20 aprile 2011

BILANCIO REGIONALE 2011

 20 aprile 2011

La diligenza della manovra economica
in viaggio tra malesseri e ostacoli


“Prendiamo atto che c’è un esecutivo nazionale ostile che sta provando in tutti i modi a bloccare il cambiamento in Sicilia. Sappiamo benissimo che ci sono regioni del nostro Paese che stanno risolvendo i problemi finanziari legati alla sanità grazie alle risorse del Fas. Ebbene, il governo Berlusconi sta erogando le risorse Fas alle regioni amministrate dal centrodestra, a cominciare dal Lazio. Mentre nega le stesse risorse alla Sicilia solo perché il governo della nostra Isola ha un colore politico che non gli piace. Siamo davanti a un uso scorretto delle istituzioni”.

Lo dice Lillo Speziale
parlamentare regionale del Pd e presidente della commissione Antimafia di Sala d’Ercole. Che aggiunge: “Di fronte a un governo Berlusconi che utilizza due pesi e due misure per penalizzare la Sicilia e i siciliani, è giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità. A mio avviso, il governo regionale dovrebbe indirizzare una buona parte dei fondi europei sul credito d’imposta, privilegiando il turismo e l’agricoltura biologica. Dopo aver dato ossigeno alle imprese isolane, mettendole in condizioni di creare nuovi e veri posti di lavoro, sarebbe bene sciogliere l’Assemblea regionale, spiegando a chiare lettere ai siciliani che la responsabilità di quanto sta accendendo in Sicilia è del governo Berlusconi”.
La finanziaria. Intanto in commissione Bilancio dell’Ars, che torna a riunirsi nel primo pomeriggio di oggi, si cerca di far quadrare i conti di una difficile manovra economica. Approvato il bilancio, tocca adesso alla finanziaria (che si spera di approvare entro stasera). Uno scenario dove non mancano i mal di pancia politici e i problemi tecnici. La finanziaria, per definizione, è una ‘diligenza’ in corsa dove tutti cercano di saltare su. Sulla ‘diligenza’, ad esempio, ha già trovato posto ‘Sicilia e Servizi’, una società partecipata dalla Regione che, una volta approvata la manovra da parte dell’Ars, si porterà a casa un bel gruzzolo di circa 60 milioni di euro. Chi in queste ore sta provando senza successo a saltare sulla ‘diligenza’ della finanziaria sono i parlamentari dell’Udc e di Futuro e libertà. I quali, evidentemente, almeno fino ad ora, non sono stati molto ‘agili’. Per non parlare dei mal di pancia di quella parte del Pd non omologabile all’asse che fa capo al capogruppo Antonelllo Cracolici, a Giuseppe Lupo e al parlamentare nazionale, Beppe Lumia. Insomma: chi resta a bocca asciutta mugugna a annuncia sfracelli in commissione Bilancio e magari in Aula. Scene tutto sommato normali, destinate ad appianarsi all’insegna di nuove e più ‘ecumeniche’ spartizioni di risorse.
Il mutuo da 855 milioni. Ma i problemi seri, come lascia intendere Speziale, sono tecnici. E riguardano il reperimento delle risorse finanziarie. Roma non vuole ‘cacciare’ le risorse del Fas, sigla che sta per Fondi per le aree sottoutilizzate. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per la realizzazione di infrastrutture. Risorse che il governo nazionale e le regioni meridionali considerano ormai acquisite come possibili spese correnti. Il governo regionale, è noto, ha appostato in bilancio le risorse del Fas che il governo nazionale non ha erogato. Ovviamente, bisogna tenere conto della possibilità, tutt’altro che remota, che questi soldi non arrivino nelle ‘casse’ della Regione. Da qui la previsione di un mutuo cartolare pari a 855 milioni di euro. Una somma enorme. Un mutuo che dovrebbe essere acceso solo nel caso in cui da Roma non arriveranno le risorse Fas.
Va da sé che, in considerazione anche del contesto economico internazionale non certo roseo, accendere un muto di 855 milioni di euro non dovrebbe essere una passeggiata. Anzi. Da qui il dubbio, piuttosto fondato, che tale mutuo non verrà mai acceso. Morale: in assenza dei Fas e senza l’accensione del mutuo già a settembre di quest’anno ci potrebbero essere seri problemi di cassa.
I forestali. Il secondo problema è legato alle risorse da reperire per i forestali. Anche questa spesa dovrebbe essere affrontata con il Fas. In attesa che arrivino i soldi da Roma l’onere, nella manovra, è stata correttamente posta a carico della Regione (anche se non si capisce con quali risorse finanziarie).
Il ‘buco’ della sanità. Il terzo problema è il più complesso. E riguarda la sanità. La manovra, in materia di sanità, prevede un accantonamento negativo pari a 571 milioni e 735 mila euro. In pratica, la Regione, che partecipa al fondo sanitario nazionale coprendo il 49 per cento circa delle spese previste in Sicilia (3 miliardi e 200 milioni e rotti), ha posto nella manovra, per l’appunto, 571 milioni e 735 mila euro in meno.
Se questi soldi non ci sono, è chiaro che da qualche parte dovranno arrivare. Da dove? Nei documenti finanziari si parla della riduzione della quota di partecipazione della Regione, che dal 49 per cento dovrebbe passare al 42 per cento circa; e delle accise che dovrebbero essere riconosciute dallo Stato alla Regione. In entrambi i casi si tratta di questioni che Roma e la Sicilia non hanno definito.
Morale. C’è il dubbio, piuttosto fondato, che questi soldi non arrivino. In tale malagurato caso non si avrebbero solo problemi di cassa (che già sono comunque gravi), ma l’interruzione dei servizi sanitari essenziali per i siciliani. Da qui il rischio, decisamente fondato, che la norma, nella formulazione attuale, venga impugnata dal commissario dello Stato.
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