72 per cento guadagna meno di 12 mila euro l’anno. Così il governo Renzi ha annunciato il piano di investimenti e sta incontrando i rappresentanti di tutte le regioni. Ieri è toccato alla Sicilia illustrare i propri progetti. Al tavolo col ministro Graziano Delrio c’erano il presidente della Regione, Rosario Crocetta, l’assessore Giovanni Pizzo e il dirigente generale Fulvio Bellomo. Il maxi-piano ammonta a 28 miliardi, di cui quattro già disponibili e altri 24 necessari alla Regione per definire decine di progetti quasi tutti in fase avanzata, tra progettazioni e aggiudicazioni.

27 Agosto 2015
http://gds.it/2015/08/27/piano-per-il-rilancio-del-sud-la-sicilia-mette-sul-tavolo-progetti-per-28-miliardi_400935/





Gent.mi Governatori, On.li, Ministri, 
i lavoratori forestali, categoria più anziana non stabilizzata, sono in attesa di un lavoro più dignitoso e più duraturo.
Riparte con i lavoratori del comparto forestale il rilancio!




http://forestaliantincendiosicilia.blogspot.it/


Se poi ci volete stabilizzare è ancora meglio!










 

26 agosto 2015

IL GOVERNO CROCETTA, IN POCO MENO DI UN ANNO E MEZZO È RIUSCITO A FARSI SOFFIARE PIÙ DI UN MILIARDO. CHE I SICILIANI NON VEDRANNO PIÙ



Ritardi, errori e cause perse
Come Crocetta ha buttato più di un miliardo

di Accursio Sabella



crocetta, fondi pac, formazione, regione, soldi, sprechi

La lentezza nella spesa dei Fondi Pac farà tornare a Roma 273 milioni per il 2015 e 800 milioni nel triennio. Soldi che sarebbero serviti per il Piano giovani e le infrastrutture dell'Isola. Persi anche i soldi destinati ai Beni culturali, mentre incombono sulla Regione mega ricorsi. Nella Formazione le sentenze del Tar costeranno 62 milioni. E un anno fa, il governatore rinunciò pure ai contenziosi con lo Stato.

PALERMO - Più di un miliardo in fumo. Tra ritardi ed errori. Paradossi e strafalcioni amministrativi. Soldi buttati tra rinunce e cause perse. Fondi Pac, somme per i beni culturali, per le strade, per la Formazione, per l'ammodernamento dell'Isola. Il governo Crocetta, in poco meno di un anno e mezzo è riuscito a farsi soffiare più di un miliardo. Che i siciliani non vedranno più. Nei mesi in cui si parla di tagli e sacrifici. Di trasferimenti necessari a chiudere un bilancio complicatissimo. Mentre si butta la croce sulla burocrazia regionale. Mentre si parla, dopo tre anni di legislatura, di spostamenti e trasferimenti che risolveranno finalmente i problemi. Mentre lo stesso presidente minimizza i disastri di un governo che ha cambiato in questi tre anni 37 assessori e ne prepara a nominare un altro. E ha compiuto ripetuti valzer di dirigenti generali. Rendendo gli assessorati immobili, incapaci di spendere e programmare. Condannati a vivere “alla giornata”, in attesa del nuovo avvicendamento, della nuova nomina.
 
I fondi Pac tornati a Roma
 

I primi giorni di aprile il direttore generale dell'Agenzia per la Coesione Territoriale Maria Ludovica Agrò scrive al presidente della Regione Crocetta, al suo capo di gabinetto Giulio Guagliano e alle Autorità di gestione per la programmazione del Fondo sociale europeo e del Fondo per lo sviluppo rurale. Come abbiamo raccontato in un numero del mensile S del maggio scorso, nella nota del dirigente dello Stato si fa riferimento alla “individuazione delle risorse Pac oggetto della riprogrammazione”. In pratica si parla dei soldi che il governo centrale “sottrarrà” alla Sicilia, in ritardo per la spesa dei Fondi del Piano di azione e coesione. Il governo Renzi, con la legge di stabilità ha deciso infatti di assegnare tre miliardi e mezzo alle aziende per contribuire gli sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato. Per reperire quei soldi, l'esecutivo centrale ha deciso di utilizzare le somme “non ancora impegnate alla data del 30 settembre 2014”. E il ritardo della Regione è enorme.
Degli oltre due miliardi destinati alla Sicilia, infatti, al 30 settembre del 2014 non era stato speso più di 1,6 miliardi di euro. Ma lo Stato all'Isola farà uno sconto, salvaguardando una fetta dei finanziamenti in qualche modo impegnati entro la fine dell'anno solare o quelli per i quali era stato avviato l'iter. Così, solo per il 2015, la cifra che la Sicilia è riuscita a farsi scappare ammonta a 273 milioni. Di questi, ben 112 milioni erano quelli destinati al “Piano giovani”.

Ma il “danno” per i siciliani non si limita a quei 273 milioni. E non riguarda solo il 2015. Altri 66 milioni sono stati persi per quanto riguarda il 2016, 307 milioni per il 2017 e oltre 153 milioni per il 2018. Un totale di 800 milioni di euro. Destinati, tra le altre cose, anche alle infrastrutture siciliane (tra gli interventi previsti anche quelli destinati al completamento dell'autostrada Siracusa-Gela), all'ammodernamento dell'Isola (compresa la diffusione della banda larga), alle scuole e agli asili nido.

 
Addio ai soldi per i beni culturali
 

Ma non solo fondi Pac. Due giorni fa il quotidiano Repubblica dà la notizia della perdita di 22 milioni di euro che l'Europa aveva destinato al recupero di alcuni importanti siti culturali siciliani. L'assessore Antonino Purpura si è difeso: l'assessorato ai beni culturali, nonostante gli oltre 3 mila dipendenti, manca di "tecnici", e necessiterebbe di esterni, mentre quei progetti sarebbero stati ereditati dal precedente assessore Maria Rita Sgarlata (che smentisce questa affermazione, attaccando Purpura) in condizioni critiche e già in grave ritardo. A prescindere dalle responsabilità, però, i soldi sono tornati indietro con un decreto del governo centrale. E adesso anche i privati che avevano investito in quei progetti si preparano a far piovere sull'assessorato i ricorsi.
Una situazione che, per certi aspetti, è simile a quella che deriva da un recente sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta, pronunciandosi su un ricorso avanzato da un gruppo di aziende che si occupano della gestione di siti culturali e museali, ha ritenuto “illegittima” la revoca, da parte del governo Crocetta, di un mega-bando voluto dall'esecutivo di Raffaele Lombardo. Gare per i “servizi aggiuntivi” nei musei, bandite nel 2010 e aggiudicate già nel 2012. Per milioni di euro. Ma il governo Crocetta alla fine del 2013 ha deciso di fermare tutto: quelle gare, secondo il presidente, erano viziate dall'assenza di una norma sugli appalti: quella che imponeva l'obbligo del “conto corrente dedicato”. Una norma regionale approvata due anni prima che, secondo Crocetta, doveva rappresentare un argine alla possibile infiltrazione di Cosa nostra e della criminalità organizzata in quel settore. Una scelta seguita dall'intenzione, manifestata dal governatore, di inviare i tanti precari siciliani nei siti culturali dell'Isola. Ma per la Corte costituzionale, la revoca di quelle gare è illegittima. Per un anno e mezzo, così, alcune tra le più grandi società che si occupano di cultura in Sicilia e in Italia sono rimaste “al palo” nonostante avessero vinto un bando pubblico. E adesso sono pronte a presentare al governo Crocetta una richiesta di risarcimento milionario. Persino difficile da quantificare.

 
Le cause perse nella Formazione
 

E il governo dovrà sborsare ancora un bel po' di milioni a causa degli interventi apparentemente “moralizzatori” operati nel settore della Formazione professionale. Perché nel frattempo sul governo Crocetta continuano a piovere sentenze dei tribunali amministrativi sfavorevoli all'amministrazione regionale. Se tutto andrà male, la Regione sarà costretta a reperire altri 62 milioni di euro. Dei 339 milioni del “Piano giovani”, la maggior parte (310 milioni) riguarda il finanziamento dei corsi ex Avviso 20, oltre che dei tirocini formativi dei ragazzi. Ma quella voce, scrive il governo regionale in una recente delibera, va modificata. “Le diverse pendenze giudiziarie – si legge infatti - potrebbero portare a un maggiore fabbisogno finanziario di euro 62,7 milioni e a una rideterminazione complessiva di 372,7 milioni di euro”. Dove e come verranno recuperati questi soldi, invece, non è molto chiaro. Intanto, come detto, le sentenze continuano a dare torto al governo Crocetta. Solo l'ultima, quella che ha dato ragione al Cefop sulla cessione al Cerf costerà alla Sicilia circa 32 milioni di euro. Altri 16 milioni andranno invece restituiti a enti inizialmente privati dell'accreditamento, poi restituito dai giudici amministrativi. E altri 14 milioni “ballano” per cause ancora pendenti.
 
La rinuncia ai contenziosi
 

Un quadro desolante. Al quale va aggiunto ovviamente il caso più eclatante. Era il giugno del 2014 e il governatore si recava al Ministero dell'Economia accompagnato dall'allora assessore Roberto Agnello (che sarebbe rimasto in giunta appena sei mesi da quel momento) per firmare un accordo con lo Stato che avrebbe “salvato” i conti della Regione. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, - questo il testo dell'accordo - tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Una decisione che ha consentito di reperire circa 530 milioni (ancora da incassare interamente, tra l'altro), ma che si è subito tradotta in un autogol. La Corte costituzionale, infatti, con una sentenza depositata il 17 aprile ha riconosciuto alla Sicilia (e alle altre Regioni a Statuto speciale che avevano avanzato un analogo ricorso) il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull'energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. Entrate legittime, alle quali il governo ha già deciso di rinunciare. Insieme a quelle che eventualmente scaturiranno da nuove pronunce favorevoli all'Isola. Un lusso che la Sicilia dei ritardi, degli errori e degli strafalcioni non può permettersi. 

26 Agosto 2015
http://livesicilia.it/2015/08/26/ritardi-errori-e-cause-perse-come-crocetta-ha-buttato-piu-di-un-miliardo_658225/











INCENDIO A CINISI, LE FIAMME MINACCIANO RIPETITORI TV



Incendio a Cinisi, le fiamme minacciano ripetitori tv


Un vasto incendio divampato in contrada Scaletta nella zona dove sono installate le antenne della Rai e di altre televisioni regionali


Incendio a Cinisi, le fiamme minacciano ripetitori tv

Vigili del fuoco in azione a Cinisi per un vasto incendio divampato in contrada Scaletta nella zona dove sono installate le antenne della Rai e di altre televisioni regionali. Le fiamme sono molto alte e ben visibili dall'autostrada. Decine le telefonate sono arrivate alla sala operativa dei vigili del fuoco. In questi giorni, dopo un periodo di tregua, le temperature si stanno alzando e ritornato gli incendi. La scorsa notte i pompieri sono intervenuti nella zona di Misilmeri, Carini, Monreale e Partinico.

26 Agosto 2015
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/08/26/news/incendio_a_cinisi_le_fiamme_minacciano_ripetitori_tv-121659571/









OGGI PRESSO LA SEGRETERIA REGIONALE DEL SIFUS-CONFAEL SI E' SVOLTA LA CONFERENZA STAMPA. ECCO L'ESITO


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale del Sifus-Confael
Maurizio Grosso











CORPO FORESTALE DELLO STATO, A CHI GIOVA SOPPRIMERLO?



Corpo forestale dello Stato, a chi giova sopprimerlo?



La frana di Courmayeur


So di dire una cosa ovvia, ma per tutelare l’ambiente un Paese deve avere delle buone leggi e un efficiente apparato di applicazione e di controllo.
Delle leggi abbiamo già più volte parlato ed è inutile riaprire la polemica sui cosiddetti “ecoreati.
Quello che, invece, sta passando sotto silenzio è l’assurdo tentativo in atto di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato (Cfs) e cioè l’unico[1] corpo nazionale di polizia giudiziaria specializzato, anche con proprie strutture tecniche, in settori delicatissimi e fondamentali quali la tutela dell’ambiente, del patrimonio boschivo e degli animali, la lotta all’abusivismo, il rispetto della convenzione Cites sulle specie protette, le indagini sugli incendi boschivi ecc.; una competenza che si acquisisce dopo anni di duro lavoro ed apprendimento con corsi tenuti dai migliori esperti nazionali e con l’esperienza quotidiana sul territorio[2]. A tal punto che recentemente erano stati costituiti, con ottimi risultati, nuclei del Cfs all’interno delle Procure della Repubblica, alle dirette dipendenze dell’Autorità giudiziaria.

Ma allora perché sopprimerlo? E a chi giova la sua soppressione? Ma soprattutto: perché, con pochissime eccezioni, questo fatto gravissimo sta passando sotto silenzio? Dove sono tutti quei parlamentari e quelle associazioni che hanno rivendicato la “svolta storica” degli “ecoreati” ed hanno promesso “da oggi mai più Terra dei fuochi”, adesso che si sta eliminando, zitti zitti, il più importante (insieme al Noe dei Carabinieri) strumento operativo per l’applicazione ed il controllo della normativa ambientale? Perché nessuno organizza petizioni e sit-in in Parlamento?
In realtà, la soppressione del Cfs sembra funzionale a chi ritiene che la tutela dell’ambiente possa essere sacrificata sull’altare della crisi economica ed occupazionale per promuovere la “crescita”.
La stessa logica, peraltro, che, già nel 2012, spinse il governo dei Professori ad inserire nel decreto legge n. 5 del 9 febbraio un ineffabile art. 14, intitolato “Semplificazione dei controlli sulle imprese”, la cui ratio dichiarata era di limitare al massimo i controlli sulle imprese al fine di recare alle stesse “il minore intralcio” possibile; raggiungendo l’apice quando stabiliva che i controllori devono adeguarsi al principio di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità” (principio fortunatamente soppresso dalla legge di conversione). Ma il messaggio agli organi di controllo pubblico è rimasto: in questo momento di difficoltà economica, le imprese devono essere lasciare in pace e meno controlli si fanno meglio è. Tanto è vero che lo stesso articolo, nella stesura definitiva, non invitava le imprese a collaborare con i controllori pubblici, ma si rivolgeva a questi ultimi affinché fossero loro a “collaborare” con gli imprenditori, senza dire come.
Oggi, più direttamente, si sopprimono i controllori pubblici.
Fortunatamente, come di recente sul suo sito ha rilevato Maurizio Santoloci, se si interviene subito c’è ancora un certo spazio di manovra per evitare questo disastro.
Infatti, la legge non decreta tassativamente la soppressione del Cfs ma, sotto il titolo “Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato“, demanda ad un decreto governativo delegato  il compito di “riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, ferme restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e dell’unitarietà delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale“.
Si parla cioè solo di “riorganizzazione” e di “eventuale” assorbimento del Cfs in altra Forza di polizia.
E’, quindi, ancora possibile, se l’assorbimento è solo “eventuale”, evitare la soppressione del Cfs provvedendo ad una sua riorganizzazione funzionale, possibilmente in sintonia con il Noe dei CC., ma senza alcun assorbimento.
Sarebbe certamente un bel segnale per il popolo inquinato.

[1] Ovviamente, non va dimenticato che esiste e fa anch’esso un prezioso lavoro, anche il Noe (Nucleo Operativo Ecologico) dei CC. ma si tratta di uno specifico nucleo inserito nel contesto dell’Arma dei carabinieri, con competenze solo sulla normativa ambientale
[2] Il Cfs non ha niente a che vedere con gli operai “forestali” delle Regioni anche se qualcuno continua a fare confusione.
di Gianfranco Amendola 

25 Agosto 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/25/corpo-forestale-dello-stato-a-chi-giova-sopprimerlo/1980641/



NOTIZIE CORRELATE:


IL MINISTRO MADIA: ADDIO AL CORPO FORESTALE, LE FORZE DI POLIZIA DIVENTANO 4. LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO HA DATO IL SUO OK ALL'EMENDAMENTO 

CORPO FORESTALE: M5S, NO ALLO SMANTELLAMENTO! 

CORPO FORESTALE, BRAMBILLA: INVECE DI ABOLIRLO GOVERNO LO POTENZI. RIASSORBIRE LA FORESTALE IN ALTRI CORPI DI POLIZIA SIGNIFICA DISPERDERE PROFESSIONALITÀ PREZIOSE 

LA FORESTALE CHE SERVE ALL’ITALIA. LA RIFORMA PROPOSTA DALLA CGIL NO ALL'ACCORPAMENTO, È NECESSARIO CAMBIARE ORGANIGRAMMI, MODALITÀ E CONSUETUDINI 

LE GUARDIE FORESTALI RIMANGONO IN SICILIA E SCOMPAIONO IN LOMBARDIA. KARL ZELLER (SVP) E LA MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO

LEGGE STABILITA' 2014, EMENDAMENTO PER LA SOPPRESSIONE DEL CFS   

TRA LE NORME DELLA BOZZA DI RIORDINO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE C'E' QUELLA CHE PREVEDE IL RIASSORBIMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO E DELLA POLIZIA   

UGL FORESTALI: IL CORPO FORESTALE DELLO STATO VERRA' ABOLITO E NESSUNO STA MUOVENDO UN DITO. L’ITALIA HA BISOGNO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO!

TAM TAM IN RETE CONTRO LA SOPPRESSIONE DELLA FORESTALE. "COSI' SI PENALIZZA IL NOSTRO PATRIMONIO NATURALISTICO" 




REGIONE UMBRIA. LETTERA APERTA DEL COMANDANTE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO GUIDO CONTI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

CORPO FORESTALE DELLO STATO. FLAI CGIL: NO AD ACCORPAMENTO, INOLTRE SIAMO FORTEMENTE PREOCCUPATI ANCHE PER IL FUTURO DEGLI OPERAI FORESTALI

SOPPRESSIONE DELLA FORESTALE, APPELLO ALLA POLITICA

GUARDIA FORESTALE: SARÀ ASSORBITA DALLA POLIZIA MA MANTERRÀ LE SUE COMPETENZE

CAPOGRUPPO DI FI DEL FVG RICCARDO RICCARDI: SCIOGLIERE IL CORPO DEI FORESTALI SIGNIFICA APRIRE UNA BRECCIA NELLA NOSTRA SPECIALITÀ. UNA SPECIALITÀ VIRTUOSA, PERCHÉ I NOSTRI 263 FORESTALI NON SONO I 27 MILA DELLA SICILIA. PERDONATELO, E' IN EVIDENTE STATO CONFUSIONALE COME IL SUO PARTITO!

VALDIERI/ SALVIAMO IL CORPO FORESTALE DELLO STATO. PAOLO CHIARENZA - CONSIGLIERE COMUNALE: IL CORPO FORESTALE DELLO STATO NON HA NULLA DA SPARTIRE CON LE MIGLIAIA DI OPERAI FORESTALI DI CUI AGLI SCANDALI EMERSI IN CALABRIA E IN SICILIA

FORESTALE, NO ALL'ACCORPAMENTO CON I CARABINIERI

OK IN COMMISSIONE ALL’ACCORPAMENTO DELLA FORESTALE E AL 112 NUMERO UNICO PER LE EMERGENZE. VIA LIBERA ANCHE ALL’ASSORBIMENTO, SEPPURE EVENTUALE, DELLA FORESTALE IN UN’ALTRA FORZA DI POLIZIA

CORPO FORESTALE, SCIPIO (UGL): ADERIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 15 LUGLIO - NO ALL’ACCORPAMENTO DEL CFS AI CARABINIERI

LE FUNZIONI INCENDI BOSCHIVI PASSEREBBERO DA FORESTALE A VIGILI DEL FUOCO. QUESTA E' L'ULTIMA MINCHIATA DEL PD DI RENZI, DELL'UDC DI D'ALIA, DELL'NCD DI ALFANO ECC...CHI PUO' FERMARE QUESTI PAZZI INCOMPETENTI?

SCANDALOSO. RIFORMA PA, ADDIO AL CORPO FORESTALE. OK AL RIORDINO DEI CORPI DI POLIZIA. ADESSO È UFFICIALE: I MEZZI, LE RISORSE E IL PERSONALE DEL CORPO FORESTALE CON FUNZIONI ANTINCENDIO PASSERANNO SOTTO I VIGILI DEL FUOCO

I FORESTALI NON VOGLIONO MORIRE CARABINIERI

ADDIO AL CORPO FORESTALE DELLO STATO: AL SENATO APPROVAZIONE DEFINITIVA PER IL DDL MADIA LA BATTAGLIA SI SPOSTA SUI DECRETI ATTUATIVI. I SINDACATI MANIFESTANO: «VEDREMO IN AUTUNNO»

L’ADDIO AI FORESTALI E LA GUERRA DELLE DIVISE. DI ANTONIO SATTA. MILANO FINANZA

MIRACOLO DI AGOSTO. ANGELINO ALFANO: IL CORPO FORESTALE NON SARÁ SOPPRESSO MA SARÁ OGGETTO DI UNA RAZIONALIZZAZIONE




NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO




Non si cancellano con un tratto di penna 192 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato

Condividi questa petizione