30 dicembre 2022

ANZIANI E PRECARI: VITA DA FORESTALE IN SICILIA




di Claudio Reale 29 DICEMBRE 2022

Anziani e precari: vita da forestale in Sicilia
Gli addetti all'antincendio sono 16mila. Ma quasi tutti sono condannati a un eterno precariato

Il modo scandalistico per raccontarli è paragonarli ai numeri del Canada: 400mila chilometri quadrati di taiga per 4.200 ranger nel Paese nordamericano, 3.381 chilometri quadrati di boschi per 16mila forestali in Sicilia. La realtà, però, non collima con la freddezza dei numeri: perché i lavoratori che si prendono cura dei “viali parafuoco” e che, soprattutto, avvistano e spengono gli incendi nell’Isola sono nel 90 per cento dei casi precari che guadagnano poco più di 1.200 euro al mese per un terzo dell’anno e che fronteggiano i roghi in squadre scarse per mezzi, prestanza fisica e organici.

Chiedetelo a Giuseppe Costa, che di questo lavoro vive dagli anni Novanta. "Anzi sopravvivo", sbotta lui: ieri, ad esempio, ha arrotondato lo stipendio potando ulivi per gli agricoltori privati in provincia di Palermo. Costa è un “101ista”, la figura più diffusa fra i forestali siciliani: significa che il suo contratto gli garantisce 101 giornate di lavoro all’anno, dal primo giugno all’inizio di ottobre. Quelli come lui sono poco meno di 8mila: lavorano fianco a fianco con 1.400 dipendenti assunti a tempo indeterminato e full time, a circa quattromila precari “151isti” (attivi cioè per 151 giornate all’anno) e 2.500 “78isti” (impiegati solo 78 giorni all’anno).
Precari per sempre: i tre decenni di esperienza di Costa — che ha alle spalle 64 primavere — non sono un record fra i suoi colleghi. Anche perché i concorsi non ci sono: l’ultimo risale al 1989, e se si fa eccezione per un atto di interpello che ha spostato una manciata di dipendenti da altri settori della Regione nel Corpo forestale la categoria non si rinnova dal secolo scorso. "Il risultato — avvisa il segretario della Flai-Cgil in Sicilia, Tonino Russo — è che la categoria finisce per essere estremamente vecchia. L’età media è di 59 anni, con picchi decisamente più elevati".

Tanto più che le squadre si sono notevolmente ridimensionate: martellati dalle polemiche sui presunti sprechi della Regione, i forestali sono diminuiti di diverse migliaia negli ultimi anni, passando dai circa 24mila di 10 anni fa ai 16mila di oggi. "I numeri — prosegue Russo — sono bugiardi. La gran parte dei lavoratori copre solo una parte dell’anno: non si possono confrontare i forestali full time di altre parti del mondo con i 78isti o i 101isti". Sta di fatto che nel tempo i team antincendio si sono ristretti: appena a metà dello scorso decennio ogni squadra era composta da 6-8 persone, mentre adesso ne fanno parte 3 o al massimo quattro operai. "In genere — prosegue Costa — si cerca di comporle inserendo uno dei più giovani, sarebbe a dire in linea di principio un cinquantaduenne, accanto a persone più anziane, in genere over 60".

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nelle cronache degli interventi della scorsa estate sono stati segnalati molti ritardi, con le operazioni di spegnimento iniziate anche un’ora dopo il primo allarme. "Il problema — chiarisce Costa — è che il primo intervento è quello determinante. Se non si spegne l’incendio immediatamente le fiamme si propagano, e dunque spegnerle diventa più difficile". E gli incendi nei boschi, spesso, divampano in terreni impervi, dove la prestanza fisica è un’arma determinante: "Le priorità — ricorda Costa — sono due. Una è lo spegnimento immediato, ma bisogna anche garantire la sicurezza della squadra". Perché questo è il rovescio della medaglia: il 3 agosto 2020 il forestale Paolo Todaro è morto a 67 anni da precario mentre guidava un’autobotte cercando di raggiungere un incendio nel Messinese e il 18 gennaio di quest’anno la stessa sorte è toccata a Salvatore Franco, 61 anni, tradito dal cedimento del terreno mentre cercava di effettuare una riparazione a Randazzo.

I compiti dei forestali, in realtà, sono molto variegati, come anche le posizioni contrattuali: una parte dipende dall’assessorato regionale all’Agricoltura e si occupa della prevenzione, cioè di realizzare viali che impediscono al fuoco di propagarsi, mentre il resto lavora per conto dell’assessorato regionale al Territorio e spegne gli incendi o, come nel caso di Costa, li avvista. "Io — spiega l’operaio — sono un addetto alle torrette. In Sicilia siamo circa 200, in provincia di Palermo 32: abbiamo una postazione sopraelevata e il nostro compito è verificare che non scoppi un incendio. Dalla nostra velocità dipende buona parte dell’intervento". Per questo, secondo la Regione, l’aumento di stipendio di 50 euro al mese proposto con la Finanziaria è sacrosanto: "Con questa norma — scandisce l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino — restituiamo dignità a un comparto che attende da anni un segnale dalla politica". E che, nonostante le polemiche, è stato condannato da tre decenni a una vita di precariato. E a dover correre su terreni scoscesi per poco più seimila euro all’anno, tentando di combattere il fuoco. A volte perdendo, in una sfida che in palio ha la stessa vita.

Fonte: palermo.repubblica.it




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