L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






16 novembre 2010

ON. CRACOLICI (CAPOGRUPPO DEL PD)


Dal Giornale di Sicilia di mercoledì 23 ottobre 2007, pag. 9



Cracolici: "Basta clientelismo, in Sicilia servono vere riforme" 

intervista di Giacinto Pipitone


Che succede alla Regione? L'esponente del Pd: Il governo Cuffaro non ha la forza di fare alcunchè. La legge sullo sviluppo è un libro dei sogni".
PALERMO. «All’immobilismo, la Regione, c’è arrivata da un anno. Ora il problema è peggiorato, siamo nella fase dell’attesa e ci si chiede soltanto quanto durerà tutto ciò»: al presidente Cuffaro, che ha annunciato di temere la paralisi istituzionale in vista della sentenza nel processo che lo vede imputato per favoreggiamento aggravato, Antonello Cracolici risponde che le sabbie mobili sono già una realtà. Ma il futuro leader all’Ars del Partito democratico offre anche una mano sul terreno del risanamento dei conti, soprattutto quelli della sanità.
Onorevole Cracolici, Cuffaro ha chiesto al Parlamento un sussulto per approvare la legge sullo sviluppo e la Finanziaria, evitando così la paralisi. Che profilo manterrà l’opposizione in questa fase tanto delicata?
«Intanto vorrei premettere due cose. La prima è che noi avevamo detto già nel 2005 che ricandidare Cuffaro avrebbe significato legare la legislatura al destino del presidente della Regione. Ora infatti siamo al punto che il governo non ha la forza di fare alcuna scelta perchè vive giorno per giorno nella speranza di sopravvivere a se stesso. La seconda cosa che vorrei ricordare è che questo Parlamento nel primo anno di legislatura ha avuto sussulti solo su proposte mie condivise dall’opposizione. Mi riferisco alle norme che hanno limitato gli stipendi dei manager, all’abolizione delle pensioni d’oro alla Regione, alla cancellazione dell’Agenzia del Mediterraneo. Per il resto l’Ars ha fatto solo ordinaria amministrazione. Ha pensato solo a coprire i disavanzi finanziari».
Voi cosa proponete per uscire dalla paralisi?
«Intanto, fare leggi non significa uscire dalla paralisi. La Sicilia ha bisogno di riforme a 360 gradi, di tagliare le spese di eliminare il clientelismo. E per fare tutto ciò non si sono le condizioni. Noi diciamo però che ci sono delle emergenze a cui far fronte. Penso ai fondi per i Comuni, 120 milioni che scongiurerebbero il rischio di eliminazione dei servizi essenziali. Penso agli 80 milioni che servono per stabilizzare i forestali o aumentare il numero delle giornate lavorative e lo stipendio. Occorre anche trovare copertura per il buco procurato dalla restituzione dell’anticipo versato dalla Snam per la tassa sul tubo e per l’altro buco costituito dal mancato incasso dei 740 milioni che sarebbero dovuti arrivare dalla valorizzazione degli immobili. Noi attendiamo che il governo ci proponga la variazione di bilancio».
E la legge sullo sviluppo?
«Fino a ora è un libro dei sogni. A partire dal fatto che malgrado le rassicurazioni di Cuffaro, per assicurare copertura a questa legge si ricorrerà a un mutuo, riaprendo la stagione dell’indebitamento della Regione. Ma noi siamo interessati a questa legge. Se non si limita a una grande operazione ducotone (il riferimento è alla norma che assegnerebbe contributi per rifare le facciate dei palazzi) siamo disponibili al confronto. Ogni volta che il Parlamento è stato convocato noi abbiamo fatto la nostra parte. La colpa della paralisi invece è del governo e della maggioranza. Questo sia chiaro»
 Il Partito democratico non ha chiesto le dimissioni di Cuffaro, nemmeno dopo la richiesta di condanna a otto anni. Perchè?     
«Quella del processo Cuffaro e dell’attesa della sentenza è ormai un alibi per questo governo e questa maggioranza. Nasconde la crisi politica che stanno vivendo. Noi abbiamo detto, ”andate avanti, poi in presenza della sentenza si parlerà di dimissioni, ma intanto governate”. Ma mi sembra evidente che anche nella Cdl ormai tutti abbiano la consapevolezza che Cuffaro presto non sarà più il presidente. Sono iniziati i giochi di palazzo. Forza Italia sta cercando un posto in prima fila per il dopo Cuffaro e l’Mpa punta a diventare una costola dell’Udc perchè ha un idea del centro eternamente al comando in Sicilia».
Ma lei che giudizio si è fatto del processo Cuffaro?
«Guardi, io vorrei ribaltare il punto di vista. Lasciamo stare le aule giudiziarie. Se esistesse un tribunale in grado di giudicare il presidente per il buco nei conti che ha creato, per l’occasione sprecata con i fondi di Agenda 2000, per le riforme mancate e per il clientelismo dilagante, allora sono convinto che la condanna scatterebbe. Sarà la storia a condannare Cuffaro. Ma lui prima di andarsene ci lascerà danni irreparabili, come il disavanzo record di due miliardi di euro».
Buona parte del disavanzo è però legata alla sanità. Ora c’è l’occasione di rimediare, grazie al piano di rientro dal deficit. Come vi comporterete in vista della sua attuazione?
«Intanto, Cuffaro è stato costretto a concordare un piano di rientro. Costretto non da Prodi ma dai danni che lui stesso ha provocato con una gestione inefficace e costosa della sanità. Il piano di rientro è l’occasione per rimediare all’architrave del ”cuffarismo”, cioè a quella politica del dare tutto a tutti senza dire mai di no. Ora c’è questo piano di rientro ma non vedo grande convinzione nell’attuarlo. Da parte nostra anticipo che se c’è da tagliare guardie mediche piuttosto che ridurre le ambulanze noi non ci tireremo indietro se tutto ciò è fatto con un vero intento di risanamento. E poi, vorrei dire che forse è meglio tagliare del tutto gli straordinari troppo generosi a medici e infermieri che lavorano stabilmente nelle Asl e dietro incentivi salgono poi sulle ambulanze. Forse è meglio assumere personale dedicato, a conti fatti costerebbe meno alle casse pubb.liche».
Sul tappeto a breve scadenza ci sarebbe anche la riforma della gestione di Asl e ospedali. La condivide?
«Se corrisponderà a una vera riduzione di poltrone, sì. Ma se tutto si trasformerà in una operazione di marketing come il taglio degli Ato rifiuti, approvato per legge e mai fatto, allora a questa maggioranza rispondo: se lo facciano da soli.... A noi questa riforma interessa solo se riesce ad abbattere il sistema di potere che sta dietro al sistema attuale. Per ora stiamo discutendo del Dpef. Ebbene, approvando quello dell’anno scorso votammo insieme misure di risanamento, come il taglio degli enti inutili, che non sono mai state attuate. La paralisi è anche questo».
Il Partito democratico ha visto la luce. All’Ars potrebbe contare su 28 o 29 deputati (a seconda che La manna aderisca o meno). Quando nascerà anche il gruppo unico?
«Mercoledì (domani per chi legge, ndr) nascerà il gruppo unico, almeno politicamente. Ci riuniremo e fonderemo i gruppi di Ds e Margherita. Anche se sul piano amministrativo il cammino è un po’ più lungo per quello che riguarda sedi, personale e quant’altro».
E quali saranno le alleanze? Si è parlato tanto di dialogo con Udc e Mpa. Lei, che dovrebbe essere il capogruppo, che strategia propone?
«La politica è anche capacità di alleanze. Io premetto che il centrosinistra per ora è minoranza nella società, non solo negli ambienti politici e a questo deficit dobbiamo rimediare con le alleanze. Ma queste alleanze devono essere in grado di avviare un serio riformismo e non devono essere dettate solo da geografia politica. Io credo che i maggiori aspetti conservativi in Sicilia siano radicati negli ambienti neocentristi. Mentre noto in Forza Italia una maggiore propensione all’innovazione».
http://www.antonellocracolici.it/home/index.php?option=com_content&task=view&id=51&Itemid=40

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