L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






14 aprile 2015

«L'INCENDIO DI CAVAGRANDE SIA OCCASIONE DI RINASCITA»



«L'incendio di Cavagrande
sia occasione di rinascita»




La zona di contrada Carrubella dove puntualmente 
partono gli incendi che distruggono ettari della riserva. 
Per le associazioni ambientaliste è necessario e prioritario 
che Noto, Avola e Siracusano redigano il piano di fruizione 
per tenere alta l'attenzione sull'area naturale


Avola. «Vogliamo far sì che quell'incendio dello scorso anno che ha devastato la Cavagrande del Cassibile diventi un'occasione di rinascita? » Da questo aspetto vuole ripartire Saro Cuda dell'associazione Acquanuvena, che nel corso del convegno svoltosi sabato scorso ha parlato a nome di tutte le realtà che credono in un futuro migliore per Cavagrande. L'incendio che ha distrutto la riserva viene paragonato al crollo della cupola della Cattedrale di Noto. «Da quel momento - dice Cuda - i netini hanno preso coscienza del loro patrimonio». Adesso tocca alla comunità avolese farsi sentire. Avere a cuore le sorti di un magnifico posto di cui troppo spesso si parla solo chiamando in causa i laghetti. «Dobbiamo - dice Cuda - far apprezzare e valorizzare la riserva per quello che è. Non una grande piscina naturale, ma un luogo ricco di storia, di valenze naturalistiche, di biodiversità. Bisogna fare una riflessione su quali parti di territorio lasciare a un tipo di fruizione antropica e quale deve rimanere di protezione particolare. E su questo- continua - sia l'ente gestore sia le amministrazioni debbono impegnarsi a definirne i progetti che siano riferimenti certi su cosa si può e cosa non si deve fare nella zona della riserva e pre riserva».
E' un fiume in piena Cuda. Lui e le associazioni che hanno organizzato l'incontro (Archeoclub di Noto, CaI di Siracusa, Ente Fauna Siciliana, Legambiente Sr, Natura Sicula, Notoambiente, Sciami e Acquanuvena) hanno voluto invitare attorno a un tavolo tutte le istituzioni per cercare di fare squadra.
«La grande partecipazione di pubblico - dice Cuda - ci dà la prontezza di quanto sia grande l'interesse verso la riserva. Il convegno non è stato un momento di scontro, ma di confronto perché occorre una mentalità diversa di affrontare le cose».
Se i sindaci hanno accusato l'azienda Demanio forestale della scarsa tutela della riserva, le associazioni, dal canto loro, hanno chiesto alle amministrazioni coinvolte di fare presto, sedersi a un tavolo e redigere il piano di fruizione. A distanza di 30 anni dall'istituzione della riserva naturale orientata di Cavagrande del Cassibile, Noto, Avola e Siracusa non hanno provveduto ancora a stilare il documento che sta alla riserva come un Prg sta alla città. E pensare che il piano di fruizione doveva essere pronto 180 giorni dopo che Cavagrande diventò "protetta" per decreto legge.
«Non vogliamo - dice Cuda - caricare di responsabilità o accusare le amministrazioni, ma è necessario prendere coscienza che non si può più aspettare». Il piano di fruizione permetterebbe di sancire il destino della cosiddetta "pre-riserva". In quei luoghi, le varie amministrazioni devono decidere quali e quanti spazi dedicare ad aree attrezzate, agriturismo, parcheggi o zone di produzione di coltivazione biologica. Il piano, oltre che un modello di sviluppo economico, potrebbe essere anche un deterrente per gli incendi che ogni anno devastano ettari di area naturale.
«Come mai - dice Cuda -il fuoco divampa soprattutto nella zone della contrada Carrubella o Tangi, mentre dal lato dei Cugni, Canziria, Stallaini, è quasi assente? E' forse una semplificazione della percezione del fenomeno, ma la mia risposta è che dove ci sono masserie vissute e aziende, c'è un controllo che blocca eventuali incendi». Di certo, nel frattempo che il Demanio forestale si decida a rispristinare i sentieri distrutti dall'incendio e a mettere in sicurezza i percorsi per tornare ad un godimento delle bellezze del parco, il piano di fruizione potrebbe essere una risposta immediata per far capire che le amministrazioni fanno sul serio e puntano con decisione alla "rinascita della Cavagrande".
Francesco Midolo



13 Aprile 2015




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