L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






21 marzo 2016

VERSO LA RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE IN SICILIA. TERZO CONTRIBUTO TEMATICO: LO STATO DELLE FORESTE NEL MONDO


Ricevo e pubblico
da Salvino Carramusa



VERSO LA RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE IN SICILIA

TERZO CONTRIBUTO TEMATICO


Il terzo contributo tematico doveva riguardare “La storia delle superfici forestali in Sicilia, i dati attuali e le necessità di ampliamento”.  Ho ritenuto opportuno  però dare precedenza  ad una informazione di insieme sullo  “STATO DELLE FORESTE NEL MONDO” prima di continuare a ragionare sulle priorità siciliane. Ho cercato e trovato sulla RETE questo eccellente testo che propongo ai lettori. Si collega molto, tra l’altro, al secondo contributo tematico sulla funzione dei boschi: l’opuscolo illustrato in questo link: “Boschi e incendi boschivi“. Il testo è stato modificato solo graficamente (come si ribadisce alla fine) per meglio evidenziare alcuni contenuti. E’ integrato da sei note che specificano e dettagliano, tra l’altro, dati ed informazioni riferiti all’Italia ed alla Sicilia.


LO STATO DELLE FORESTE NEL MONDO


Le foreste svolgono per tutti gli esseri viventi, e per l’uomo in particolare, un ruolo multifunzionale fondamentale (1). Gli ecosistemi forestali non rappresentano soltanto una fonte di energia rinnovabile, ma contribuiscono alla protezione del suolo, al miglioramento della qualità dell’aria e delle acque, attenuano gli effetti di frane, valanghe, processi di erosione e desertificazione, forniscono beni e risorse essenziali. Le foreste agiscono come serbatoi di carbonio e mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici, assorbendo parte delle emissioni di gas serra causate dalle attività umane. All’interno degli ecosistemi forestali è inoltre custodito oltre l’80% della biodiversità animale e vegetale del nostro pianeta.
La tutela delle foreste rappresenta pertanto un obiettivo imprescindibile per l’uomo. A fronte delle conoscenze ormai assodate sull’importanza della conservazione degli ecosistemi forestali, in molti paesi lo sfruttamento delle risorse forestali continua ad essere condotto in modo non sostenibile. La disponibilità di dati relativi alla consistenza ed allo stato delle foreste a scala globale diviene pertanto il presupposto per predisporre politiche finalizzate ad una gestione forestale sostenibile.
FAO dal 1946 pubblica periodicamente rapporti sullo stato delle risorse forestali mondiali. La definizione univoca di foresta adottata a partire dal 2000 dalla FAO prevede un’estensione minima di 0,5 ettari (5000 m2), una larghezza minima di 20 m, una copertura minima del suolo da parte delle chiome pari al 10%, un’altezza minima degli alberi al raggiungimento della loro maturità di 5 m (2).
Il Rapporto sullo stato delle risorse forestali globali “Global Forest Resources Assessment (FRA) 2010” rappresenta ad oggi lo studio più esaustivo sugli ecosistemi forestali del pianeta, di cui analizza e descrive caratteristiche, evoluzione nel tempo, tassi di deforestazione e livelli di degrado.
Nel rapporto sono presentati lo stato attuale e i trend recenti delle foreste di 233 paesi e aree geografiche, in relazione a estensione, diversità biologica, stato di salute, funzioni produttive, protettive e socio-economiche, quadro giuridico, politico e istituzionale che ne regola la gestione e l'uso. Un ulteriore approfondimento riguarda lo stato e le tendenze relative alla proprietà e alla gestione forestale.
La superficie forestale globale è pari a oltre 4 miliardi di ha, corrispondenti al 31% delle terre emerse (Figura 1 e Figura 2). I due terzi delle foreste si trovano tuttavia in soli dieci paesi, tra i quali Federazione Russa, Brasile, Canada, Stati Uniti e Cina rappresentano oltre la metà del totale delle aree forestali presenti sul nostro pianeta. Dieci paesi o aree non possiedono foreste e in 54 esse occupano meno del 10% delle terre emerse.
In Europa i boschi coprono circa 1 miliardo di ettari (pari al 44% della superficie del continente). La boscosità europea varia dall’1% di Malta al 73% della Finlandia. Il patrimonio forestale italiano copre complessivamente circa 11 milioni di ettari (3), pari al 36% dell’intera superficie nazionale, di cui il 63% è di proprietà privata.
La deforestazione a livello globale ha evidenziato una tendenza alla diminuzione, anche se prosegue ancora, ad un tasso allarmante, in molti paesi del mondo. La necessità di terre agricole è ancora la prima causa di deforestazione, a scapito in particolare delle foreste tropicali. Annualmente, tra il 2000 e il 2010, circa 13 milioni di ettari di foresta sono stati convertiti ad altri usi o sono andati perduti per cause naturali (es. incendi) (contro i 16 milioni di ettari degli anni Novanta).
Il Brasile e l’Indonesia, un tempo contraddistinti dai più alti tassi di perdita netta di superficie forestale, hanno ridotto significativamente il proprio tasso di deforestazione, mentre in Australia si è assistito, a partire dal 2000, ad un incremento della perdita di foreste, principalmente a causa di eventi siccitosi di notevole severità e degli incendi boschivi ad essi associati.
La riduzione lorda della superficie occupata da foreste a livello mondiale è stata parzialmente compensata dall’aumento di superficie forestale determinato da attività di rimboschimento e dal processo di espansione naturale delle foreste, corrispondenti a oltre 10 milioni di ettari l’anno. La riduzione netta di superficie forestale relativo al periodo 2000-2010 è pertanto pari a 5,2 milioni di ettari l’anno, ovvero una perdita pari a quasi 4 volte le dimensioni di un paese come l’Italia, con notevoli differenze a livello regionale nei tassi di perdita e di aumento (4).
America del Sud e Africa continuano a evidenziare i valori netti più elevati di deforestazione. Anche in Oceania si è registrata una perdita netta di superficie forestale, mentre l’area occupata da foreste è rimasta pressoché invariata nel periodo tra il 2000 e il 2010 nelle Americhe centrale e del Nord. La superficie forestale europea continua invece ad espandersi (circa 660.000 ettari/anno nel periodo 2000-2005), benché più lentamente rispetto agli anni Novanta. L’Asia, che ha subito una perdita netta e pesante negli anni Novanta, registra ora un aumento netto (principalmente dovuto agli imboschimenti su grande scala realizzati in Cina), nonostante gli alti tassi di perdita netta evidenziati in diversi paesi del Sud e Sud-Est asiatico.
Le piantagioni forestali aumentano con ritmo crescente e costituiscono il 7% della superficie forestale globale, pari a 264 milioni di ettari. Circa il 75% di tali
piantagioni è costituito da specie native, il restante 25% da specie introdotte. Recentemente sono stati realizzati grossi progetti di rimboschimento su aree prive di copertura forestale da diversi anni, prevalentemente con funzione protettiva, allo scopo di favorire il controllo della desertificazione e la conservazione dei suoli e delle acque (5). Le piantagioni possono essere realizzate con finalità diverse, tuttavia le piantagioni produttive, destinate principalmente alla produzione di legname e di fibre, rappresentano la maggior parte del totale. I rimboschimenti artificiali, in genere realizzati con specie a rapido accrescimento (ad es. pini ed eucalitti), possono però spesso produrre una seria alterazione dell’ambiente naturale, soprattutto qualora vengano realizzate in sostituzione di foreste naturali, determinando cambiamenti di uso del suolo di entità simile a quelli prodotti dall’espansione di colture industriali, pascolo, attività minerarie, infrastrutture. Alla perdita di biodiversità si accompagnano, in particolare nei paesi in via di sviluppo, in cui tale attività è particolarmente diffusa (si pensi al rilevante problema delle grandi piantagioni di palma da olio in Indonesia), drastiche conseguenze di tipo socio-economico, quali esclusione sociale e concentrazione del reddito.
Si stima che le foreste siano in grado di immagazzinare 289 gigatonnellate di carbonio e la gestione sostenibile, la realizzazione di nuove piantagioni e il ripristino di foreste degradate possono contribuire alla conservazione o all’incremento degli stock di carbonio (6). Tuttavia a causa della perdita netta di superficie forestale mondiale, la quantità di carbonio stoccata dagli ecosistemi forestali si è ridotta di circa 0,5 gigatonnellate all’anno nel solo periodo 2005-2010 (FRA, 2010) (6).
La deforestazione o i processi di degrado delle foreste dovuti in primo luogo ad una cattiva gestione forestale comportano un’elevata perdita di diversità biologica. Mediamente a livello mondiale oltre un terzo (36%) di tutte le foreste sono classificate come foreste primarie di specie indigene (Figura 3), in cui non sono chiaramente visibili tracce di attività umana e i processi ecologici non appaiono disturbati in modo significativo. Le foreste primarie, ed in particolare le foreste tropicali umide, includono gli ecosistemi terrestri con la maggiore biodiversità, soprattutto in termini di numero di specie. Tuttavia si assiste alla loro progressiva contrazione, quantificata nel periodo 2000-2010 in oltre 40 milioni di ettari. La riduzione di superficie delle foreste primarie è dovuta soprattutto a tagli selettivi ed altri interventi antropici che ne determinano il degrado e la riclassificazione in altre tipologie di foresta. Il Sud America è la regione che ha registrato la maggiore perdita di foresta primaria, seguito da Africa e Asia.

FIGURA 3 - PERCENTUALE DI FORESTE PRIMARIE RISPETTO ALLA SUPERFICIE FORESTALE TOTALE
(FONTE: FAO FRA 2010; http://www.fao.org/forestry/fra/65883/en/)

Processi di degrado e riduzione della biodiversità forestale possono anche essere innescati dalla diffusione di specie invasive e dall’aumento di frequenza e intensità di disturbi naturali, quali incendi boschivi, pullulazioni di insetti, epidemie. La variazione del regime storico/naturale di tali eventi è fortemente correlata ad alterazioni nell’uso del suolo e/o a cambiamenti climatici, fenomeni per i quali la preponderanza dell’impatto antropico è spesso innegabile.

NOTE

(1) Si veda a tal proposito l’opuscolo illustrato in questo link: “Boschi e incendi boschivi” (questo opuscolo, in sezione fissa sul blog dallo scorso Aprile, nel 2002 mi fu regalato da Nino Cangialosi, l.t.i. del Distretto 5 della Provincia di Palermo. Colgo l’occasione per ringraziarlo ancora).

(2) Secondo il penultimo inventario nazionale delle foreste (che si avvale di parametri internazionali), la superficie forestale italiana è costituita da due macrocategorie: Boschi alti e Altre terre boscate. La prima – come nella definizione nel testo riportata – comprende le aree con una estensione minima di 0,5 ettari, larghezza minima di 20 metri e caratterizzate da una copertura maggiore del 10% e con specie capaci di raggiungere una altezza a maturità  di 5 metri. In Sicilia la macrocategoria  “Boschi“ interessa circa il 10% della superficie regionale: 256.303 ettari (280.000 secondo altre fonti)  tra superficie pubblica regionale, di altri enti e privata. Con “Altre terre boscate“, si intendono sia le aree con copertura arborea compresa tra il 5 e il 10%  che quelle con copertura superiore al 10%,  ma dovuta ad alberi o cespugli che non raggiungono 5 metri di altezza a maturità in situ, oppure quelle con copertura arbustiva. In Sicilia le “Altre terre boscate“ occupano il 3,1% della superficie regionale  (81.868 ettari).
In Italia la macrocategoria “Boschi” insiste su una superficie di 8.759.200 ettari, mentre le “Altre terre boscate“ occupano 1.708.333 ettari. Complessivamente circa 1/3 della superficie territoriale italiana può essere classificata come forestale (8.759.333+1.708.333=10.467.666 ettari).

(3) Probabilmente questo dato (11.000.000 di ettari), che indica una variazione minima rispetto a quello della nota precedente, è ricavato dall’ultimo inventario nazionale.

(4) La riduzione netta della superficie forestale mondiale va messa in relazione anche con l’incremento della popolazione: nel 1970 vi erano 11.400 metri quadrati di foreste per abitante, nel 1998 tale misura era scesa a 7.300 metri quadrati per abitante.

(5) La forestazione protettiva e l’incremento della superficie boscata, a mio avviso, sono le priorità assolute dei futuri interventi forestali ed idraulico forestali in Sicilia: per le condizioni climatiche e geomorfologiche del territorio nel suo insieme, per le aree a rischio di dissesto e desertificazione, per la scarsa consistenza della superficie boscata. Le altre e complementari priorità sono la corretta gestione delle aree già afforestate e/o con presenza di boschi, la regimazione delle acque superficiali; gli interventi in alveo per sistemarne il letto e le sponde, rallentare il deflusso delle acque (briglie),  contenerne la portata, rimuovere il materiale solido trasportato durante le piene (indice del dissesto dei versanti).

(6) L’immagazzinamento e la  conservazione degli stock di carbonio (CO2) contribuisce in modo determinante a mitigare il clima ed a contenere l’aumento delle temperature. La riduzione, il mancato incremento e la cattiva gestione delle foreste ridimensionano  pericolosamente questa funzione. L’accordo di Kyoto e gli impegni successivi hanno assegnato alle misure di afforestazione, riforestazione e gestione delle foreste l’11% degli impegni di riduzione complessivi delle emissioni climalteranti. Le temperature sono aumentate negli ultimi 2 secoli tra 0.7 e 1°C. Le emissioni di gas serra (tra essi il CO2 è il più importante) moltiplicatesi nell’era moderna (dalla rivoluzione industriale in poi) nè sono fattore decisivo. I recenti accordi di Parigi sul clima hanno ribadito tra l’altro che“ bisogna contenere il riscaldamento globale entro il 2100 al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale, possibilmente entro 1,5 °C”, per  “evitare esiti planetari drammatici e non più controllabili”, attraverso la riduzione delle emissioni, il risparmio energetico, l’aumento delle quote di energia prodotta da fonti rinnovabili.
E’ stato stimato che 300.000 ettari di bosco assorbono 5000.000 di tonnellate annue di anidride carbonica (CO2 ). E’ esattamente la superficie che da decenni – purtroppo velleitariamente – si propone da varie parti di imboschire in Sicilia (raddoppio/ampliamento della superficie boscata).
 
Nota Bene – Il testo è stato modificato solo sotto il profilo grafico per  evidenziare le parti più significative (grassello, corsivo, sottolineature). Le note integrative invece sono del sottoscritto .

Pioppo lì 21 Marzo 2016
Salvino Carramusa

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