L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






22 giugno 2016

LA FORESTAZIONE PROTETTIVA: PRIORITA’ ASSOLUTA DELLA RIFORMA FORESTALE


La forestazione protettiva: priorità assoluta della riforma forestale 


VII contributo tematico





di Salvino Carramusa

“ Il 21 – 23 Febbraio del 1931, un evento meteorologico caratterizzato da notevoli mareggiate nonché da precipitazioni eccezionali, sia per durata (50 ore) che per  altezze di pioggia raggiunte, investì la Sicilia settentrionale  e  provocò  notevoli danni anche nell’alto bacino del fiume Oreto, con frane e fenomeni di erosione accelerata, mentre nella porzione terminale si ebbero allagamenti e danni alle infrastrutture …”

 “ Il 22 febbraio, a villa Pioppo, l’altezza di piogge raggiunse 411,9 mm; mentre all’ Osservatorio Astronomico di Palermo furono misurati 109,9 mm. La precipitazione totale in 46 ore alla stazione di villa Pioppo, nel periodo 21 – 23 febbraio, fu di ben 520 mm, mentre alla stazione di via Emerico  Amari ( Palermo ) in 39  ore furono registrati ben 394,5 mm “. Vi furono 11 morti.  Le foto  scattate in quei giorni   mostrano le rare e pesanti automobili dell’epoca galleggiare come barchette sul mare d’acqua che invase le vie di Palermo. Sono testimonianza visiva ed incancellabile di quel che accadde.

  “ Il 12 – 13 ottobre 1954  si ebbe un ulteriore nubifragio che investì la Sicilia settentrionale, con modalità similari a quelle del 1931, provocando numerose frane (sia di crollo in parete che di scorrimenti rotazionali, evolventi a colamenti nelle aree collinari) soprattutto nel comune di Altofonte “ (La Valle dell’Oreto, pag.ne  40 – 41, Sicilia Foreste - 2010).

Questi avvenimenti sono rimasti impressi nella memoria dei nostri genitori e dei nostri nonni. Ero molto piccolo quando ne sentii parlare per la prima volta.

Anche nel secolo precedente (1800), la Sicilia settentrionale era stata colpita in più periodi da violente precipitazioni ed alluvioni. Tuttavia gli eventi del 1931 rappresentano probabilmente il picco degli ultimi 2 secoli.

Per avere un idea di cosa possano significare o provocare 400/500 mm di pioggia, si pensi che nel 2009,  Giampilieri e Scaletta Zanclea – le cui immagini abbiamo ancora scolpite nella mente –  furono tempestate da 220 mm d’acqua in 6 ore.

Alluvioni, frane, smottamenti, erosioni, sono i fenomeni che connotano il dissesto idrogeologico e che storicamente e specificatamente hanno interessato e si manifestano in Sicilia.  “ Ogni anno i nostri torrenti ed i  nostri corsi d’acqua versano nel mare una quantità di terra pari  a circa  50.000.000 di m3”. Questa era, 50 anni fa,  la misura “ dell’impoverimento della nostra terra e del suo esodo verso il mare “,  misura contenuta in un libro: “ Boschi di Sicilia “, edito nel 1967.  Libro che sarà prezioso riferimento per l’evoluzione ed il completamento di questo articolo.

Le cause sono di diversa origine. Quelle climatiche non si esauriscono solo nelle eccezionali precipitazioni. Hanno a che fare con l’ordinario clima mediterraneo, quasi sub – tropicale, caratterizzato da piogge distribuite in 70 – 80 giorni: l’80% nell’autunno-inverno. “Sono piogge, spesso, più dannose che utili perché intense, violente, frequentemente accompagnate da raffiche di vento”.

Gli altri fattori che concorrono al dissesto idrogeologico vanno ricercate nella orografia, nella natura dei suoli, nel grado di copertura boschiva, nel tasso di utilizzazione dei campi, nei metodi di coltivazione e d’uso, nella deficitaria presenza di reti idriche minori e nella mancata manutenzione dei corsi  d’acqua.

La Sicilia si estende per una superficie complessiva di 2.570.000 ha  ettari): 764.000 ha di montagna, 1.436.000 ha di collina e 370.000 ha di pianura.

I terreni argillosi ricoprono una superficie di 1.156. 000 ha (secondo altre fonti 1.500.000 ). Essi – per definizione  - hanno una scarsa permeabilità,  che limita la infiltrazione delle acque e ne favorisce il ruscellamento, specie nelle aree montane e collinari con pendenze elevate e medie.

In Calabria i terreni argillosi occupano una superficie di 652.000 ha, in Campania  di 587.000, in Puglia (che è una grande pianura)  di 270.000, in Lucania di 226.000.

Alla data del 1-1-1946 la superficie boscata siciliana (quasi esclusivamente privata) risultava  essere estesa 85.148 ha, pari a circa il 3,5% della superficie dell’isola. Il secondo conflitto mondiale aveva completato un’opera di deforestazione avvenuta nei secoli: 7.336.000 piante legnose distrutte e 2.404.964 danneggiate.

Si presume che all’epoca della prima colonizzazione greca (VIII secolo a.C.), le distese forestali della Sicilia avessero occupato il 50% del territorio (secondo altre fonti addirittura l’80%), cioè 1.290.000 ha circa. In 3000 anni, le utilizzazioni produttive legnose ed alimentari  ordinarie ed  eccedenti i fabbisogni medi di sopravvivenza, il pascolo, l’agricoltura estensiva, l’incremento demografico, le colonizzazioni (quella romana: la più lunga e dannosa), le guerre , ne avevano quasi azzerato il patrimonio silvestre.

Fu per tutte queste ragioni – contemplate in significativi ambiti culturali, scientifici e politici  del tempo – che all’indomani della Autonomia regionale  fu principiata una imponente opera di forestazione pubblica ( ma qualcosa si era cominciato a fare già negli anni 30’, specie dopo l’alluvione del 1931 ) che – seppur con importanti contraddizioni sin dalle origini – ha esteso quella ristretta superficie portandola agli attuali 283.080 ha,  dei quali, 178.000  ( o 193.000 ) pubblici o gestiti dal pubblico ( nei periodi migliori si avviavano al rimboschimento 4/5000 ha l’anno ). 283.080 ha equivalgono a circa l’11% della superficie complessiva. Il coefficiente di boscosità è purtroppo molto inferiore (6/7%), soprattutto in conseguenza degli incendi, delle malattie delle piante e delle fallanze  negli attecchimenti.

Quello spirito del tempo è ben riassunto dalle parole di Don Luigi Sturzo:  “… la ricostruzione forestale della Sicilia è un dovere della  Regione e sarà la migliore opera che la Regione potrà fare a vantaggio dell’Isola, al punto che se fosse questa sola la utilità della Autonomia, basterebbe a giustificarla “. Quello spirito del tempo non era solo regionale ma anche nazionale. Le fonti di finanziamento furono molteplici: Fondi della Cassa del Mezzogiorno; Fondi del Ministero dell’Agricoltura; Fondi art. 38 Statuto Regione Sicilia; Fondi del Bilancio ordinario della Regione Sicilia.

Sin da allora il proposito era di raggiungere i 500. 000 ha di superficie rimboschita! Perché questa veniva considerata la necessità e l’obiettivo minimo da raggiungere. Lo è ancor di più oggi a fronte dei mutamenti climatici incalzanti. Ne è ulteriore testimonianza l’accademico Piano Forestale Regionale del 2010, il quale riteneva necessario ed urgente “ realizzare interventi forestali finalizzati alla mitigazione degli effetti del dissesto idrogeologico e del rischio di desertificazione “. Le aree a rischio e quindi suscettibili di intervento  - secondo la parte analitica del P.F.R. -  ammontano a 652.462 ha (¼ della superficie regionale). Tra esse 65.724 ha hanno un livello elevato di priorità e 364.950 ha un livello medio.

Purtroppo non c’è più lo spirito di quei tempi. Sono cambiati i modelli culturali, gli interessi, la politica, l’economia, i dirigenti, le persone. Troppi ciarlatani ambigui, incompetenti, narcisisti e furiosi.

Oggi prevale – ahimè – il partito trasversale dei prestigiatori e della filiera del legno. Così si completerà con le motoseghe l’opera del fuoco e delle malattie. In una Sicilia che sempre più si avvicina all’Africa si vorrebbero utilizzare massicciamente le residue risorse forestali (pubbliche e private) per produrre energia elettrica in apposite megacentrali “ a biomasse “ nonché per altri usi derivanti dalla lavorazione del legname.  A parere di questi neo scienziati si potrebbe ricavare un reddito molto elevato “ per l’autofinanziamento del comparto “. Una follia!!  Secondo valutazioni silvocolturali ed economiche fatte da docenti e studiosi, l’utilizzo può essere solo molto moderato, orientato dai piani di gestione forestale (che non ci sono!) ed il ricavo di appena 5/7000.000 di euro l’anno.

Della deforestazione della Sicilia, “ dell’imponente opera di ricostruzione “ e delle opportunità di ampliamento oggi,  tornerò in un successivo articolo ( sempre che “i riformatori” mi diano il tempo…).  Per una informazione efficace ed immediata che integra quanto sin qui esposto, si rinvia all’opuscolo “ Boschi ed Incendi Boschivi “, già pubblicato su questo Blog.  Attraverso illustrazioni e didascalie spiega brillantemente le funzioni vitali dei boschi. Spero che lo leggano anche legislatori.

Purtroppo  il testo di riordino  è ben lontano dal fissare norme vincolanti sotto l’aspetto programmatico e finanziario per raddoppiare (almeno) nei prossimi 10 anni o 20 anni la superficie boscata pubblica e privata ( secondo le analisi del PFR si dovrebbe andare ben oltre il raddoppio)  ed  implementare  e migliorare il coefficiente complessivo di boscosità. Questa dovrebbe essere la priorità  strategica assoluta (sotto ogni aspetto e profilo: ambientale, paesaggistico, turistico). Invece i forestali saranno dispersi in mille rivoli ed interventi e la loro condizione lavorativa ed occupazionale rimarrà pressoché invariata (se tutto va bene …).    

Palermo lì 22 Giugno 2016    Salvino Carramusa  - l.t.i.



Note – Ringrazio Vincenzo Trifirò,  lavoratore forestale 151 – ista  per avermi messo a disposizione il libro “

Boschi di Sicilia – 1967, ritrovato negli archivi di famiglia.

- Si consiglia la lettura dell’opuscolo Boschi e Incendi Boschivi, già pubblicato su questo Blog







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