25 agosto 2013

ANCORA FIAMME ALLA RISERVA DELLO ZINGARO


Ancora fiamme alla riserva dello Zingaro



di MASSIMO PROVENZA
CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Ancora fiamme nella riserva dello Zingaro. Dopo il tentato incendio di questa mattina, spento sul nascere, le squadre dei vigili del fuoco sono al lavoro per spegnere un altro rogo a Mazzo di Sciacca.

Gli uomini della Forestale nelle ultime ore sono intervenuti anche questa mattina per neutralizzare un tentativo di incendio nella Riserva naturale dello Zingaro. Si tratterebbe di un episodio di matrice dolosa, per cui si cerca di individuare i responsabili di quest’ennesimo atto scellerato. Una veicolare presente sul posto lo ha spento sul nascere. L'allarme in tutto il territorio rimane elevatissimo, in questa giornata di forte vento e gran caldo.

25 Agosto 2013





AI FORESTALI SONO STATE DIMINUITE LE GIORNATE


«Crocetta cancella la storia» Giuseppe Regalbuto:

«Comuni accorpati? Attacco alle nostre radici»



«Crocetta vuole cancellare la storia di tanti comuni che hanno contribuito alla crescita della Sicilia»: sono state queste la parole del presidente della IX commissione Urps Giuseppe Regalbuto che aggiunge: «Secondo il disegno di legge in questione non saranno solo le Province a scomparire per dare vita ai Liberi consorzi di comuni, ma il rischio incombe anche per i piccoli Comuni, quelli al di sotto dei 5.000 abitanti che, secondo il disegno di legge del presidente Crocetta, dovrebbero essere accorpati ai Comuni che si trovano vicino. La realizzazione di questo progetto violerebbe la Carta costituzionale: quello di Crocetta è un vero e proprio attacco alle nostre radici e all'intero sistema istituzionale su cui si basa la Regione».
«Con l'abolizione delle Province e con l'accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti - aggiunge Regalbuto - Crocetta e la sua Giunta continuano il loro percorso contro la democrazia, dove i cittadini sono costretti soltanto a subire, senza poter mai esprimere la loro opinione tramite il voto. Il Governo Crocetta costa sei volte di più rispetto alla Regione Lombardia, eppure i famigerati tagli hanno colpito e continueranno a colpire sempre e soltanto i più deboli, i meno fortunati, per i più piccoli».
Per Giuseppe Regalbuto finora, sono stati tagliati i contributi alle associazioni dei ciechi e dei sordi, mortificando la dignità di questi uomini e donne, le cui associazioni sono state uguagliate alle altre. I tagli hanno colpito, anche e soprattutto, gli operai dei cantieri di servizio, che già riuscivano a mala pena a sopravvivere, e i forestali, uomini impegnati a salvaguardare l'ambiente a costo pure della loro vita (due sono stati i morti nel 2012 a causa di incendi), ai quali sono state diminuite le giornate. Continuano, invece, ad essere pagati profumatamente gli esterni all'amministrazione, i quali costano alla Regione ben un milione l'anno».
F. G.

24 Agosto 2013 





SAN MICHELE DI GANZARIA (CT). BOSCO DI EUCALIPTUS PROTETTO DALLE SQUADRE ANTINCENDIO


Roghi dolosi: in fumo 10 ettari di macchia S. Michele di Ganzaria.

Le fiamme si sono spinte in contrada Miniolo, Vallone dell'Innamorato e Monte Zabaino

Le squadre anticendio al lavoro
foto lasicilia.it


La tregua sembrava che reggesse. Ieri pomeriggio, invece, un nuovo incendio si è sviluppato sul fronte nord-orientale della Montagna Ganzaria, in particolare su contrada Miniolo, Vallone dell'Innamorato e Monte Zabaino, che si staglia a circa 580 metri slm. L'area che è stata colpita è certamente tra le più belle e rappresentative del territorio sammichelese, un bel colpo d'occhio, poiché è un continuo alternarsi tra macchia mediterranea e natura incontaminata, tra frutteti ed uliveti, passando anche per le tracce indelebili di insediamenti archeologici. L'allerta incendio è stata lanciata nel primo pomeriggio, intorno alle 14. I roghi, molto probabilmente dolosi, sarebbero partiti dagli anfratti del Vallone dell'Innamorato, per divaricarsi in più direzioni. In cenere parecchi ettari in contrada Miniolo. Le fiamme, poi spinte dal vento di ponente ed alimentate dalle erbacce di stagione, sono giunte a ridosso del bosco di eucaliptus di Monte Zabaino, che è stato prontamente protetto dall'opera di delimitazione delle squadre antincendio della forestale.
Lungo il loro cammino, le fiamme, che in alcuni punti hanno raggiunto oltre i dieci metri d'altezza, hanno distrutto macchia mediterranea, roverelle, querceti e anche terreni coltivati a vigneti e uliveti. Le operazioni di spegnimento, che hanno coinvolto i forestali e i vigili del fuoco, si sono protratte fino a tarda sera, vuoi per l'ampiezza del fronte, vuoi per le difficoltà a causa dei terreni fortemente scoscesi. Le fasi iniziali si sono concentrate nel domare le fiamme all'interno del Vallone dell'Innamorato e nel bloccarle su Monte Zabaino. Successivamente gli operai si sono spostati a valle, per spegnere quei roghi che nel frattempo stavano distruggendo boschetti di querce e ginestre. Il bilancio finale riporta oltre dieci ettari di territorio andato in fumo. Durissima la condanna del sindaco, Gianluca Petta.
Martino Geraci

24 Agosto 2013





RAGUSA, LE PRIORITA'


Le priorità


Servizi e immagine. Sono i due punti su cui battere per dare ai turisti un'immagine positiva della città. Ecco, quindi, l'avvio dell'"originale" quanto mai insolito progetto di ideare dei costumi d'epoca che faranno da divisa ai custodi dei bagni pubblici dell'ex Palazzo delle Poste, in pieno centro storico, attualmente in fase di "studio" da parte dell'esperto del Centro storico, dott. Franco Vanella, ed anche il raggiunto accordo con la forestale di Ragusa per garantire la manutenzione, la scerbatura e la vigilanza diurna dei tre parchi cittadini di Monserrato, San Giuseppe ‘U Timpuni e Parco del Dirupo Rosso, oltreché delle scuole di proprietà comunali: le scuole medie "De Amicis", "Giovanni Falcone", "Carlo Amore", le scuole materne di "Treppiedi Nord" e "Treppiedi Sud".
Insomma, l'occhio vuole la sua parte, ma non si tratta soltanto di estetica, visto che i parchi sono stati per tanto tempo in degrado, abbandonati a se stessi e in balia di vandali che ne hanno distrutto sedili e bambinopoli, per cui è anche una questione di servizi oltreché di immagine. "L'accordo stipulato con la forestale - ha detto il sindaco, Ignazio Abbate - tende a valorizzare e a riqualificare aree comunali per renderle fruibili ai cittadini e ai turisti".
V. R.




24 Agosto 2013




24 agosto 2013

FORESTALE, SCUOLA E FORMAZIONE SONO TRE SETTORI CHE NON ASSICURANO PIU'


L'emergenza occupazione

Parla il direttore dell'Ufficio provinciale del Lavoro, Cortese: «Situazione allarmante, che si aggrava giorno dopo giorno»


Settori in crisi
Forestale, scuola e formazione professionale 
sono tre settori che non assicurano più, 
a causa dei «tagli», il numero di posti del passato. 
Nella foto l'Ufficio del Lavoro



Giuseppe Scibetta
«Quello del 2013 potrebbe trasformarsi in un "autunno tragico" per l'occupazione della nostra provincia»: è questa la grande preoccupazione del direttore dell'Ufficio del Lavoro dott. Claudio Cortese che dalla sua postazione di via Sallemi si ritrova a dover "fare i conti" con una crisi occupazionale che risulta terribile a livello nazionale e che lo è ormai da tempo nei Comuni del Nisseno dove coloro i quali si ritrovano senza lavoro crescono di giorno in giorno.
«La situazione che è allarmante da diverso tempo - dice Claudio Cortese - non solo si è completamente bloccata perchè non si fanno più assunzioni, ma rischia di aggravarsi ulteriormente».
E poi - anche se non lo dice palesemente - fa capire che ci sono settori che nella nostra provincia sono stati determinanti per assicurare una tranquillità economica a migliaia di famiglie e che adesso, dopo anni di difficoltà, rischiano di implodere pericolosamente: basti pensare al settore della forestale che in provincia di Caltanissetta (in un modo o nell'altro) ha assicurato un discreto reddito a ben 1.806 lavoratori (112 dei quali occupati a tempo indeterminato, 443 "centocinquantunisti" (cioè operai che vengono assunti con contratti a tempo determinato di 151 giorni, ndr) di cui 368 destinati alle operazioni antincendio e 75 addetti alle stazioni di controllo, 771 "centunisti", e 480 "settantottisti".
In crisi anche il settore della Formazione professionale, dove il Governo regionale annunzia tagli verticali agli organici, coinvolgendo così anche gli operatori della provincia di Caltanissetta che (a vario titolo) sono circa 1.500. A rischio in qualche modo anche coloro i quali sono stati assunti dai vari enti di Formazione a tempo indeterminato e che sono 394, dei quali 286 continuano a fare i docenti, gli amministrativi, i tutor ed i direttori, mentre gli altri 108 sono incaricati dell'espletamento dei servizi svolti nei Sportelli multifunzionali, dove ci sono oltre che degli amministrativi anche degli orientatori, dei progettisti, dei tutor e dei valutatori. Coinvolti nel "circuito" della Formazione professionali in provincia anche centinaia di lavoratori atipici, assunti con contratti specifici ed incaricati di effettuare ogni anno 31 mila ore di docenza.
In grande difficoltà anche il bacino dell'occupazione assicurata sino a qualche tempo fa nel settore della Scuola, dove negli ultimi tre anni ci sono stati "tagli" sanguinosi agli organici (le organizzazioni sindacali parlano di quasi 1.500 posti di lavoro in meno nella sola provincia di Caltanissetta) e dove non arrivano notizie soddisfacenti nemmeno in occasione delle nuove immissioni in ruolo previste nei prossimi giorni in occasione dell'anno scolastico 2013-2014.
Una situazione che rischia di diventare nei prossimi mesi anche perchè nel pubblico impiego coloro i quali vanno in pensione non vengono sostituiti più tramite i concorsi dai giovani e il settori privato vive una crisi drammatica per cui le imprese non assumono più perchè i titolari temono di essere costretti poi alla chiusura.
«Qui arrivano persone disperate - racconta il dott. Claudio Cortese - ma noi non siamo più in grado di dare delle risposte a tutti coloro che cercano lavoro. Io credo ancora fortemente che possa registrarsi una certa ripresa occupazionale, ma serve intervenire con interventi radicali al fine di aiutare i giovani della provincia, i quali sono ormai catalogabili in due grandi gruppi: quelli che il lavoro non lo cercano più e non studiano nemmeno e quelli che invece sono costretti a cercare fortuna all'estero».

23 Agosto 2013





PALERMO. AGGIORNAMENTO GRADUATORIE FORESTALI



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FORESTALI SENZA STIPENDIO, TUTTA COLPA DI UN ERRORE


INTERVENTO DELLA TRIPLICE

Forestali senza stipendio
Tutta colpa di un errore


Cgil, Cisl e Uil si appellano "all’Assessore al Bilancio affinché si adoperi e dia le giuste disposizioni per ammodernare i sistemi inerenti i pagamentii".


CATANIA - In merito ai ritardi nei pagamenti relativi ai mesi di giugno e luglio in favore dei lavoratori forestali del servizio antincendio di Catania, i Segretari Provinciali di FLAI-CGIL, Alfio Mannino; FAI-CISL, Pietro Di Paola; UILA-UIL, Nino Marino; diramano la seguente congiunta dichiarazione stampa.

“I ritardi nei pagamenti dei mesi di giugno e luglio per quasi mille lavoratori forestali dell' antincendio di Catania sono inaccettabile anche perché sono determinati da una burocrazia regionale inadeguata e che affronta i problemi con superficialità. Se fino a giorno 5 agosto vi era la giustificazione che a seguito dell'introduzione del nuovo sistema le procedure erano bloccate, oggi il perdurare del ritardo è dovuto a colpe che vanno ricercate nell'amministrazione regionale. Nei giorni scorsi sia la direzione regionale che quella provinciale dell'Ispettorato avevano assicurato di aver trasmesso gli ordinativi di pagamento in banca e che nei primi giorni di questa settimana i lavoratori avrebbero percepito le spettanze.

Oggi a seguito delle nostre continue richieste di chiarimenti circa tali ulteriori ritardi, veniamo a sapere che tale pagamento è stato bloccato per un mero errore materiale nella trasmissione di un solo codice IBAN da parte di un lavoratore. Tale giustificazione non può essere accettata anche perché non si possono fare trascorrere ben 20 giorni per scoprire un banale errore e causare non pochi danni ai lavoratori.

E’ assurdo che nel 2013, nell’era del progresso informatico, la Regione Siciliana continui ad adottare sistemi obsoleti e antistorici che, a causa di un problema che riguarda un singolo lavoratore, penalizzino ben mille operai. Per tale motivo vanno condannati e sanzionati i responsabili di questi fatti.

Il Sindacato, unitariamente, si appella all’Assessore al Bilancio affinché si adoperi e dia le giuste disposizioni per ammodernare i sistemi inerenti i pagamenti e non solo questi, affinché non si tornino a verificare tali assurdi errori. I sindacarti nei prossimi giorni si adopereranno per fare chiarezza sull'accaduto e reclamare i dovuti provvedimenti anche per evitare che in futuro possano ancora accadere simili situazioni. Rivendichiamo che tale errore venga corretto in queste ore e che nella giornata di lunedì si possano effettuare i relativi bonifici.”

23 agosto 2013

TRA SETTEMBRE E GENNAIO DEL PROSSIMO ANNO, CIRCA 100 MILA LAVORATORI SARANNO A RISCHIO


La Sicilia scelta come Regione-cavia per il Fiscal Compact. Reggerà l’urto di 100 mila posti di lavoro a rischio?




Qualche giorno fa, commentando la bozza del Bilancio che il Governo ha inviato a tutti i dipartimenti della Regione, commentavamo la pressoché totale assenza di fondi per quasi tutti i settori dell’amministrazione: settori che, in Sicilia – Regione dove l’economia dipende, in buona parte dalla spesa pubblica – coincidono, in buona parte, con i settori economici.
Qualche giorno fa abbiamo ipotizzato circa 100 mila posti di lavoro a rischio. Oggi, alla luce delle scelte che il Governo nazionale sta adottando, possiamo affermare che la Sicilia potrebbe essere stata scelta come ‘cavia’ per provare gli effetti dell’entrata a regime del cosiddetto Fiscal Compact, il trattato internazionale che vincola il nostro Paese al pagamento di 50 miliardi di euro all’anno per 20. Insomma, il prezzo che l’Italia deve pagare per restare nell’area euro (abbattimento del 50 per cento circa del proprio debito pubblico in 20 anni circa).
siciliaRegione-cavia, dicevamo. Se la Sicilia resisterà, senza rivolte e senza eccessivi e incontrollabili disordini sociali, si proverà con le altre Regioni italiane.
La Regione siciliana è tecnicamente i default. Ma è un fallimento che non può essere dichiarato, non tanto perché scoraggerebbe gli investitori stranieri (che non ci sono, a parte le raffinerie, ipotizzate, tra le altre cose, da capitali un po’ ‘strani’…), quanto perché un default dichiarato della Regione siciliana farebbe schizzare all’insù lo spread dell’Italia.
Dunque, nessun default dichiarato per la Sicilia. Ma una cura da cavallo della quale non è facile definire i contorni. Come ricordato, qualche giorno fa abbiamo segnalato la mancanza di fondi per interi settori dell’amministrazione regionale: precari degli enti locali, forestali, precari della Regione, precari dell’Esa e dei Consorzi di Bonifica, precari degli Ato rifiuti, precari della sanità, dipendenti delle società collegate alla Regione e via continuando. Ma la nostra, con molta probabilità, è una stima in difetto. E non tiene conto degli effetti complessivi della manovra che proveremo a delineare per grandi linee.
Tanto per cominciare, gli effetti sui Comuni siciliani si annunciano più pesanti della perdita dei posti di lavori dei circa 23 mila precari. Questo perché nessuno, in realtà, conosce il reale deficit di ogni Comune e i contratti atipici che ogni Sindaco potrebbe avere stipulato.
Quello che potrebbe succedere in tanti Comuni siciliani lo si può ‘leggere’, tra le righe, osservando quello che è avvenuto negli ultimi mesi con le Province: l’Ars ha ‘cassato’ gli organi elettivi, ma il Governo ha tagliato non soltanto i fondi per pagare i presidenti, gli assessori e i Consigli provinciali, ma anche i fondi per pagare i dipendenti delle stesse Province e di dipendenti delle società e degli enti collegati alle stesse Province.
Il risultato è che, oggi, i dipendenti delle nove Province non sanno che fine faranno e non sanno nemmeno se riusciranno a mantenere il proprio posto di lavoro. E’ la stessa fine, grosso modo, che faranno i dipendenti di quei Comuni che la ‘riforma’ annunciata sempre dal Governo della Regione prevede di abolire (il riferimento è ai Comuni con un numero di province siciliane terabitanti inferiore a 5 mila unità).
Riassumendo, per la Sicilia si annuncia un autunno ‘caldo’ e un dicembre ‘bollente’.
A settembre rischiano di perdere il lavoro alcune categorie: gli insegnanti precari delle scuole provinciali (eclatante il caso dell’Istituto provinciale di Cultura e Lingue di Palermo), i mille e 850 dipendenti degli Sportelli multifunzionali (ai quali, nella migliore delle ipotesi, si prospetta il passaggio da un contratto normale a un contratto precario: e questo, pur in presenza di risorse finanziarie che il Governo regionale, evidentemente, vuole dirottare altrove), gli infermieri precari degli ospedali pubblici siciliani (non sappiamo quanti sono: ma sono tanti), i dipendenti dei Laboratori di analisi stimati in mille e 400 unità).
Già questo scenario si annuncia difficile. Ma i problemi seri si porranno a dicembre, quando a molti lavoratori – e qui siamo nell’ordine di svariate decine di migliaia – si renderanno conto che il proprio status potrebbe cambiare radicalmente.
Non solo. Roma ha annunciato che, anche il prossimo anno – sempre nel nome del Fiscal Compact – preleverà dal Bilancio della Regione una somma pari o maggiore di quella prelevata quest’anno (da 914 milioni di euro in poi).
sportelli multiIl prelievo che lo Stato si accinge a operare verrà attuato a valere sul’unica entrata certa della regione siciliana: le tasse e le imposte pagate dagli stessi siciliani. E siccome, anche a causa del prelievo di 914 milioni di euro operato quest’anno dallo Stato sul bilancio della Regione l’economia siciliana è depressa, le entrate fiscali della Sicilia dovrebbero subire una perdita di 4-5 punti. Dunque, lo Stato opererà un prelievo uguale, se non maggiore, su un ammontare che si è ridotto.
Ancora: noi abbiamo ipotizzato che, tra settembre e gennaio del prossimo anno, circa 100 mila lavoratori saranno a rischio (in realtà, l’impatto negativo potrebbe essere maggiore). Se ciò si concretizzerà, la Sicilia subirà un’ulteriore contrazione dei consumi con una perdita di posti di lavoro nel settore dei servizi.
Di più: a fronte di una riduzione, che per certi versi potrebbe essere drammatica, della domanda al consumo, Regione e Comuni aumentano la pressione fiscale sui cittadini.
Emblematico il caso di Palermo. Dove, di fatto, il Comune, per pagare i 2 mila e 700 ec dipendenti dell’Amia passati alla Rap, si accinge ad aumentare la tassa sui rifiuti.
Per non parlare dell’incredibile ‘novità’ annunciata in pompa magna dal Governo della Regione sul fronte farmaceutico. “I malati cronici e i malati oncologici – hanno annunciato trionfalmente il presidente Crocetta e l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino – potranno ritirare i farmaci sotto nelle farmacie sotto casa e non più nelle farmacie ospedaliere”.
Dimenticando di aggiungere, come hanno fatto notare ieri i farmacisti precari, che i malati cronici e i malati oncologici,farmaci con questa ‘novità’, a partire da ottobre, pagheranno il ticket, che fino ad oggi non hanno pagato, su medicinali che costano un sacco di soldi. In pratica, il Governo regionale ha cercato di far passare una penalizzazione per malati cronici e oncologici – già penalizzati dalla loro situazione – per un fatto ‘positivo’…
Il tutto per cancellare 110 posti di lavoro dei farmacisti precari, per far guadagnare un sacco di soldi ai farmacisti e per far lievitare la spesa farmaceutica regionale (la Corte dei Conti lo segnalerà nel 2015, quando forse questo Governo Regionale non ci sarà più), visto che si andrà incontro ala solita iperprescrizione, con grande gioia di farmacisti e industrie farmaceutiche.
Il tutto in una Regione dove i fondi europei non si spendono anche perché gruppi di potere stanno provando in tutti i modi ad accaparrarseli (emblematico il caso della formazione professionale dove il Governo regionale, con incredibile cinismo, ritardando l’avvio della seconda annualità dell’Avviso 20, sta cercando in tutti i modi di costringere enti e società del settore a licenziare personale per ‘liberare’ risorse da dirottare altrove). E dove gli unici ‘investimenti’ sono rappresentati dai cantieri scuola.
Può sembrare incredibile. Invece di far partire la legge sul microcredito, che potrebbe dare ossigeno alle imprese creando pochi ma duraturi posti di lavoro, il Governo ha preferito puntare sui cantieri scuola, ovvero su quanto di peggio possa esistere: lavori, spesso finti, per due o tre mesi. Per 20 mila persone che, con molta probabilità, tra ottobre e novembre, reclameranno il ‘bis’ che andrebbe a coincidere con le elezioni europee…
La verità è che alla Sicilia, in un momento così difficile, non poteva toccare un Governo peggiore di quello di Rosario Crocetta.

23 Agosto 2013 



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SPAZIOLIBERO OTD. COMUNICATO DEL 23 AGOSTO 2013



Comunicato Forestale del 23/08/2013





L'ennesimo comunicato inascoltato

Bravo, basta con le parole, non ne possiamo più di annunci e proclami. Vogliamo solamente fatti!!!






ANCORA SENZA STIPENDI I FORESTALI DEL CATANESE


Adrano e Biancavilla. I 53 operai forestali attendono da 20 giorni il pagamento degli stipendi

«Le nostre famiglie sono allo stremo»


I forestali di Adrano
foto lasicilia.it


Sono al lavoro dal 6 giugno i 53 lavoratori delle squadre antincendio della Forestale che sino ad ottobre presteranno servizio nelle zone boschive in territorio di Adrano e Biancavilla, ma attendono ancora il primo stipendio di giugno.
E mentre sta maturando anche la paga di agosto, aumenta il malcontento dei lavoratori che già da tre mesi anticipano i soldi per recarsi a lavorare. Ieri mattina, con una delegazione della squadra antincendio di Nicolosi, guidata da Alfio Sambataro, hanno incontrato il sindaco Pippo Ferrante, a palazzo Bianchi, per esporre le loro problematiche. Il primo cittadino ha manifestato solidarietà ai lavoratori ed ha assicurato il suo impegno. Tuttavia è stato già annunciato che presto gli operai antincendio riceveranno lo stipendio, ma sino alle 13 di ieri i lavoratori non avevano nessuno notizia in merito.
«Da 20 giorni ci dicono che lo stipendio è pronto - dice Nunzio Cocina, uno dei lavoratori adraniti - ma noi aspettiamo ancora. La campagna antincendio quest'anno per noi lavoratori era cominciata già in maniera penalizzante, infatti per i tagli che ci sono stati nell'ambito della nostra attività lavorativa, percepiremo uno stipendio con circa 300 euro in meno. A tutto questo dobbiamo aggiungere che già da tre mesi anticipiamo soldi per sostenere le spese per recarci sul luogo di lavoro. Tutto questo credo non sia giusto per chi da oltre 25 anni è impegnato nella campagna antincendio. Noi rappresentiamo il precariato storico in Sicilia ma siamo sempre più penalizzati. A ottobre torneremo ad essere disoccupati».
SALVO SIDOTI




22 Agosto 2013



Solo da noi succedono queste ingiustizie. Vergogna!!!






SOLDI IN RITARDO AI FORESTALI, ON RAGUSA: ITER DA SVELTIRE


La vertenza

Soldi in ritardo ai forestali
Ragusa: «Iter da sveltire»


L'On. Ragusa con il leader dell'Udc Casini


I soldi ci sono, ma non arrivano. Sul ritardo patito dai lavoratori della Forestale nel recepire il dovuto stipendio l'onorevole Orazio Ragusa ha presentato una interrogazione parlamentare. "Mi è stato segnalato - spiega l'onorevole Ragusa - che molte famiglie non possono contare sulle retribuzioni a causa di strane procedure burocratiche. Sembra, infatti, che pur in presenza di un sistema di mandati on line la burocrazia regionale preveda anche l'invio dei documenti cartacei con notevole dispendio di energie da parte degli uffici periferici. Tutto questo crea ritardi nella liquidazione materiale dei pagamenti. In tempi di razionalizzazione delle pratiche burocratiche sembrerebbe che, a Palermo, si lavori in maniera diametralmente opposta".
Una situazione che penalizza proprio i forestali. "Non accetto - aggiunge Orazio Ragusa - che a pagare le spese di questo assurdo sistema siano i lavoratori e le loro famiglie. Chiederò che sia eliminata la procedura cartacea, consentendo agli uffici periferici di inviare tempestivamente, on line, le informazioni necessarie e chiederò una riorganizzazione degli uffici prevedendo il potenziamento del settore ragioneria che ha il compito di operare la liquidazione di queste retribuzioni".
Antonio La Monica

22 Agosto 2013




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ENNA (E NON SOLO). SETTEMBRE BUIO PER I FORESTALI


Enna. Settembre “buio” per i lavoratori forestali


Enna. Ieri c’è stato un incontro tra il dirigente provinciale dell’Azienda Demaniali, dottor Nunzio Caruso e i tre segretari provinciali di categoria, Scornavacche per la Cgil, Bubbo per la Cisl e Savarino per l’Uil per un attento esame della situazione finanziaria e quindi conoscere le risorse finanziarie disponibili. Per i centocinquantunisti non ci dovrebbero essere problemi per cui potranno completare le loro giornate lavorative, mentre per i settantottisti e per i centunisti la situazione è sostanzialmente diversa perché si prevede, almeno sino a questo momento la sospensione del lavoro a cominciare dal 2 settembre, poi si dovrà aspettare che il Dipartimento regionale dell’agricoltura approvi i nuovi progetti che il dottor Caruso ha da tempo portato a Palermo e che dovranno essere esaminati per l’approvazione. Solo in questo caso si potrà avere una soluzione positiva per le altre fasce di lavoratori, in caso contrario ci sarebbero delle difficoltà non facili da risolvere. I segretari di categoria hanno già fissato un incontro con il dottor Caruso per il 10 settembre per esaminare la situazione e conoscere se nel frattempo il Dipartimento agricoltura dovrà dare parere favorevole ai nuovi progetti presentati e solo in questo caso questi lavoratori potranno ritornare a lavorare e completare le loro giornate. Certo la sospensione del 2 settembre desta qualche preoccupazione, perché il rischio di non completare le giornate lavorative esiste, tenuto conto che siamo già a settembre e c’è ancora da ricevere lo sta bene da parte del Dipartimento regionale di competenza. I progetti sono stati elaborati, secondo le direttive della Regione, con una certa modifica nella riduzione dei costi, per cui non dovrebbero esserci problemi per l’approvazione degli stessi.

22 Agosto 2013






ETNA. MA NON DOVEVONO ESSERE I FORESTALI A PULIRE IL SITO?


«Spazzatura come "concime" per i vigneti tra Zafferana e Milo»


Foto lasicilia.it


Per prima cosa un ringraziamento per la possibilità che questa rubrica dà ai comuni cittadini di dire qualcosa e, nei casi migliori, di sollecitare qualche buon intervento dei pubblici amministratori. Con questa speranza invio la presente lettera per segnalare ulteriormente uno dei tanti casi di pubblico degrado riscontrato quotidianamente nelle vicinanze della nostra abitazione, sita sulla provinciale che congiunge il paese di Zafferana con quello di Milo.
Siamo ai confini del Parco dell'Etna, oggi patrimonio Unesco ma purtroppo grande discarica a cielo aperto (non si era detto di utilizzare il gran numero di forestali per ripulire il sito?. Solite belle parole e mancanza atavica di fondi? Il dubbio ci attanaglia).
Come si evince chiaramente dalla foto la spazzatura ci sommerge e qualcuno mette i sacchetti in bella evidenza sulle reti che chiudono le proprietà; certo, i nostri vigneti appariranno più belli al turista di passaggio con questi addobbi di sapore natalizio; qualcuno addirittura si esercita col "tiro al volo" e lancio del sacchetto dal finestrino dell'auto: nemmeno alle giostre medievali o ai mondiali di atletica leggera si assiste a prodezze di tale precisione... A migliorare l'annoso problema del randagismo (anche lì scommetto che non si trovano i soldi); da mesi una povera cagnolina vaga per la zona, qualche anima pia si prodiga a portare da mangiare ma in realtà la spazzatura è diffusa lungo tutta la strada e la cagnolina rischia giornalmente di essere arrotata dagli automobilisti; ripetute sono state le sollecitazioni da noi fatte sia verbalmente che in forma scritta, ma una soluzione appare impossibile da trovare e intanto il degrado avanza.
A questo punto mi domando, ma chi dovrebbe intervenire? Il sindaco di Zafferana? La Forestale? La Provincia visto che la strada è provinciale? Il Parco dell'Etna? La Regione? Magari l'Unesco...?
Temo che basta dirlo a "La Sicilia", il problema sono i siciliani, non quelli che leggono questa rubrica, ma quelli "sperti", quelli che camminano senza casco sotto gli occhi dei vigili urbani che fanno finta di niente, quelli che a scuola non vanno perché devono lavorare e poi li trovi tutto il giorno a non fare nulla davanti a un chiosco poi vedono passare una moto oppure un'auto con turisti la seguono e fanno un po' di lavoro... Questo succede quotidianamente sul litorale che da Riposto porta a Marina di Cottone e succede da decenni. Magari quando vai a chiedere alla gente del posto e persino alle forze dell'ordine la risposta è univoca: "In quella zona si sa che auto e moto vengono rubate sistematicamente... ".
Alberto Casella


22 Agosto 2013





INCENDI UN BOSCO? TI ASPETTA IL CARCERE, RIPRISTINATA LA NORMA


Incendi un bosco? Ti aspetta il carcere: finalmente torna la galera per i piromani

piromaneUn grande successo per la campagna di Diritto all’ambiente, rilanciata da greenreport.it
[22 agosto 2013]
E’ stato ripristinato il carcere per i criminali incendiari che bruciano i nostri boschi. La legge di conversione del “decreto svuota carceri” dopo la campagna lanciata da “Diritto all’ambiente” e condivisa da tante associazioni ambientaliste e di categoria, rilanciata da tanti

organi di stampa e fatta propria anche da molti parlamentari, ci ripensa e prevede nuovamente l’espiazione della pena detentiva in carcere per chi viene condannato per il reato di incendio boschivo.
Ma vediamo nei dettagli che cosa è successo.
“Diritto all’ambiente” andando a “scavare” tra le pieghe del decreto-legge svuota carceri (D.L. 1° luglio 2013, n. 78) scopre una novità incredibile: è stato eliminato il carcere per i criminali incendiari.  Il 10 luglio 2013 pubblichiamo su queste pagine un articolo di denuncia di questo fatto sconcertante. Vale la pena riportare il testo di tale articolo pregresso per inquadrare nei dettagli la silente ma rilevantissima operazione di modifica apportata sul Codice di Procedura penale che – di fatto – toglieva ogni effetto deterrente e repressivo al reato di incendio boschivo atteso che i criminali incendiari avevano a quel punto la certezza che anche in caso di condanna (alla pena della reclusione per tale gravissimo delitto) non avrebbero scontato in sede di esecuzione della sentenza un solo giorno in carcere ma sarebbero stati affidati ai servizi sociali o -  al massimo – posti agli arresti domiciliari…
Un fatto che noi abbiamo ritenuto – appunto -  sconcertante sotto il profilo della politica di contrasto a tali devastanti crimini ambientali.  Ed abbiamo denunciato questa silenziosa modifica con l’articolo che si riporta in nota.[1]
La nostra presa di posizione viene ripresa e condivisa da un vasto arco di forze sociali, ambientaliste e di categoria oltre che da organi di stampa on line e su carta.
“Greenreport” (autorevole e diffuso quotidiano on line) riporta subito l’informazione con ampio spazio nei titoli di testa. Prendono subito dopo posizione il SAPAF (Sindacato Autonomo Polizia Ambientale Forestale), il WWF Italia, Legambiente, la LAV, L’Associazione Italiana Agenti e Ufficiali di Polizia Provinciale (che hanno tutti anche redatto e diffuso approfonditi e coraggiosi comunicati sul problema, riportati sul nostro sito), e tanti altri organismi. Il movimento di opinione di reazione negativa a tale provvedimento normativo si estende fino a coinvolgere diversi parlamentari di diversa collocazione politica che si impegnano per contrastare tale aspetto del decreto-legge in sede di conversione in legge.
E così poi è stato. In sede di conversione in legge di tale decreto-legge, già nella prima fase di esame vi è stata la decisione condivisa di ripristinare il carcere per gli incendiari. Il testo è infatti subito oggetto di modifica condivisa,  attese anche le emergenti prese di posizione sul punto a livello sociale e sulla stampa.
Ed infatti dopo l’approvazione definitiva della legge di conversione (legge 9 agosto 2013, n. 94, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena – GU Serie Generale n.193 del 19/8/2013) il provvedimento in questione è stato di fatto cancellato e viene ripristinato il carcere per gli incendiari.
Una volta tanto, nel campo ambientale una vittoria del buon senso sulle assurdità di evoluzioni normative.
Tecnicamente, il ripristino della espiazione di pena detentiva in carcere per i criminali incendiari è stato raggiunto in sede di conversione in legge del decreto in questione con una operazione di cesellamento giuridico dei testi di legge che a prima vista non è di facile ed evidente lettura. Vanno infatti letti attentamente il testo della legge di conversione ma anche il testo ufficiale coordinato atteso che in pratica si tratta di una modifica sulla modifica…
Infatti, si è di nuovo operata una modifica del testo del comma 9 lett. a) dell’art. 656 del Codice di Procedura Penale che ha sostituito integralmente la pregressa modifica operata in via originaria dal decreto-legge. Dunque, di fatto, è stata radicalmente rimossa la pregressa modifica e sostituita con quella dettata adesso dalla legge di conversione.  E questa seconda e definitiva modifica del comma 9 lett. a) dell’art. 656 del Codice di Procedura Penale fa salvo adesso il reato di cui all’art. 423/bis del Codice Penale tra i reati per i quali non è possibile accordare le espiazioni di pene diverse dal carcere. Di fatto, per il reato di incendio boschivo in tale punto del Codice di Procedura Penale siamo tornati alla situazione antecedente al contestato decreto-legge originario. Mentre sono attive le altre modifiche che non riguardano comunque i responsabili di incendi boschivi. Per chiarezza, e per evitare equivoci di lettura, si riporta il seguente riassunto schematico.
Comma 9 lett.a) dell’art. 656 del Codice di Procedura Penale pre-decreto legge svuota carceri:
9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni, nonche’ di cui agli articoli 423-bis, 624, quando ricorrono due o piu’ circostanze tra quelle indicate dall’articolo 625, 624-bis del codice penale, e per i delitti in cui ricorre l’aggravante di cui all’articolo 61, primo comma, numero 11-bis), del medesimo codice, fatta eccezione per coloro che si trovano agli arresti domiciliari disposti ai sensi dell’articolo 89 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni:
(…) 
Come si vede,  il reato di incendio boschivo era tra quelli per i quali non era possibile concedere ai responsabili condannati alla pena della reclusione con sentenza definitiva l’espiazione della pena al di fuori del carcere.
Comma 9 lett. a) dell’art. 656 del Codice di Procedura Penale dopo il decreto legge svuota carceri:
9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nonché di cui agli articoli 572, secondo comma, e 612-bis, terzo comma, del codice penale:
(…) 
Appare evidente che era totalmente scomparso il reato di cui all’art. 423/bis del Codice Penale da tale testo e dunque era stato totalmente eliminato il carcere per gli incendiari in sede di esecuzione della pena.
Successivamente interviene la legge 9 agosto 2013, n. 94 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2013, n. 78, la quale azzera tutto questa modifica e su questo aspetti specifico prevede (nel testo coordinato ufficiale pubblicato nella GU Serie Generale n.193 del 19/8/2013):
“3) al comma 9, sono apportate le seguenti modificazioni:
(( a) nella lettera a), le parole da: “624″ fino a:  “dall’articolo 625″ sono sostituite dalle seguenti: “572,  secondo  comma,  612-bis, terzo comma” e le parole da: “e per i delitti” fino a: “del  medesimo codice,” sono soppresse; ))
Consegue che si rinnova totalmente la modifica sul testo dell’art. 656 del Codice di Procedura penale e dunque la versione definitiva di tale modifica (oggi vigente) è la seguente:
Comma 9 lett. a) dell’art. 656 del Codice di Procedura Penale dopo la modifica definitiva apportata dalla  legge 9 agosto 2013, n. 94 di conversione con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2013, n. 78: 
9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni, nonche’ di cui agli articoli 423-bis, , 572, secondo  comma, 612-bis, terzo comma, 624-bis del codice penale, fatta eccezione per coloro che si trovano agli arresti domiciliari disposti ai sensi dell’articolo 89 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
(…)
Come si vede,  il reato di incendio boschivo torna oggi tra quelli per i quali non è possibile concedere ai responsabili condannati alla pena della reclusione con sentenza definitiva l’espiazione della pena al di fuori del carcere.
Ci sembra che questa modifica definitiva sia ragionevole e sensata e conseguente al forte movimento di opinione che si è creato dopo la incredibile cancellazione della pena detentiva in sede di espiazione operata dal decreto-legge originario per i criminali incendiari che oggi – di nuovo – non possono più contare su nessuna benevolenza giudiziaria nei loro riguardi. Una benevolenza procedurale incredibile, oggi azzerata, ma in ordine alla quale resta comunque sempre da chiedersi come (e da chi e per quale motivo) sia stata promossa, atteso che era diretta a beneficio di chi ogni estate devasta il nostro patrimonio boschivo…
A cura di Maurizio Santoloci, Diritto all’ambiente
22 Agosto 2013

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Incendi un bosco? Ti aspetta il carcere: finalmente torna la galera per i piromani

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22 agosto 2013

DA NOVEMBRE I FORESTALI NELLE AUTOSTRADE PER LA MANUTENZIONE



Autostrade, lunghe code e attese smodate. Tempi dilatati anche per interventi e lavori
di Roberto Quartarone

Reti stradali inadeguate. Disagi e file interminabili. Molte infrastrutture mancano di adeguate condizioni di sicurezza e la visibilità è spesso compromessa
 

PALERMO – Non ci sono più giornate da “bollino nero”, ma ogni santo fine settimana estivo le file in entrata e in uscita al casello autostradale di San Gregorio di Catania sono chilometriche. Centinaia di vetture una dietro l’altra, con l’aria condizionata al massimo per non soffocare tra afa e smog, marciano verso il casellante sperando di non mangiare troppo tempo alle già risicate vacanze estive.

Trecento chilometri d’autostrade sono gestiti in Sicilia dal consorzio Cas. Molti altri chilometri sono previsti, pianificati, strombazzati, ma non sono ancora percorribili e, nella maggior parte dei casi, nemmeno costruiti. Il 5 settembre scadrà il bando per i lotti 5, 6, 7 e 8 dell’autostrada da Rosolini a Modica, per un totale di 19,4 km e 372 milioni investiti in un arco di tempo di cinque anni. Per il resto, fra molti anni i nostri discendenti potranno vedere chiuso l’anello autostradale che colmerà la lacuna che va da Mazara alla provincia di Ragusa. Mettetevi comodi, l’attesa sarà lunga.

Il problema attuale, tuttavia, sono proprio quei chilometri aperti ma privi di vari servizi essenziali e di quella manutenzione che li renderebbe meno pericolosi e più fruibili da tutti. Le auto incolonnate sotto il sole non sono una prerogativa della barriera di Catania Nord. Un’altra zona ormai nota per i rallentamenti cronici è il viadotto Ritiro, a Messina, sia in direzione Palermo sia in direzione Catania. Nell’estate 2012, mentre si aspettava la conclusione del caso dello svincolo (mai aperto) di Giostra, uno studio dell’Università di Messina ha certificato che mancano le condizioni minime di sicurezza perché il viadotto non è allineato alle norme sull’adeguamento antisismico. Da allora, è iniziato l’incubo per gli automobilisti che devono passare da lì e possono solo godersi la vista dello Stretto e sperare nel buon senso degli altri conducenti per non trascorrere troppo tempo in fila.
Superando lo svincolo di Villafranca Tirrena, poi, è meglio avere il telefonino carico e non aver mai problemi alla propria autovettura. Tutte le colonnine degli Sos, infatti, sono coperte da un telo bianco e, quindi inutilizzabili. Segnarsi il numero del soccorso stradale prima di partire diventa così un obbligo.

Anche perché i pericoli sono tanti. Non tutte le gallerie siciliane sono come la San Demetrio, tunnel sulla Catania-Siracusa che si è meritato un “ottimo” in pagella ai test di valutazione EuroTap. Tutt’altro. Videosorveglianza, allarme e ventilazione antincendio, uscite di sicurezza segnalate e un sistema organizzativo presidiato 24 ore su 24 da personale ben addestrato? Nelle altre gallerie è già tanto vedere le altre automobili e i guard rail laterali, a causa delle luci spesso spente o regolate a un’intensità che non consente agli occhi di adattarsi. Ce ne sono anche due chiuse, a Tindari e Capo d’Orlando, sequestrate due anni or sono per la caduta di calcinacci e il pericolo di crollo.

Anche quando si supera un altro veicolo bisogna stare attenti. Tra le due carreggiate (entrambe a due corsie più quella d’emergenza, al contrario delle principali autostrade d’Italia che ne contano tre), c’è una giungla di verde incolto che invade spesso la corsia di sorpasso impedendo una corretta visuale. E se qualche imprudente getta la classica cicca di sigaretta dal finestrino, il pericolo di scatenare un incendio è lampante, soprattutto in quei tratti (e non sono pochi) dove la sterpaglia ha preso il posto dei fiori e delle piante. Il problema riguarda anche le zone laterali, spesso abbandonate ancor di più all’incuria.
Un’ultima minaccia, infine, viene dai conducenti stessi. Nessuno controlla e spesso, di notte, si usano indiscriminatamente gli abbaglianti, malgrado i segnali di fare attenzione. E il problema è grave nella stessa carreggiata, quando gli autisti, stanchi, sono abbagliati da dietro da altre auto con occupanti indisciplinati.
Il rischio d’incidenti aumenta così non solo per il lassismo a cui il Cas è stato abbandonato negli ultimi anni, ma anche per la mancanza di senso civico degli altri viaggiatori.

 

Molte scadenze sono a ridosso Si rischia di perdere 54 mln €

PALERMO – Il Consorzio autostrade, perennemente commissariato, ammette i problemi ma dà anche delle soluzioni a breve termine. “Per le aiuole – spiega Antonino Gazzara, commissario straordinario dell’Ente dal dicembre 2012 – abbiamo stipulato una convenzione con l’azienda foreste: da novembre saranno i forestali a occuparsi delle ‘opere in verde’, cioè della manutenzione ordinaria. La convenzione durerà tre anni e sarà rinnovabile. Intanto, faremo dei lavori d’urgenza per sopperire al rischio d’incendio e per sfoltire le piante che impediscono la vista”. La questione dei cantieri si risolverà a lungo termine. “Li abbiamo sospesi dal 1º al 31 agosto – prosegue Gazzara –, rimangono le limitazioni di carreggiata dove il manto stradale è danneggiato o pericoloso. Entro fine anno dobbiamo pubblicare i bandi per i lavori alle gallerie di Tindari e Capo d’Orlando e al viadotto Ritiro di Messina. Sono 54 milioni di euro che se non saranno impegnati andranno persi. Già il 26 agosto avremo i bandi per le gallerie, entro dicembre quello per il viadotto”. Sulla barriera di San Gregorio di Catania si lavorerà su due fronti: “È la più frequentata – conclude Gazzara –. Il personale si massacra in questo periodo, ma non possiamo assumere nessuno. Prenderemo quindi delle casse automatiche di ultima generazione, questo consentirà di operare con tutte e 12 le uscite di Catania e smaltire il traffico”. Sulla questione delle colonnine del Sos, risponde infine l’ingegnere Gaspare Sceusa: “Stiamo lavorando su un bando, i tempi non sono in grado di fornirli, ma c’è un progetto di rinnovamento che tenterà di adattarsi alle ultime tecnologie”.
 
22 Agosto 2013

 
 
 
 

CATANIA, IN ARRIVO GLI STIPENDI. ON. RAIA: MA PER LE GIORNATE IN PIU' NON E' PER NIENTE FACILE. E GIA'...


Sbloccati i fondi, ma i sindacati confermano lo stato di agitazione

Forestali, stipendi arretrati per 4.500 operai



In arrivo i pagamenti delle mensilità arretrate dei circa 4500 lavoratori forestali della provincia di Catania. Oggi saranno corrisposti gli emolumenti di giugno, nei prossimi giorni quelli di luglio. Si risolve così un problema connesso alle farraginosità burocratiche, indicate come la causa dei ritardi che hanno causato, per lunghe, interminabili settimane, la cocente delusione degli operai.
«Dagli uffici dell'assessore Bianchi - informa Concetta Raia, parlamentare regionale del Pd - ho appreso che le risorse, già alla tesoreria regionale, sono state sbloccate e, quindi, con buona pace di tutti, possono finalmente servire a saldare le spettanze dei lavoratori. Ma bisogna subito darsi da fare per sburocratizzare le procedure e renderle più agili. Infatti la nuova procedura telematica, attuata a partire dal 5 agosto, quando nei cantieri forestali ci sono diverse migliaia di persone, senza un preventivo e indispensabile rodaggio che avrebbe potuto attuarsi nei mesi precedenti - per esempio a gennaio e febbraio, più facilmente gestibili per una presenza meno massiccia di operai - ha inceppato il sistema».
Le due mensilità riguardano i lavoratori con contratto a tempo determinato. Per i forestali a tempo indeterminato, invece, si tratta del salario di luglio. Ma le preoccupazioni di lavoratori e sindacati restano e sono legate allo scenario che potrebbe delinearsi a settembre, con una grave mancanza di fondi che addensa nubi fosche sulle prospettive occupazionali degli addetti al comparto. Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil continuano, pertanto, nello stato di agitazione proclamato le scorse settimane «per sollecitare lo sblocco dello stato di incertezza e di confusione».
Il problema, infatti, si pone per il prosieguo dell'attività lavorativa. Stando alle risorse sin qui previste, infatti, la possibilità di effettuare giornate in più rispetto a quelle delle garanzie occupazionali appare remota. «Non è facile - afferma Raia - ma il Governo deve fare tutto il possibile per reperire le somme necessarie».
Mariano Messineo

21 Agosto 2013



On. Concetta Raia, peccato che quando si governa le cose facili diventano difficili. E già.....







FORESTALI NISSENI, MONTA IL MALUMORE "PAGATECI PUNTUALMENTE LO STIPENDIO"


Operai forestali senza stipendio occupano uffici dell’Azienda


Gli animi si sono «surriscaldati» e a calmarli sono intervenuti gli uomini della Digos e una pattuglia della sezione Volanti

di RITA CINARDI e GIORGIO DORE CALTANISSETTA. Attendono lo stipendio da due mesi e ieri hanno occupato, simbolicamente, gli uffici dell’Azienda Forestale. Stanchi di aspettare soldi che «puntualmente» arrivano in ritardo ieri mattina più di cinquanta operai, hanno occupato gli uffici amministrativi dell'Ente, per protestare per il mancato pagamento delle spettanze di giugno e luglio. Gli animi si sono «surriscaldati» e a calmarli, sono intervenuti gli uomini della Digos ed una pattuglia delle Volanti. Molti gli operai esasperati, alcuni dei quali, in servizio a Butera, Sommatino e Gela, attendono ancora la mensilità di maggio. La mancata corresponsione degli stipendi sarebbe da attribuire al nuovo sistema di pagamento automatico denominato Sic, che in teoria doveva accorciare in maniera automatica i tempi di pagamento, ma, in pratica li ha allungati, scatenando così la protesta dei lavoratori dell'Azienda. Una situazione a dir poco «esplosiva», alla quale il segretario provinciale della Uila-Uil, Francesco Paolo Guida, cerca di dare una risposta concreta, affinché gli operai , ottengano il dovuto in tempi ragionevoli. «È scandaloso quello che succede a questi lavoratori - dice Guida - l'assessorato regionale ha adottato una nuova procedura automatica per i pagamenti, il "famoso" Sic. Un escamotage che avrebbe dovuto accorciare i tempi di pagamento, e che invece sta portando gli operai all'esasperazione. Ci sono alcuni operatori che attendono lo stipendio di maggio. Per quanto riguarda giugno la documentazione è stata inviata alla Regione e per luglio sono stati trasmessi i dati per via telematica, ma il cartaceo non è stato ancora inviato a Palermo. La situazione è diventata insostenibile se tutto andrà bene, gli operai tra qualche giorno, prenderanno il solo stipendio di giugno. Per tale motivo incontreremo il prefetto Carmine Valente, affinché si faccia portavoce del nostro malessere e che cerchi di aiutarci a risolvere questa triste vicenda. Non è escluso che gli operai occupino ad oltranza l'Azienda Foreste - conclude il sindacalista - finché non avranno delle risposte concrete. Da parte mia sono pronto a recarmi a Palermo, per chiedere un incontro al presidente Rosario Crocetta». Tra i lavoratori anche molti over sessanta, gente che deve tornare a casa senza ancora poter portare un soldo. E c’è anche chi non può andare a lavoro perché non può comprare la benzina. «Siamo disperati - dice Franco Tardanico, lavoratore della montagna - io attendo ancora lo stipendio di maggio, mi hanno staccato la corrente perché non ho potuto pagare le bollette. Siamo indebitati per dar da mangiare ai nostri figli e si continua a prendere tempo per pagare le nostre spettanze. Non è giusto, la maggior parte di noi è monoreddito e non abbiamo più un euro, per poter far fronte alle esigenze delle nostre famiglie. Spero che questa vicenda si concluda presto e che tutti noi riceviamo i soldi, corrispondenti ai giorni per i quali abbiamo lavorato». Ieri pomeriggio la protesta è stata sospesa ma oggi gli operai torneranno negli uffici dell’Azienda Forestale e nel pomeriggio una delegazione incontrerà il Prefetto. 

21 Agosto 2013





Forestali nisseni, monta il malumore "Pagateci puntualmente lo stipendio"

 
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 Caltanissetta, oggi in pagamento gli stipendi per i forestali

 

 

 

PALERMO. MONTE PELLEGRINO BRUCIA, VIGILI E FORESTALI AFFRONTANO IL ROGO


Incendio a Palermo

Monte Pellegrino brucia
Vigili e forestali affrontano il rogo

Vigili del fuoco in azione con gli uomini del corpo forestale. L'incendio si è spostato verso il basso. (foto di Luigi Perollo da Facebook)



incendio, monte pellegrino, palermo
Foto di Luigi Perollo da Facebook
 
PALERMO- Incendio su Monte Pellegrino. E' nello stesso punto in cui era divampato stamattina, ma con un fronte più ampio. La riserva naturale è circondata dalle fiamme.  Al momento sono all'opera gli uomini dei vigili del fuoco e della forestale.

Aggiornamento
L'incendio è di grosse proporzioni. Qualche tizzone ha fatto sì che si spostasse verso il basso. Vigili del fuoco e forestale sono impegnati.

Ultima modifica: 21 Agosto ore 23:26 
21 Agosto 2013






21 agosto 2013

PER IL 2014 ZERO EURO PER PRECARI, FORESTALI, ESA BENI CULTURALI


Bilancio regionale 2014: zero euro per precari, forestali, Esa, Beni culturali. Tra dicembre e gennaio i siciliani abbracceranno Socrate, Platone e Aristotele in versione austerity?




Cara Sicilia la Grecia si avvicina… 
Scenario greco per la Sicilia tra dicembre e gennaio? L’interrogativo è tutt’altro che ozioso a giudicare da quello che sta succedendo. Anche se, a dir la verità, almeno fino ad ora, nulla è trapelato rispetto a uno scenario finanziario che appare a dir poco problematico. Anzi, a dir la verità, il grecia 3tentativo è quello di far apparire tutto ‘normale’. Ma, come vedremo, sotto la cenere cova il fuoco. Proviamo a descrivere quello che potrebbe succedere tra dicembre e gennaio.
Da qualche giorno il Governo regionale enfatizza un passaggio amministrativo ordinario che non ha mai ricevuto l’onore delle cronache: la richiesta ai dipartimenti di pronunciarsi sullo schema di Bilancio 2014. A settembre la ‘bozza’ di Bilancio regionale 2014 dovrebbe andare alle Commissioni legislative di merito e poi alla Commissione Bilancio e Finanze. A ottobre Sala d’Ercole dovrebbe avviare la sessione di Bilancio.
Fin quei, tutto ordinario. La novità è che il Governo regionale, quest’anno, ha annunciato che intende approvare il Bilancio e la Finanziaria entro il 31 dicembre, come del resto prevede la legge di contabilità.
Questo dato è un po’ strano. Per almeno due motivi. In primo luogo, perché Bilancio e Finanziaria, negli ultimi anni, sono stati approvati a fine aprile dell’anno in corso (cose che è avvenuta anche quest’anno).
Il secondo motivo, che desta non poche perplessità, è legato al fatto che, a quattro mesi dall’approvazione Bilancio e Finanziaria di quest’anno, non c’è ancora una manovra correttiva. Ci spieghiamo meglio.
Fino ad ora i vari responsabili dei dipartimenti non hanno ancora spiegato agli uffici periferici come questi ultimi dovranno affrontare i pagamenti negli ultimi 4 mesi dell’anno.
Ricordiamo che ci sono branche dell’amministrazione che hanno ricevuto il 60 per cento delle somme dovute per far funzionare la ‘macchina’; altri dipartimenti hanno ricevuto il 50 per cento; altri il 40 per cento; altri ancora appena il 20 per cento. Ebbene, in questo scenario l’assessorato sicilia bisregionale all’Economia, senza avere ancora programmato cosa dire ai dipartimenti che aspettano ancora di sapere come chiuderanno gli ultimi 4 mesi dell’anno, gli rifila la bozza di Bilancio 2014 annunciando altri tagli!
Molti giornali hanno già scritto quale potrebbe essere l’entità dei nuovi tagli. Noi non lo facciamo, anche perché siamo davanti a un Governo regionale che ‘naviga’ a vista, cambiando continuamente le carte in tavola. L’anno scorso il taglio annunciato era di 800 milioni di euro. Poi è diventato di 700 milioni di euro. Per assestarsi, alla fine, a 914 milioni di euro.
Questi soldi, che Roma trattiene direttamente tramite l’Agenzia delle Entrate (la Regione siciliana, in barba a una previsione dello Statuto autonomistico, non riscuote le imposte, ma è lo Stato che lo fa un po’ abusivamente), a nostro modesto avviso, non dovrebbero essere inferiori al prelievo dello scorso anno.
Per le ‘casse’ della Regione il colpo si annuncia durissimo. Perché questo prelievo forzoso (con questi soldi lo Stato italiano paga le ‘rate’ del Fiscal Compact, un trattato internazionale che impegna il nostro Paese a versare, ogni anno, 50 miliardi di euro alla Germania, pardòn, all’Unione Europea…) si inserisce in un momento difficilissimo per la Sicilia con una previsione di entrate fiscali che, rispetto all’anno precedente, dovrebbe essere inferiore a 4-5 punti (flessione dovuta alla depressione economica: famiglie sempre più povere e imprese che, in parte, hanno chiuso i battenti).
Il Governo ha fatto sapere che Bilancio e Finanziaria, quest’anno, dovranno essere approvati entro dicembre per evitare di approvarli in prossimità delle elezioni europee previste per il prossimo anno.
Questa motivazione è un po’ debole, se è vero che lo stesso Governo regionale, appena qualche mese fa, ha affrontato la campagna elettorale promettendo ai Comuni cantieri scuola per 50 milioni di euro (e si votava per le elezioni comunali: può clientelismo di questo…).
casse vuote treInsomma, la motivazione per la quale il Governo regionale vuole approvare Bilancio e Finanziaria entro il 31 dicembre non sembra questa. Forse la spiegazione sta in una manovra adottata lo scorso anno dai tre Schumpeter del Bilancio regionale: l’assessore Luca Bianchi, il dirigente generale, Mario Pisciotta, e Giulio Guadagnino.
I tre Schumpeter hanno messo in atto una mossa che in pochi hanno notato. Hanno messo nel Bilancio 2013 solo le spese di funzionamento: stipendi per il personale (compresi quelli della sanità), pensioni (la Regione paga ancora i pensionati con il proprio bilancio, visto che il Fondo pensioni regionale è stato reintrodotto solo sulla carta), bollette e rate di mutui. Tutto il resto – e quando parliamo di “tutto il resto” facciamo riferimento al finanziamento di interi settori dell’amministrazione regionale!) – è stato trasferito nella Finanziaria.
Quest’anno, come abbiamo già scritto, molti dipartimenti non sanno come affrontare gli ultimi quattro mesi di amministrazione, perché aspettano i soldi di una variazione di Bilancio che non ci sarà, perché i capitoli di Bilancio da ‘variare’ sono in buona parte a zero.
Ma la vera sorpresa (o quasi, visto che gli addetti ai lavori sanno già tutto, a cominciare da parlamentari, dirigenti generali e via continuando) è che, per il 2014, per i settori dell’amministrazione non c’è un euro!
Proviamo a spiegarci meglio. Per quest’anno – per citare un esempio – per i 23 mila precari degli enti locali sono stati trovati 110 milioni dai fondi globali. Soldi che hanno consentito la proroga dei contratti per questi precari fino a dicembre. Ma da gennaio in poi non c’è un solo euro! (per la cronaca, il costo annuale dei soli 23 mila precari degli enti locali ammonta a circa 260 milioni di euro circa).
Lo stesso discorso vale per tutti gli altri precari sparsi qua e là tra uffici regionali centrali e periferici (difficile stabilire il loro numero, ma non dovrebbero essere meno di 40 mila).
Idem per i circa 25 mila forestali: zero euro anche per loro. E ancora idem per i trattoristi dell’Esa. E via continuando con i Beni culturali e, in generale, con tutti i settori dell’amministrazione. Compresi i nuovi arrivati, ovvero i circa 12 mila lavoratori precari degli Ato rifiuti.
Un capitolo a parte merita il caso degli infermieri precari che operano da molti anni negli ospedali pubblici siciliani. Non sappiamo quale sia il numero: ma si dovrebbe trattare di svariate migliaia di lavoratori di questo settore. Tra l’altro, personale altamente specializzato, formato, in buona parte dalla stessa amministrazione regionale.
Questi, con molta probabilità, sono gli unici lavoratori ai quali la Regione proverà a dare il benservito a settembre. L’assessorato regionale alla Salute ha avviato già i processi di mobilità interna. Ciò significa che i posti oggi occupati da questo personale infermieristico con contratto a tempo determinato dovranno essere occupati, a partire dall’1 settembre, dagli infermieri con contratto a tempo indeterminato.
Questa vicenda, a nostro avviso, non si esaurirà a settembre senza colpo ferire. In primo luogo, perché la maggioranza di questi infermieri lavora da oltre tre anni. Ci sarà una battaglia sociale in piazza e una tempesta di ricorsi al Giudice del Lavoro. In effetti, come si possono licenziare persone che lavorano da anni, per giunta in un settore dove lo stesso personale infermieristico è già carente? A noi sembra un’assurdità.
Detto questo, e facendo quattro conti, in assenza di un sostanzioso intervento dello Stato, a partire dall’1 gennaio, la Regione non avrebbe più i soldi per pagare oltre centomila persone. O meglio, in molti casi, oltre centomila capi famiglia che verrebbero, in un solo colpo, gettati in mezzo alla strada.
C’è di più. In questi giorni si discute di una ‘riforma’ dei Comuni. Come questo giornale ha cercato di spiegare, non si tratta di una ‘riforma’: il municipioGoverno vuole abolire i 200 Comuni siciliani con meno di 5 mila abitanti per risparmiare e non per ‘riformare’. E lo vuole fare sapendo benissimo che il 70 per cento almeno del personale di questi Comuni farà la fine che sta facendo il personale delle Province: mesi senza stipendio e incertezza per il futuro.
Non sappiamo se, sotto il profilo sociale, la Regione riuscirà a reggere l’urto di una protesta che si annuncia durissima. Questo, forse, è il motivo per il quale il Governo regionale vorrebbe approvare il Bilancio entro il dicembre di questo anno. Per provare ad affrontare una probabile rivolta sociale con il “porco dentro”, cioè con il Bilancio approvato.
Bisognerà capire, di tutto questo, cosa ne pensa il Parlamento siciliano. Un Parlamento che, quattro mesi fa, davanti a quello che, in fondo, è stato l’atto ‘preparatorio’ di quello che succederà tra dicembre e gennaio – ci riferiamo a un Bilancio di sole spese di funzionamento, con i settori passati in blocco in Finanziaria – non ha battuto ciglio. Spirito di autoconservazione, della serie: intanto ci teniamo le nostra indennità parlamentari e poi si vede?
Appuntamento a dicembre. Con uno scenario che, come detto all’inizio di quest’articolo, non è esagerato definire greco.

21 Agosto 2013