L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






13 luglio 2016

L’AMPLIAMENTO DELLA SUPERFICIE BOSCATA IN SICILIA DAL 1949 AD OGGI. GLI ORIENTAMENTI ATTUALI E LE NECESSITA’ REALI. I VALORI AGRICOLI MEDI E LA OCCUPAZIONE TEMPORANEA


Dal precedente articolo abbiamo appreso che alla data del 1-1-1946 la superficie boscata siciliana (prevalentemente privata) risultava essere estesa 85.148 ha (3,5% della superficie complessiva), mentre oggi ammonta a 283.000 ha (Risorsa Ambiente – L’azione  dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali. Altre fonti confermano questo dato con una differenza di appena 80 ha in più: 280.080). Questa superficie  totale è prevalentemente pubblica. Il coefficiente di boscosità - o grado di copertura effettiva – purtroppo è molto più basso (6/7%). Ciò rinvia ad un altro tema che non è trattato in questo articolo, ossia la gestione e la difesa dei soprassuoli forestali esistenti, la ricostituzione delle aree degradate, il miglioramento della resilienza (la capacità di reagire alle avversità climatiche, biotiche ed antropiche) di alberi ed arbusti attraverso la conservazione, la cura e la riconversione con specie  più adeguate.
I 283.000 ha sono così suddivisi: a) Demanio regionale 168.000 ha; b) Demanio comunale 46.000 ha; c) Enti e privati 69.000 ha.
Il Dipartimento regionale dello sviluppo rurale e territoriale (che a differenza della ex Azienda regionale delle foreste demaniali – soppressa nel 2008 - non ha una dotazione finanziaria propria) gestisce complessivamente 193.000 ha del patrimonio boschivo dell’isola (secondo altre fonti 177.306 ha). Il patrimonio gestito è così suddiviso: a) Demanio regionale 168.000 ha; b) Demanio comunale ed altri enti 17.000 ha; c) terreni in occupazione temporanea 8000 ha (Risorsa Ambiente – L’azione della Azienda Regionale Foreste Demaniali - 2007).
Quindi dal 2° dopoguerra ad oggi vi è stata una significativa ( imponente secondo alcuni) estensione della superficie boscata, grazie soprattutto agli interventi della Amministrazione forestale che si è avvalsa principalmente di una progressiva azione di demanializzazione.  “La superficie del Demanio  regionale è passata dai 4.248 ha  provenienti dallo Stato nell’anno 1949 (l’Azienda venne istituita con L.r. 10 del 1949) agli attuali 168.000 ha (ma secondo il Rapporto sullo stato delle foreste in Sicilia del 2010, il rilevamento ultimo sembra essere del 2001). In 52 anni  - dal 1949 al 2001 - sono stati imboschiti 163.752 ha: mediamente 3.149 ha l’anno di superficie progressivamente inclusa e riforestata. Acquisita attraverso l’esproprio, la occupazione temporanea seguita da esproprio ed  infine tramite il libero conferimento con la maggiorazione del 50% sul valore di esproprio (L.r. 2/86  e succ.).
I periodi migliori sono quelli che vanno dal 1976 al 1985 con 5.187 ha l’anno di superficie acquisita e rimboschita e dal 1985 al 1989 con 5.823 ha l’anno. La manodopera forestale veniva impiegata dalla amministrazione per le attività di cura e manutenzione, per l’impianto di nuove aree boscate, per la difesa passiva ed attiva contro gli incendi. Gli operai  godevano di una buona immagine presso l’opinione pubblica. Il numero delle giornate di lavoro forestale in Sicilia nel 1982 era di 1.185.876, mentre nel 1992 era più che raddoppiato: 2.880.173 giornate di lavoro. Più o meno quanto oggi, ma con meno unità e più garanzie occupazionali per gli addetti rimasti. Dalla fine degli anni 90 le acquisizioni si sono drasticamente ridotte. Se si analizzano le norme finanziarie delle leggi che  hanno disciplinato il settore forestale  negli ultimi 30 anni si comprende uno dei motivi: si è passati dai circa 240.000.000.000 di lire per occupazioni temporanee, espropri, liberi conferimenti, previsti dalle Leggi regionali 2/86 ed 11/89, agli 80.000.000.000  di lire della 16/96, al 1.000.000 di euro della 14/06 (si tratta di valori stimati, vista la eterogeneità di alcune voci e capitoli di spesa; ma danno comunque una idea della decrescenza di questi specifici investimenti). In ogni caso nessuna di queste leggi collegava e vincolava la spesa prevista ad una determinazione quantitativa annuale e poliennale delle superfici da acquisire e rimboschire. Tutto è stato lasciato alla successiva programmazione degli interventi (e dei trascinamenti…).
Anche le superfici private sono state oggetto della attenzione pubblica ai fini dell’imboschimento, del rimboschimento e dell’arboricoltura da legno. Col regolamento 2080/92 e le misure successive (fondi europei), le aree oggetto di intervento si sono estese per una superficie complessiva di 22.109,64 ha. Il bilancio non è stato brillante e più spesso fallimentare. Riguardo agli impianti destinati ad arboricoltura da legno, alle pagine 121 e 122 del Piano Forestale Regionale, 1° tomo, si trovano giudizi  ben poco lusinghieri: “…Gli imprenditori non hanno tenuto conto delle stazioni climatiche più favorevoli alle specie impiantate, ne delle caratteristiche pedologiche (tipo di suolo ); ….. non hanno apportato le necessarie cure colturali”. “ Gli imprenditori hanno intravisto nel finanziamento un facile mezzo per ottenere contributi“ Nella nostra Regione la consapevolezza della necessità della forestazione protettiva per prevenire il dissesto idrogeologico e gli atti conseguenti  sino ad un certo periodo,  sono il più importante pezzo di storia della riforestazione siciliana dell’epoca contemporanea. Poteva essere solo pubblica, perché  con la forestazione protettiva non si realizzano utili ( l’arboricoltura da legno  e le utilizzazioni  produttive della massa forestale – ove possibile – possono invece determinare utili o comunque ricavi  modesti o apprezzabili).  Le Amministrazioni regionali e forestali  - sin dagli anni 50 - mentre mettevano in atto azioni di recupero  e tutela del territorio (che hanno portato agli attuali 280.000 ha) auspicavano di concludere quel percorso con almeno  500.000 ha di superficie rimboschita (si veda “ La forestazione protettiva: priorità assoluta della riforma forestale”). Oggi una eventuale espansione razionale delle attività silvane sarebbe supportata sul piano cognitivo da tante altre motivazioni. La più importante attiene alla mitigazione del clima. Visto che ci stiamo avvicinando all’Africa e viceversa.
Il clima siciliano, il più arido in Italia dopo quello della Puglia, non ha consentito e ancor più non consente oggi una soddisfacente ricolonizzazione spontanea delle superfici nude, degradate e deforestate. Al contrario ciò è avvenuto in quasi tutte le altre regioni d’Italia.
Secondo il Prof. Antonio Gabbrielli
(Accademia italiana di scienze forestali – Firenze ), all’inizio della età moderna (1492) - nella area geografica  corrispondente all’Italia – presumibilmente vi erano 11.000.000 di ha di superficie boschiva (più o meno quanto oggi).  Alcuni secoli dopo, la prima statistica forestale dell’Italia post-unitaria (1870 ) accertava una superficie di poco più di 5000.000 di ha. La folle deforestazione era stata causata da trasformazioni socio-economiche, politiche, dall’incremento demografico, dall’uso produttivo intensivo dei soprassuoli forestali ed agrari, dalle guerre.
Lo Stato unitario,  alla fine dell’800,  avviò azioni di riforestazione pubblica che proseguirono per gran parte del 900 e con una maggiore incidenza dal 1950 al 1980. In circa un secolo “nel quadro della difesa del suolo ma anche con chiari intenti sociali” sono stati creati circa 760.000 ha di nuovi boschi e ricostituiti 150.000 ha di boschi degradati. Mentre i rimboschimenti volontari hanno raggiunto appena il 4% degli interventi dello Stato.
Ma se la superficie forestale italiana, ridotta pressochè a 5000.000 di ha nel 1870, è tornata ad essere quella dell’inizio dell’età moderna, ossia 11.000.000 di ha circa e l’intervento umano si è riflettuto su soli 900.000 ha, chi ha riforestato i rimanenti 4900.000 di ha di superficie agraria , pascoliva e marginale che  nel corso del  XX secolo progressivamente veniva abbandonata? La risposta può essere una sola: la natura, le condizioni climatiche ed il regime pluviometrico favorevole. Queste agevolazioni ambientali in Sicilia (ed in Puglia) sono molto limitate  (estati lunghe e siccitose, piogge  concentrate nell’autunno-inverno). Le condizioni climatiche sfavorevoli, inoltre, contribuiscono ai danni colposi e dolosi relativi agli incendi ed al pascolo.
Il Piano Forestale Regionale del 2010, alle pagine 42, 43, 44 del primo volume, conferma in pieno la necessità di “ampliare la superficie silvicola“ – con specie adeguate - principalmente attraverso l’intervento umano,  perché “ vi è necessità di realizzare interventi forestali finalizzati alla mitigazione del dissesto idrogeologico e del rischio di desertificazione”.  All’interno delle aree suscettibili di intervento forestale, il PFR individua diversi livelli di priorità “ per la realizzazione di impianti di forestazione protettiva e multifunzionale, mentre non sono stati identificati livelli di priorità per gli impianti di arboricoltura da legno e per la produzione di materiale di pregio e/o di quantità (compresi quelli destinati alla produzione di biomasse). Secondo il Piano Forestale Regionale “ la superficie delle aree  suscettibili di intervento forestale per livelli e sottolivelli di priorità ammonta complessivamente a 652.532 ha, ossia ¼ della superficie regionale (ben oltre le analisi e le previsioni dei forestali degli anni 50’ e decenni successivi): 65.724 ha con livello di priorità alto, 364.950  ha con livello di priorità medio alto  e 221.858 ha con bassa priorità (evidentemente anche la razionale gestione del patrimonio forestale esistente concorre alla prevenzione del dissesto idrogeologico e ad assolvere alle altre funzioni).
Purtroppo è rimasta una analisi accademica perché non accompagnata da progetti esecutivi, piani di gestione, destinazioni finanziarie adeguate, rivendicazioni serie e documentate.
Secondo la Protezione Civile regionale , in Sicilia dal 1900 al 2014 , si sono verificati 245 eventi di natura idrogeologica che hanno provocato 681 vittime e danni stimati per 14.000.000.000 di euro  (Quotidiano di Sicilia 13 – 1 – 2015). Solo negli ultimi 15 anni si sono registrati 3.300.000.000 di euro di danni. I comuni a rischio sono 277 su 390 (71%).
La prevenzione del dissesto idrogeologico di cui si parla tanto (a vanvera), sul piano tecnico - scientifico è una azione sistemica che deve  prendere in considerazione l’intero bacino idrografico.
La sistemazione e manutenzione degli alvei  principali e secondari, la creazione di briglie, il risanamento delle fasce spondali, la realizzazione di piccoli e grandi canali di deflusso, il disimpegno cautelare dei nodi (intersezioni tra viabilità e corsi d’acqua) nei casi in cui non garantiscono un regolare flusso, la  eventuale individuazione e predisposizione delle aree  di esondazione ect, sono interventi  a valle (aree di compluvio) utili - ancor di più se condotte con le tecniche della ingegneria naturalistica - ma da soli non esaustivi. I versanti e le pendenze dei monti che concorrono alla  costituzione del bacino  idrografico – specie quelli a maggior rischio di dissesto – devono essere terrazzati e protetti dalla vegetazione arbustiva ed arborea. Gli alberi, nei boschi, costituiscono un ombrello continuo che ripara il terreno dalla violenza delle piogge (e dalla calura estiva ), favoriscono la infiltrazione delle acque, ne rallentano lo scorrimento superficiale generalizzato (ruscellamento ). Senza questa protezione a monte, gli interventi a valle  creeranno tutele poggiate su una gamba sola (e forse anche mezza!). Le esondazioni e le inondazioni ( alluvioni ) saranno sempre incombenti. I danni da dissesto idrogeologico non si potranno ridurre in modo significativo: si ripeteranno periodicamente con grandi rischi ed oneri per la collettività. ….. Per i prossimi sette anni la Sicilia potrà contare su 1.500.000.000 di euro per la manutenzione straordinaria di fiumi e torrenti. Saranno interventi svolti in economia diretta dalla Pubblica Amministrazione e attraverso imprese.
La proposta di riordino del settore forestale anche sotto il profilo delle acquisizioni e dei  nuovi rimboschimenti, da un lato riflette alcune contraddizioni delle norme passate e vigenti, dall’altro, complessivamente, ne rappresenta un peggioramento assoluto. Il piano di acquisizione dei terreni e di ampliamento della superficie boscata pubblica non contiene alcuna previsione finanziaria. Non vi è alcuna determinazione su base annuale e poliennale. Non viene privilegiato uno strumento al posto di un altro: la occupazione temporanea, ad esempio, sarebbe fonte di considerevoli risparmi per l’erario (lo si vedrà nella seconda parte di questo documento .
Nel disegno di legge non è prevista manodopera sufficiente da destinare a significativi ampliamenti della superficie forestale.
La proposta di riordino del settore forestale definisce sei ambiti di intervento e li perimetra. Quattro ambiti (prevenzione civile, lotta passiva agli incendi boschivi, potenziamento e valorizzazione dei boschi e delle aree a verde, gestione produttiva del demanio forestale) sono di competenza del Dipartimento regionale per lo sviluppo rurale e territoriale. Esso si avvale dell’Agenzia regionale per le attività forestali, rurali e territoriali, che si fa carico della titolarità dei rapporti di lavoro degli addetti, rigorosamente ripartiti nei rispettivi quattro elenchi speciali.
Il quinto ambito (parchi e riserve) è di competenza del Dipartimento regionale dell’ambiente, che si avvale della Agenzia regionale delle aree protette per la titolarità dei rapporti di lavoro.
Il sesto ambito (lotta attiva agli incendi boschivi ) è di competenza del Dipartimento regionale del Comando del Corpo Forestale, che si fa carico della titolarità dei rapporti di lavoro.
Complessivamente, i lavoratori dei sei ambiti sono suddivisi nei corrispettivi 6 elenchi speciali. Tranne gli attuali l.t.i, gli altri diventano equivalenti a tempo indeterminato. Ovvero lavoratori stabili virtuali (quattro 78-isti equivalgono ad un l.t.i.;  tre 101-isti ad  un l.t.i.; due 151-sti ad un l.t.i.).
La perimetrazione di ambiti ed elenchi è assimilabile a dei confini. L’utilizzo potenzialmente dinamico della manodopera viene di conseguenza compressa dentro dei recinti. Ciò non si coniuga ne con la razionalità ne con l’efficienza.
L’unico ambito in cui si possono riconoscere previsioni riguardanti  “l’ampliamento  del demanio forestale e pascolivo “… è quello di cui all’art. 7, comma 1, lett. c):
“potenziamento e valorizzazione dei boschi e delle aree a verde, nonché di tutte le riserve gestite dal Dipartimento regionale dello sviluppo rurale e territoriale”. In esso sono elencati circa 30  tipologie di intervento ed attività: imboschimento e rimboschimento; impianto di essenze arboree su terreni di proprietà di enti pubblici o di enti morali, sempreché destinati alla pubblica fruizione; miglioramento dei boschi esistenti ed attività connesse, valorizzazione ambientale e paesaggistica; gestione di terreni boscati e comunque di interesse forestale, naturalistico o paesaggistico di proprietà di enti locali o di altri enti pubblici; implementazione e manutenzione delle aree attrezzate, compresi i servizi resi all’ interno delle aree stesse; recupero, conservazione e valorizzazione del patrimonio escursionistico regionale; miglioramento dell’assetto faunistico, prevenzione e difesa delle avversità; manutenzione e ristrutturazione dei fabbricati funzionali alle attività del presente articolo, realizzazione e potenziamento delle reti infrastrutturali; miglioramento di giardini pubblici comunali o di giardini privati aperti al pubblico che rivestano particolare interesse sotto il profilo paesaggistico ed ambientale; formazione e gestione di arboreti e di giardini botanici con scopi scientifici e divulgativi; interventi finalizzati al miglioramento della attrattività del paesaggio rurale ed ambientale e della rete ecologica siciliana; manutenzione delle aree verdi pubbliche, dei siti archeologici e delle miniere; interventi di natura agroforestale nei beni confiscati alla mafia non assegnati oppure assegnati ad enti pubblici; cura, pulizia e scerbatura meccanica e manuale dei siti di importanza comunitaria, delle zone speciali di conservazione e delle zone di protezione speciali; cura e pulizia delle proprietà del demanio marittimo, di fiumi, torrenti e laghi; cura, pulizia e scerbatura del verde presente nelle scuole pubbliche, università, centri di ricerca, musei, ospedali e stabili nella disponibilità delle forze dell’ordine; cura e pulizia del verde pubblico di proprietà dei comuni; interventi finalizzati all’ampliamento e/o miglioramento e alla maggiore razionalizzazione del demanio forestale e pascolivo; conversioni e trasformazioni boschive volte a conferire una maggiore stabilità biologica e un migliore assetto ambientale e paesaggistico dell’area forestale interessata; creazione e miglioramento dei boschi periurbani o comunque destinati a fini sociali, culturali e didattici; cura, manutenzione e sorveglianza dei boschi di proprietà della Regione e di altri enti pubblici, nonché la realizzazione di percorsi anche attrezzati a tema ludico e sportivo”.
In questo ambito vi è il 16% della manodopera (766 equivalenti a tempo indeterminato) rispetto ai quattro ambiti di competenza del Dipartimento sviluppo rurale e territoriale.  A parte ( ma non tanto ) la molteplicità  ed eterogeneità degli interventi previsti, è impossibile in questo quadro  molto nutrito di attività ma con risorse umane limitate, impiegare manodopera sufficiente per ampliare significativamente la superficie forestale.
Ed è ancora più impossibile se si considera che  - secondo l’architettura complessiva della proposta di riordino del settore forestale - nell’immediato verranno mantenute le garanzie e le giornate di lavoro attuali, ma nel tempo diminuiranno (blocco del turn-over da 151 ad L.t.i.).
Le due fasce di garanzia (L.t.i. e 151) per assicurare una esistenza relativamente libera e dignitosa ai lavoratori forestali, da statuire per legge ed oggi proposte (marzo 2016) dalle Organizzazioni sindacali di categoria, non rientrano nei piani della Regione.
Questo Governo – con un patto a perdere - ha rinunciato a 7 miliardi di euro  l’anno di entrate tributarie dovuti da Roma in virtù degli articoli 36 e 37 dello Statuto  in cambio di pochi spiccioli (per riferimenti più completi si vedano anche l’articolo di Giuseppe Oddo – Un bilancio lacrime e sangue -  sull’Espresso del 26 maggio 2016, pag.ne 29 e 30  ed il Giornale di Sicilia del 22 giugno). Con il predetto ” accordo “ (in perfetta continuità con la maggior parte dei  governi precedenti), il Governo regionale ha fortemente limitato  le  prospettive di sviluppo  economico (pubblico e privato) e di tutela dell’ambiente e del lavoro.  Non è con queste strozzature che si riparano più di 60 anni di sprechi e abusi del denaro della collettività. Denaro pubblico del quale hanno principalmente fruito le élites (significato letterale: gruppi di persone che esercitano influenza, autorità o potere) della società siciliana: pubbliche e private.
Pioppo lì 13 luglio 2016                   
Salvino Carramusa -  L.t.i.


Si allega l’articolo comparso sull’Espresso del 26 maggio 2016: UN BILANCIO LACRIME E SANGUE

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