31 luglio 2023

INCENDI», DOMANI LA MANIFESTAZIONE A PALERMO DAVANTI ALL'ARS


Dal sito palermo.gds.it

L'appuntamento alle 18 in piazza Indipendenza. Gli organizzatori: la Sicilia brucia, ma la risposta delle istituzioni è insufficiente

31 LUGLIO 2023
Manifestazione di protesta domani alle 18 in piazza Indipendenza, a Palermo, per dire «basta incendi», associazione che prende il nome dallo slogan.

«Chiediamo a tutti i cittadini di partecipare all’assemblea pubblica convocata in piazza Indipendenza in concomitanza alla seduta dell’Ars - dicono gli organizzatori -. La Sicilia brucia, ma la risposta delle istituzioni è insufficiente. È inaccettabile che le politiche ambientali siano trascurate e che i fondi (mal gestiti) destinati alla prevenzione e al controllo degli incendi siano insufficienti. Uniamoci per chiedere un cambiamento».

«Dobbiamo esigere una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, investimenti adeguati nella prevenzione, nell’assunzione e nella formazione del personale, nonché una stretta sorveglianza sulle attività illegali che alimentano gli incendi. È fondamentale che venga fatta chiarezza sulle responsabilità e che vengano adottate misure concrete per garantire la sicurezza del nostro territorio. Insieme possiamo fare la differenza», conclude l’associazione «Basta incendi».




Leggi anche:





GROSSO (SIFUS): “CGIL, CISL E UIL SI OPPONGONO ALLA STABILIZZAZIONE DEGLI OPERAI FORESTALI”. UGL FAVOREVOLE ALLA STABILIZZAZIONE



Dal sito www.inuovivespri.it

31 Luglio 2023
  • Che interessi si celano dietro il mantenimento del precariato nel mondo degli operai forestali? La domanda è importante, perché li incendi che hanno devastato la Sicilia nella scorsa settimana sarebbero stati evitati se gli operai forestali fossero stati presenti a presidiare il territorio
  • Per la Uil siciliana chi sollecita la stabilizzazione degli operai forestali vuole gli “asini volanti”. E i veri asini dove sarebbero? 
  • Netta la posizione dell’Ugl siciliana: gli operai della forestale vanno stabilizzati

Che interessi si celano dietro il mantenimento del precariato nel mondo degli operai forestali? La domanda è importante, perché li incendi che hanno devastato la Sicilia nella scorsa settimana sarebbero stati evitati se gli operai forestali fossero stati presenti a presidiare il territorio

Abbiamo provato a illustrare perché la scorsa settimana ha preso fuoco mezza Sicilia, con precise responsabilità del Governo regionale e di chi – insieme con lo stesso Governo regionale – ha ignorato la prevenzione degli incendi boschivi. Lo abbiamo scritto due volte e lo scriviamo una terza volta: gli attuali vertici del Corpo Forestale e della Protezione Civile regionale siciliana non sono molto convincenti. Grande plauso a chi – tra Corpo Forestale e Protezione civile – ha lavorato per spegnere gli incendi: ma alla Sicilia serve la prevenzione del fuoco. Né ci convince l’annuncio dell’arrivo di altre 300 guardie forestali. Alla Sicilia, per prevenire gli incendi boschivi, servono almeno 30 mila operai forestali per presidiare il territorio non 300 guardie forestali! La verità è che se si materializzerà una nuova sciroccata assisteremo all’incenerimento di quello che resta dei boschi siciliani dopo tre anni di gestione dissennata. E’ su questo aspetto – la cronica mancanza di prevenzione degli incendi boschivi in Sicilia – che bisognerebbe effettuare indagini per capire come stanno le cose e per fare emergere le responsabilità.


Per la Uil siciliana chi sollecita la stabilizzazione degli operai forestali vuole gli “asini volanti”

In questo momento – lo ribadiamo ancora una volta – alla Sicilia servono almeno 30 mila operai stabilizzati, che debbono assicurare la loro presenza nelle aree verdi della nostra Isola per 365 giorni all’anno. Intervenendo anche con opere di prevenzione nei fondi comunali e nei fondi privati abbandinati da dove, spesso, prendono il via gli incendi boschivi. E’ per questo motivo che ci troviamo perfettamente d’accordo con il segretario generale del Sifus Confali, 
Maurizio Grosso (nella foto sotto a destra), che attacca le organizzazioni sindacali che si oppongono alla stabilizzazione dei lavoratori forestali.

Grosso attacca frontalmente il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Mentre Maurizio Landini si sgola (?) dai palchi di tutta Italia per rivendicare la trasformazione dei contratti di lavoro precari in contratti di lavoro a tempo indeterminato, i suoi dirigenti regionali, assieme a tutta la triplice…”. 

E qui arriva il primo ‘siluro’: “In Basilicata – dice il segretario generale del Sifus Confali – spiegano agli operai forestali e alla saap che la stabilizzazione non gli conviene economicamente, evidentemente, perché, secondo loro, tra il lavoro contrattualizzato e quello che potrebbero esercitare in nero, posto che lo trovino, guadagnano di più. Nel frattempo, grazie a questa singolare tesi, Cgil, Cisl e Uil conservano le ghiotte trattenute che mettono nelle domande di disoccupazione agricola”. Non va meglio in Campania dove, dice ancora Grosso, “finalmente hanno fatto un tavolo sulla stabilizzazione col Governo e, naturalmente, hanno deciso di continuare ad intraprendere la strada sbagliata che non porta alla stabilizzazione”. Ecco la ‘staffilata sulla Sardegna: “In Sardegna si sono opposti alla stabilizzazione e al contratto pubblico che ne è scaturito”. Qualcosa cambia in Calabria: “In Calabria – dice sempre Grosso – gli operai forestali sono stabilizzati” ma “c’è carenza di operai”; manca, però, la volontà di risolvere il problema: non c’è la volontà di “far assumere operai forestali né a termine, né a tempo indeterminato”. Si arriva così in Sicilia. E qui Grosso racconta che lo scorso 18 Luglio il Segretario regionale della Uil, Nino Marino, nel corso di un incontro negli uffici dell’assessorato regionale Agricoltura, alla presenza dei rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali, ha detto che la sua organizzazione sindacale, cioè la Uil, non fa parte dei tavoli nei quali si propongono gli “asini volanti”, ossia, un attacco al Sifus Confali che rivendica da anni la stabilizzazione stabilizzazione degli operai forestali. “La stessa tesi – dice Grosso – è stata sostenuta da Tonino Russo, Segretario regionale Cgil. Nella stessa occasione hanno, invece, fatto emergere la necessità di nuove assunzioni, naturalmente precarie. Egregi lavoratori forestali chi vuole rimanere precario è corretto che rimanga con Cgil, Cisl e Uil. Chi invece, vuole essere stabilizzato deve lottare assieme al Sifus altrimenti è complice!”.

Netta la posizione dell’Ugl siciliana: gli operai della forestale vanno stabilizzati

Chi sollecita la stabilizzazione degli operai forestali è l’Ugl Agroalimentare Trapani e Utl Ugl Trapani. 


Parlano i segretari Mario Parrinello e Giuseppe Senia (nella foto a destra): 
“Non bastano le i 300 nuove guardie forestali, come chiesto dal Presidente della Regione siciliana Renato Schifani al Ministro Antonio Tajani. Tra l’altro – aggiungono i due sindacalisti dell’Ugl – sarebbero nemmeno la metà di quanto serve, visto che in Sicilia mancano ben 800 guardie forestali”. I due esponenti dell’Ugl affrontano un tema serio: “Negli ultimi 20 anni i lavoratori forestali siciliani sono passati dai 35.000 del 2005 ai 15.500 di oggi. Di fatto, sono stati dimezzati nel tempo e il personale che resta ha un’ età media di 59 anni. Mancano 2.000 addetti allo spegnimento degli incendi, dell’avvistamento e della guida dei mezzi speciali. Per non parlare del rischio che corrono i lavoratori ultra sessantenni, che affrontano le fiamme e rischiano la vita per salvare boschi, vite umane e fauna”. I due sindacalisti dell’Ugl ricordano che nella legge regionale n. 16 del 1996 c’è una norma che prevede “che un lavoratore AIB, al compimento del 55simo anno di età, dagli uffici deve transitare in manutenzione, norma non più attuabile oggi per la carenza acuta del personale. Senia e Parrinello affermano che “di fronte ai disastri ambientali degli ultimi giorni e degli anni passati le polemiche e il rimpallo di responsabilità servono a poco. “Occorre assumere nuovo personale – ribadiscono i due sindacalisti – giovane e debitamente formato per aggredire il dramma degli incendi che si presenta ogni anno, oltre che dotare il Corpo forestale dei mezzi necessari. La Sicilia necessità del personale necessario per pianificare nuove politiche forestali e geologiche, per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici che stanno devastando la nostra Isola con siccità, incendi, alluvioni. Gli operai forestali – conclude la nota dell’Ugl – sono la soluzione, non il problema”.





SIGNORE E SIGNORI, IL PRANZO È SERVITO!



Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana 
Sabato 29 luglio 2023


Art. 23.
Volontariato antincendio

1. Al comma 3 dell'articolo 34 ter della legge regionale 6 aprile 1996, n. 16, come introdotto dall’articolo 36 della legge regionale 14 aprile 2006, n. 14, dopo la lettera c) è inserita la seguente:
“c bis) di personale appartenente ad organizzazioni di volontariato, riconosciute secondo la vigente normativa, dotato di adeguata preparazione professionale e di certificata idoneità fisica qualora impiegato nelle attività di spegnimento del fuoco.”.

2. Il Dipartimento regionale della protezione civile promuove, finanzia e coordina il volontariato AIB, contribuendo alla formazione, alle attrezzature, ai mezzi e ai DPI, determina le modalità operative, gli standard formativi ed i requisiti fisico attitudinali necessari e stipula accordi di collaborazione con il Corpo forestale della Regione siciliana, con il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e con i comuni.
Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana





C''ERA UNA VOLTA MA ADESSO NON C'È PIÙ



Dalla Pagina Facebook
Uila Territoriale Palermo

A tutte le Leghe UILA e
ai delegati settore forestale
Palermo, lì 31/07/2023
Prot. s.n./23

Oggetto: C’era una volta ma adesso non c’è più.

C'era una volta una forestazione forse nata per risolvere un problema sociale ma che comunque ha creato i boschi in Sicilia.

Qualcuno dirà che "eravamo nella Prima Repubblica" ma c'erano più Dirigenti tecnici Forestali nella sola provincia di Palermo di quanti oggi in tutta la Sicilia.

A Palermo sono nate le prime esperienze di utilizzo di lavoratori specializzati nello spegnimento incendi. Per capirci, nel 1996, quando viene approvata la L.R. n.16 - probabilmente la norma sulla forestazione più importante di sempre - e furono istituiti i contingenti antincendio, forse le uniche provincie dove c'era un servizio già strutturato erano Palermo e Trapani.

C'era una volta un servizio radio diffuso che serviva prioritariamente per l'antincendio ma che veniva utilizzato anche per le comunicazioni di servizio per i cantieri forestali.

C'erano una volta gli interventi di bonifica post incendio che a differenza di oggi erano effettuati da tutto il personale in servizio; il territorio veniva controllato anche con la presenza degli operai nel pomeriggio con due turni giornalieri.

C'era una volta il personale regionale non del “ruolo unico della Regione” ma assunto con concorsi specifici; c'erano anche le guardie forestali con denominazioni meno altisonanti delle attuali ma sicuramente in numero più vicino alle necessità del territorio e forse ne erano meno negli uffici di quanti ce ne sono oggi, con il risultato che molti distaccamenti forestali sono chiusi per totale mancanza di personale in divisa.

C'erano una volta le risorse per acquisire al demanio nuovo territorio da rimboschire. C'erano i vivai forestali alcuni sicuramente scarsamente produttivi per dimensioni ma non mancavano mai le piantine da impiantare.

C'era ieri un bellissimo bosco all'altezza di Tommaso Natale (Billiemi), gioia per gli occhi e non solo e oggi non c'è più.

Però oggi abbiamo i droni, che alcuni articoli di stampa hanno definito dei giocattoli da tempo libero; le torrette di avvistamento chiuse per mancanza di addetti specializzati, i mezzi fatiscenti e quelli nuovi ma insufficienti presi in prestito dalla Protezione Civile; le squadre ASPI che sono passate in pochissimi anni dall'esubero di unità a organici così ristretti da risultare in molti casi inefficaci.

I lavoratori che avrebbero dovuto pulire non solo i viali parafuoco ma svolgere tutte attività di pulizia a ridosso dei parafuoco assunti in numero insufficiente e spessissimo senza un supporto tecnico adeguato.

Dovremmo auspicare che il disastro di questi giorni faccia scaturire la consapevolezza che bisogna avere il coraggio di osare una vera riforma del settore, un testo unico che annulli tutte le attuali norme, che salvi cosa c'è di positivo e sistemi le tante cose che non vanno.

Per prima cosa la gestione del bosco va ricondotta a un unico Assessorato, perché non ci sono i numeri, le professionalità e soprattutto abbiamo visto che non funziona. Una suddivisione creata forse al solo scopo di duplicare le poltrone, con la motivazione del "controllato" "controllore" che abbiamo visto dove ci ha portato.

Nella "Seconda Repubblica" abbiamo la stessa arroganza della politica della "Prima" ma dei Dirigenti Generali a contratto e non è necessario aggiungere altro perché non è assolutamente nostra intenzione offendere nessuno.

Chiudiamo questo sfogo/riflessione facendo i nostri più sinceri auguri di guarigione ai due operai forestali che si sono gravemente infortunati in questi disgraziati giorni, quelli di cui abbiamo conoscenza e all'Ispettore del Corpo Forestale della R.S. che sicuramente ha dimostrato a tutti di essere un vero Forestale a cui va tutta la nostra stima e gratitudine.
Il Segretario Territoriale UILA
(Giuseppe La Bua)




FAI-FLAI-UILA: AZIENDA FORESTALE CATANIA IN "SEMIPARALISI", PAGANO I LAVORATORI (EX ARTICOLISTI E FORESTALI)


Dalla pagina Facebook
Sicilia Uila

“Sono sempre i lavoratori a pagare le inadempienze, i silenzi, i ritardi della Regione. Centinaia di operai catanesi dell’Azienda forestale sono ancora in attesa di arretrati, mentre gli ex articolisti dell’ente che svolgono funzioni amministrative non possono procedere nelle operazioni contabili perché anch’essi coinvolti in una difficile vertenza. Un altro paradosso di Sicilia”.
🔵Lo denunciano i segretari di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Catania Alfio Turrisi, Giuseppe Glorioso e Nino Marino al termine di una riunione del Comitato paritetico provinciale etneo, presente il dirigente dell’Azienda forestale Agatino Sidoti, da cui è emerso uno stato di “semiparalisi” della struttura regionale mai così preziosa come in questo momento di caldo-killer e roghi.
“L’Azienda forestale catanese – spiegano gli esponenti sindacali – è quasi interamente fondata per le funzioni amministrative e contabili sul servizio garantito dagli ex articolisti, da anni impegnati in funzioni superiori che le istituzioni politiche non riconoscono di fatto omettendo, malgrado le promesse, nelle riclassificazioni del personale. Al disagio di questi lavoratori, costretti allo sciopero bianco, si somma il disagio degli operai forestali che stanno subendo notevoli e ingiustificati ritardi nella corresponsione delle spettanze. Una situazione destinata ad appesantirsi nei prossimi mesi”.
Turrisi, Glorioso e Marino concludono: “A oggi, i forestali non hanno ancora percepito lo stipendio di maggio che pure è stato il loro primo mese di attività da stagionali. Hanno, invece, percepito solo da pochi giorni le paghe di giugno ma neppure tutti. Per circa 150 operai del terzo distretto Cantiere Nave di Bronte, a causa di presunte questioni burocratiche a noi del tutto incomprensibili, è stato necessario un invio-bis dei mandati in Ragioneria. A questo proposito, abbiamo avuto rassicurazioni sulla soluzione del problema per la prossima settimana. Noi non smetteremo di seguire la procedura, sino ad accredito degli emolumenti. Intanto, non possiamo che protestare per la cronica incertezza con la quale i forestali e le loro famiglie devono fare giornalmente i conti mentre facciamo appello alla politica regionale, in particolare ai rappresentanti catanesi nel Governo e all’Ars, perché affrontino le criticità e trovino soluzioni per garantire dignità e diritti dei lavoratori”.





SIFUS CONFALI SICILIA: IMMAGINI DI QUANDO CGIL-CISL-UIL FESTEGGIAVANO LA VERGOGNOSA RIFORMA CRACOLICI. NE È PASSATA DI ACQUA SOTTO I PONTI. ORA LA CGIL VUOLE DI PIÙ!


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale
d Sifus Confali
Maurizio Grosso 

Palermo 31-07- 2023  -  Le foto sbiadite che vedete in questo post sono quelle che cgil-cisl-uil  scattarono il 18 luglio del 2016 nello splendido scenario del Castello Nelson a Maniace (ct).
Festeggiavano in pompa magna assieme all'ex Assessore all'Agricoltura, Antonello Cracolici che si vede nella foto  assieme ad Alfio Mannino  cgil, Nino Marino uil e Pietro Di Paola cisl, il ddl di riforma del comparto forestale  che grazie al SIFUS  è stato bloccato.
La vergognosa proposta di riforma voluta da Cracolici e sostenuta da cgil-cisl-uil prevedeva, all'articolo 21, financo la cancellazione delle garanzie occupazionali in un ottica in cui i forestali dovevano rimanere a disposizione del datore di lavoro tutto l'anno e nel caso in cui riuscivano a lavorare, tra una chiamata e l'altra, qualche giorno fuori dalla forestale, le giornate sarebbero scomputate dal punto di vista contributivo ed assistenziale. 
Nel 2018, cgil-cisl-uil, durante il  Governo del Presidente Musumeci cambiarono di nuovo idea circa la riforma forestale sostenendo una proposta che puntava a 2 contingenti.
La stessa proposta dei 2 contingenti l'hanno caldeggiata fino al 18 luglio scorso come si legge da un loro comunicato stampa successivo ad un incontro con l'Assessore Sammartino.
Domenica 30 luglio, il colpo di scena: Mannino e Russo non solo vogliono la stabilizzazione che prima, sembrerebbe che non sostenevano perche costava troppo, ma addirittura, vogliono 5 mila assunzioni. Hanno trovato i soldi?
Evidentemente, le vie del signore sono infinite!
Qualcuno direbbe hanno la faccia come "il sedere". Noi no! Noi cerchiamo rinforzi per raggiungere  l'obiettivo che è scritto nel nostro dna: il tempo indeterminato.. 
Maurizio Grosso Segretario Generale Sifus Confali








E TAJANI PARLÒ SENZA CAPIRE. NON SAREBBE IL CASO, SE PROPRIO VOLESSIMO FARE UN SERVIZIO AI (LAVORATORI) FORESTALI, COMINCIARE A STABILIZZARE QUESTI? O, COME AVEVA IMMAGINATO IL PRECEDENTE GOVERNO – POI LA RIFORMA S’È PERSA PER STRADA – AUMENTARE LE GIORNATE LAVORATIVE IN MODO DA RENDERE DIGNITOSI IL LAVORO E ANCHE LO STIPENDIO?



Dal sito www.buttanissima.it

Tra operai e Corpo forestale c'è un organico da paura: crescerà ancora. Stonano gli elogi alla Sac di Catania

ALBERTO PATERNÒ
Due settimane d’inferno siciliano e non sentirle. Era il 16 luglio, una domenica, quando una scintilla partita dal cavo di una stampante, ha mandato gambe all’aria il terminal A dell’aeroporto di Catania, inficiando l’operatività dello scalo. A distanza di 14 giorni non si conosce la data del ritorno alla normalità (il sindaco Trantino ha abbozzato l’ipotesi del 7 agosto), i passeggeri sono ancora costretti a cancellazioni e dirottamenti, eppure il presidente della Regione Renato Schifani e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani – ieri nell’Isola – hanno trovato il tempo per una cosa insolita: alzare il telefono e chiamare il capo della Sac, Nico Torrisi, “per dare un segnale di vicinanza da parte delle Istituzioni e per apprezzare il lavoro svolto sin qui per la gestione dell’emergenza”.

Non hanno neppure cercato di capire, i “quasi amici”, perché quella domenica sera nessuno è intervenuto con un estintore per evitare che il fuoco si propagasse nel Terminal; non si sono resi conto, o forse non vogliono farlo, dei disagi che continuano ad appesantire gli spostamenti di siciliani e turisti, costretti a fare la spola da Fontanarossa agli altri scali dell’isola, distanti – come nel caso di Trapani – fino a quattro ore e mezza. L’obiettivo cruciale era blindare Sac, i suoi rappresentanti e i suoi padrini. Restituire alla società di gestione l’onore di cui era stata privata da questo evento dannoso per l’immagine della Sicilia: è bastata una telefonata e qualche rassicurazione. L’attuale governance non si tocca.

D’altronde, anche in attesa dell’ignaro Tajani, Schifani non ha mai messo in dubbio l’operato di Torrisi & Co. E come potrebbe? I vertici di Sac sono gestiti da uomini di Forza Italia e anche la Camera di Commercio del Sud-Est, che gioca un ruolo cruciale nella società di gestione (avendo il 61% delle quote), è stata affidata alle cure di un commissario – Andrea Belcuore – che è un fedelissimo dell’on. Nicola D’Agostino. A muovere le leve del comando e del controllo, ad assegnare consulenze, a decidere le sorti dell’aeroporto etneo e a spingerlo verso la privatizzazione, è un gruppo di potere ben radicato nel cuore del presidente Schifani. Che infatti non ha osato discutere (come accaduto in altri casi, a partire dagli scandali del turismo) e si è sempre tenuto alla larga da Catania fino al sopralluogo di martedì scorso, a distanza di 9 giorni dall’evento che ha cambiato per sempre l’estate siciliana. In termini di mobilità (per i viaggiatori) ma anche economici (per le strutture che hanno dovuto subire centinaia di cancellazioni). Pazienza.

In questa pantomima della “vicinanza” è stato catapultato anche Antonio Tajani, vicepremier e neo segretario di Forza Italia, sceso in Sicilia per mostrare la propria vicinanza agli uomini del Corpo Forestale che hanno domato gli incendi. Ma non solo: perché l’obiettivo di Schifani nell’accogliere il capo della Farnesina, era assicurarsi altri uomini – la richiesta è di 300/400 unità – per ampliare l’organico degli agenti in divisa. Qualche giorno fa Repubblica ha fatto i conti: dei 230 milioni messi a bilancio dalla Regione ogni anno per il Corpo Forestale, 65 milioni sono destinati al servizio antincendio coordinato dall’assessorato al Territorio, che ha a disposizione circa 6 mila uomini tra Corpo forestale (l’assessore Pagana ha fatto riferimento a una pianta organica da 1.200 posti, di cui solo un terzo coperti) e operai forestali. Il resto delle risorse – scrive Repubblica – va alla manutenzione e alla pulizia dei boschi, coordinata dall’assessorato all’Agricoltura che sulla carta dispone di altri 12 mila operai: 1.300 hanno un contratto a tempo indeterminato, gli altri sono stagionali con contratti da 151, 101 o 78 giorni l’anno.

Non sarebbe il caso, se proprio volessimo fare un servizio ai forestali, cominciare a stabilizzare questi? O, come aveva immaginato il precedente governo – poi la riforma s’è persa per strada – aumentare le giornate lavorative in modo da rendere dignitosi il lavoro e anche lo stipendio? Possibile che su 18 mila unità potenzialmente a disposizione – sei volte superiori ai ranger canadesi – e a prescindere dalle mansioni assegnate e dalla differenze più sottili, non si riesca a garantire un’efficienza sia in termini di antincendio che di manutenzione? Possibile che non si riesca a completare un concorso per 46 agenti (dal 2021) e già si pensi ad assumerne altri 400?

O forse il governo ha un altro fine: promettere una campagna d’assunzioni a ridosso delle prossime Europee, dove l’obiettivo minimo di Forza Italia, come ha confermato Tajani da Mondello, è restare sopra il 10 per cento. Accostare le due questioni sembra una follia, ma non si può escludere. “Cercherò di dare una mano – ha detto Tajani – e farò tutto ciò che posso nell’ambito del governo per sostenere la legittima richiesta che mi ha fatto il presidente della Regione Schifani di potere assumere 300 agenti forestali per coprire i buchi nell’organico”. Ma quali buchi, con 18 mila unità a disposizione? “Mi pare una richiesta giustificata e legata alla specificità della Sicilia – ha proseguito il capo della Farnesina – dove ogni anno si registrano incendi. Come mi ha spiegato Schifani l’età media dei forestali è alta quindi c’è l’esigenza di avere personale giovane”.

Per Tajani, in Sicilia, è stato un giorno da dimenticare.  Ma a conferma delle tentazioni clientelari, di cui il Ministro dovrebbe essere messo al corrente, c’è anche il giochino delle province, con la reintroduzione dell’elezione diretta e la spartizione di oltre 300 poltrone. Che i partiti vorrebbero completare ancor prima dell’abrogazione della Delrio, a livello nazionale. Ora stanno litigando sulla data del voto (perché alcuni vorrebbero evitare l’accavallamento con le Europee), ma il segnale è chiaro: la sopravvivenza politica passa dagli incarichi di sottogoverno, dall’inclusione dei trombati, da prebende e consulenze, dal rafforzamento dei quadri dirigenti e, soprattutto, dal mantenimento delle posizioni personali. La ricerca del consenso è l’unica vera aspirazione di questa classe politica. Che non ha mai prevenuto un incendio. Perché cominciare proprio adesso?





PARADISO DEGLI ARANCI, ALTE FIAMME AL VILLAGGIO RAINBOW. EVITATO IL PEGGIO GRAZIE AL PRONTO INTERVENTO DI UNA VEDETTA DELLA FORESTALE DI CATANIA


Dal sito sicrapress.it

Orazio Vasta - 31 Luglio 2023

Ieri pomeriggio una vedetta della Forestale di Catania ha avvistato tempestivamente l’intenso fumo che si alzava da contrada Paradiso degli Aranci, nella zona dell’Oasi del Simeto.
La pattuglia del Distaccamento Forestale di Catania si indirizzava immediatamente con i mezzi antincendio CT 21 e due equipaggi dell’Associazione di Volontariato della P.C. regionale “Sicilia Emergenza One Anpas” e il Gruppo Volontari Italia, sul luogo: il Villaggio Rainbow, da dove è stattto appiccato il fuoco.
La Forestale con l’ausilio dei volontari della Protezione Civile, riusciva a fronteggiare le fiamme alte. A bruciare numerosi eucalipti, a forte rischio una schiera di villette del Fondo 41, con le
persone presenti terrorizzate se è vero che poi c’è stato un fuggi fuggi generale. Com la grande tensione di numerosi residenti e proprietari delle case, che temevano per le abitazioni.
Sul posto, pochi minuti dopo, l’intervento anche Vigili del fuoco con due autobotti e altri mezzi.
A dare manforte e a rifornire i mezzi della Protezione Civile e della Forestale, l’intervento anche dell’autobotte della Forestale CT 40, con i suoi 8.000 litri di acqua.
Per la bonifica e il rifornimento idrico, anche l’autobotte della Protezione Civile del Comune di Catania.
Momenti fortemente critici quando un cavo elettrico ha provocato non poche difficoltà agli operatori del soccorso ed è stato necessario l’intervento di
personale dell’Enel per la messa in sicurezza.

Durante l’incendio, coem da prassi, si è provveduto ad allontanare le persone: assai delicata l’attività svolta dal Corpo Forestale di Catania e dal Personale della Sorveglianza della Riserva . Le operazioni dell’intervento sono state coordinate da Andrea Munzone, comandante del Distaccamento Forestale di Catania.





EMERGENZA ROGHI IN SICILIA, GARA LUMACA PER LE NUOVE AUTOBOTTI. DEI 119 NUOVI MEZZI DESTINATI ALLA FORESTALE NON C’È TRACCIA: I PRIMI 12 SARANNO DISPONIBILI AD AGOSTO


Dal sito gds.it

Dei 119 nuovi mezzi destinati alla Forestale non c’è traccia: i primi 12 saranno disponibili ad agosto

31 Luglio 2023
Ci sono voluti più di tre anni soltanto per portare al traguardo la gara d’appalto. Ma alla Regione Sicilia delle 119 nuove autobotti che dovevano dare armi più appuntite ai forestali non c’è ancora traccia. Le prime 12, se non ci saranno altri intoppi, saranno disponibili solo nei primi giorni di agosto. Il grosso della fornitura arriverà invece da settembre in poi, quando il rischio di nuovi incendi si affievolirà per l’abbassamento delle temperature.

Probabilmente l’eccezionalità dei roghi della settimana scorsa avrebbe reso insufficienti anche i mezzi di ultima generazione. E tuttavia la procedura che ha portato a non avere ancora questi mezzi fotografa l’impreparazione della Regione nel fronteggiare le emergenze.

La prima volta che l’allora giunta Musumeci pensa di ampliare il vecchio parco autobotti dei forestali risale al 2020. Ma fra riscritture del bando e caccia ai finanziamenti la gara viene realmente fatta solo l’anno dopo. Sul piatto l’assessorato all’Ambiente, allora guidato da Toto Cordaro, mette 25 milioni sufficienti ad acquistare 101 autobotti da mille litri, 12 da 4 mila litri, 4 da 8 mila e 2 da 10 mila.

Sulla gara sono piovuti dei ricorsi e malgrado il Tar per due volte non abbia concesso la sospensiva l’assessorato ha viaggiato a ritmo lento, lentissimo. «Il contratto con la ditta vincitrice è stato firmato il 29 dicembre scorso» ricorda adesso l’assessore Elena Pagana. Ma anche i successivi sette mesi non sono stati sufficienti a spedire le autobotti alla Regione: «Su questo ha influito la guerra in Ucraina e il fatto che la Regione abbia avuto il bilancio bloccato per qualche mese. Ma ora - segnala la Pagana - i primi 12 nuovi mezzi stanno per essere consegnati. Sono in corso i collaudi».

Nella foto, le fiamme divampate a Capo Gallo, quello palermitano è stato uno dei fronti più roventi dell’emergenza nell’Isola.

Un servizio completo di Giacinto Pipitone sul Giornale di Sicilia in edicola oggi

Fonte: gds.it




28° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!


Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023





FENOMENO ROGHI IN SICILIA, PAGANA: “SERVONO PIÙ UOMINI E MEZZI”. IN SICILIA IL CORPO FORESTALE HA 450 AGENTI, MA LA PIANTA ORGANICA NE PREVEDE 1.200. POSSIAMO FARE ANCHE I PIÙ GRANDI INVESTIMENTI NEI SISTEMI DI PREVENZIONE E DI ALERT MA FISICAMENTE POI CI VUOLE CHI VA AGGREDISCE L’INCENDIO. CI VORREBBE UN MAXI PIANO DI ASSUNZIONE. IL BLOG: I LAVORATORI FORESTALI NON ASPETTANO ALTRO


Dal sito ilsicilia.it

29 Luglio 2023
“Servono più uomini e mezzi, ed è la direzione su cui ci stiamo muovendo. Il sistema antincendio ha retto in questi giorni se non fosse per il fatto che il fenomeno dei roghi è stato troppo intenso. In soli tre giorni di emergenza dal sistema del corpo forestale della Regione sono stati censiti più di 400 incendi“.

Così l’assessore regionale al Territorio in Sicilia, Elena Pagana, parlando con i giornalisti nella sede del corpo forestale, a Palermo. “Dalla prossima settimana – annuncia – arriverà la prima fornitura dei 150 mezzi per il quale è stato firmato il contratto il 29 dicembre ed è in corso la procedura di concorso per 46 agenti del corpo forestale anche se ci rendiamo conto che non bastano. La gara – sottolinea Pagana – era stata aggiudicata molto tempo prima ma i tempi della burocrazia, la guerra in Ucraina e i ricorsi hanno rallentato le operazioni. Ma i mezzi stanno arrivando e contiamo di avere i 115 mezzi entro la fine dell’anno“.

In Sicilia il corpo forestale ha 450 agenti, ma la pianta organica ne prevede 1.200. Questi sono i numeri contro cui dobbiamo combattere, possiamo fare anche i più grandi investimenti nei sistemi di prevenzione e di alert ma fisicamente poi ci vuole chi va aggredisce l’incendio. Ci vorrebbe un maxi piano di assunzione. Ci troviamo di fronte a cambiamenti climatici di portata immensa come ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella“, ha concluso.

Fonte: ilsicilia.it




EMERGENZA INCENDI: IN MENO DI TRE ANNI IL FUOCO HA ‘INGHIOTTITO’ PIÙ DEL 50% DEI BOSCHI SICILIANI! E IL 2023 NON È FINITO… L'APPELLO LANCIATO NEL NOVEMBRE DEL 2021 – ASSUNZIONE DI ALMENO 30 MILA OPERAI FORESTALI IN PIANTA STABILE – NON ERA CAMPATO IN ARIA


Dal sito www.inuovivespri.it

di Giulio Ambrosetti 30 Luglio 2023
  • I fallimenti del Governo Musumeci in materia di prevenzione degli incendi boschivi nel 2021 e nel 2022
  • Il nostro appello lanciato nel Novembre del 2021 – assunzione di almeno 30 mila operai forestali in pianta stabile – non era campato in aria
  • L’attuale Governo regionale di Renato Schifani ha commesso gli stessi errori del precedente esecutivo, forse perché mal consigliato
  • Sbagliato pensare che l’emergenza sia passata. Ricordiamo che le peggiori sciroccate si verificano ad Agosto e Settembre

I fallimenti del Governo Musumeci in materia di prevenzione degli incendi boschivi nel 2021 e nel 2022

Si era nel Novembre del 2021. L’Estate piuttosto calda e gli errori macroscopici del Governo regionale in materia di prevenzione degli incendi boschivi avevano provocato l’incenerimento di circa 82 mila ettari di boschi della nostra Isola. L’esecutivo siciliano guidato allora da Nello Musumeci, in perfetta sintonia con i sindacati tradizionali, si era rifiutato di stabilizzare gli operai forestali. I risultati erano sotto gli occhi di tutti: incendi spaventosi in Estate e alluvioni in Autunno, con effetti negativi sul territorio (soprattutto nella Sicilia orientale) aggravati dall’abbandono dei corsi d’acqua. In più – tanto per completare l’opera – una serie di trombe marine, a cominciare da quella che ha colpito Pantelleria, aveva creato non poche preoccupazioni. Dopo un’annata tragica per l’ambiente siciliano abbiamo lanciato la proposta: l’assunzione, immediata, in pianta stabile, di almeno 30 mila operai forestali per fronteggiare gli incendi boschivi e per provare a mitigare gli effetti delle alluvioni. Il Governo Musumeci, nell’anno successivo – il 2022 – non cambiò linea politica. Continuando a sbagliare tutto, ovvero ignorando le azioni di prevenzione degli incendi boschivi, nella Primavera del 2022 annunciò in pompa magna i ‘rimedi’ che stava mettendo in campo per fronteggiare il fuoco: convenzione con i Vigili del Fuoco, coordinamento con Corpo Forestale della Regione e Protezione Civile regionale, convenzioni con non ricordiamo più quante associazioni e i soliti, immancabili Canadair e gli elicotteri. Risultato? Un fallimento. Nonostante un’estate tutto sommato non calda, il Governo Musumeci, poco prima di andare via, ha lasciato la Sicilia con altri 68 mila ettari di boschi inceneriti.

Il nostro appello lanciato nel Novembre del 2021 – assunzione di almeno 30 mila operai forestali in pianta stabile – non era campato in aria

Qualche settimana dopo aver lanciato la nostra proposta – ovvero l’assunzione in pianta stabile di almeno 30 mila opera forestali – incontrammo i vertici del Sifus Confali, forse l’unica organizzazione sindacale che si batte per la stabilizzazione dei lavoratori del comparto forestale. Uno dei sindacalisti del Sifus che noi stimiamo per la sua preparazione e per la sua correttezza – Ernesto Abate – ci chiese: “Mi dice perché continua a scrivere ripetutamente che servono subito 30 mila operai forestali stabilizzati?”. Rispondemmo ad Abate che, già da qualche anno, notavamo la presenza di incendi boschivi molto estesi in tante aree del mondo. Nel 2020 c’erano stati grandi ed estesi incendi in Australia, Nord Europa, Siberia, California, Amazzonia e anche in Italia. La presenza simultanea di grandi incendi incendi in estese aree boscate del mondo lasciava pensare a una sorta di strategia criminale e terroristica da parte di una setta di invasati. Conoscendo l’abbandono dei boschi siciliani e delle aree verdi dei Comuni e dei privati la cosa urgente da fare – questo, grosso modo, era la nostra riflessione – era assumere almeno 30 mila operai forestali per presidiare il territorio 365 giorni all’anno. Ciò significa pulizia del sottobosco, realizzazione di viali parafuoco e presenza degli operai forestali per spegnere gli incendi sul nascere. Ancora oggi pensiamo che questa sia l’unica strategia per combattere gli incendi boschivi. Non solo. Gli operai forestali dovrebbero agire di concerto con i Comuni per eliminare erbe e arbusti secchi dalle aree comunali. La stessa cosa si dovrebbe dare con i fondi privati: gli operai forestali dovrebbero, in comune accordo con i privati, eliminare le erbe secche e gli arbusti. Ricordiamo che, spesso, gli incendi boschivi partono da aree comunali e private. Di più: la presenza degli operai forestali nelle aree verdi tutto l’anno potrebbe aiutare a capire in che modo i pazzi e criminali innescano gli incendi. La presenza degli operai forestali nelle aree verdi tutto l’anno farebbe venire meno, o quanto meno ridurrebbe drasticamente, il ricorso agli aerei anfibi il cui impiego, nel 2018, costava alla pubblica amministrazione 14 mila euro all’ora!

L’attuale Governo regionale di Renato Schifani ha commesso gli stessi errori del precedente esecutivo, forse perché mal consigliato

Con la fine dell’esperienza del Governo regionale Musumeci – esperienza nefasta in materia di gestione dei boschi – ci siamo illusi che il nuovo Governo di Renato Schifani avrebbe voltato pagina. Ci siamo sbagliati. C’è stato, è vero, qualche segnale positivo in materia di prevenzione dei danni da possibili alluvioni. Ma sul fronte della lotta agli incendi boschivi è rimasto tutto come prima. Con molta probabilità, il presidente Schifani è stato mal consigliato. Forse farebbe meglio a lasciar perdere Corpo Forestale e Protezione Civile, provando a coinvolgere, in materia di prevenzione degli incendi boschivi, le Università siciliane. A differenza degli ultimi anni non ci sono state sciroccate a Maggio e a Giugno. Ma sono bastati due giorni di caldo a 46-47 gradi centigradi per scatenare l’inferno. Chi ha innescato centinaia di incendi è andato ‘sul burro’: ha trovato i boschi siciliani quasi del tutto privi di opere di prevenzione del fuoco, ovvero boschi con il sottobosco pieno di erbe ed arbusti secchi e presenza minima di viali parafuoco; per non parlare delle aree comunali e private prive di manutenzione, con erbe ed arbusti secchi pronti per le fiamme. Una follia. La dimostrazione che l’allarme che abbiamo lanciato nel Novembre del 2021 non era campato in aria. Attenzione: fino ad oggi la temperatura più alta registrata in Sicilia è ancora quella del 2021: quasi 50 gradi a Prizzi, nel Palermitano, e a Floridia, nel Siracusano. Nei giorni scorsi la temperatura è stata di due, tre gradi centigradi in meno rispetto al 2021, con la differenza che i 46-47 gradi non hanno colpito solo un paio di centri della Sicilia ma quasi tutta l’Isola. Da qui il patatrac. Che è frutto, sì, delle alte temperature e dei criminali invasati che appiccano il fuoco in modo scientifico, ma anche di una Regione che continua ad ignorare la prevenzione del fuoco: che può essere assicurata solo dalla presenza dell’uomo nelle aree verdi della Sicilia che ormai non sono molte.

Sbagliato pensare che l’emergenza sia passata. Ricordiamo che le peggiori sciroccate si verificano ad Agosto e Settembre

Per la cronaca, va detto che nel 2020, in Sicilia, si contavano poco meno di 340 mila ettari di boschi. Da questa cifra vanno tolti gli 82 mila ettari di boschi inceneriti nel 2021, i 68 mila ettari di boschi inceneriti lo scorso anno e i danni provocati nei giorni scorsi di cui non abbiamo contezza. Ma abbiamo una sensazione: e cioè che, in meno di tre anni, la nostra Isola abbia perso, a causa degli incendi, più del 50% dei propri boschi. Può sembrare incredibile ma i fatti parlano chiaro. Lo scenario è sicuramente meno grave nelle altre Regioni italiane dove il problema comunque esiste. A nostro avviso – lo ribadiamo – l’unico modo concreto per contrastare gli incendi boschivi è la prevenzione: e la prevenzione si può fare soltanto con la presenza fisica dell’uomo nelle aree boscate, ovvero con la stabilizzazione degli operai forestali. E qui casca l’asino, perché la stabilizzazione del personale forestale cozza con gli interessi – economici – di chi lucra sulla presenza di operai forestali a vita e sui grandi affari dello spegnimento degli incendi con i mezzi aerei. Temi che affronteremo in un prossimo articolo. Detto questo, notiamo una certa rilassatezza da parte della politica siciliana, come se i problemi fossero finiti. Noi ce lo auguriamo ma dobbiamo ricordare che, nel 2021, gli incendi boschivi non diedero tregua per tutta l’Estate. Ci permettiamo di ricordare che le peggiori sciroccate sono quello di Agosto e Settembre. Lo ricordiamo perché non sappiamo se nei boschi siciliani ancora in piedi- e nelle aree comunali e private – siano stati eliminati erbe e arbusti secchi. Se si dovesse materializzare una nuova sciroccata ci potrebbero essere altri problemi. In più, nel 2021, dopo il grande caldo estivo, arrivarono, come già ricordato, alluvioni e trombe d’aria. Insomma, meglio stare in campana…





DRONI CHE NON VOLANO QUANDO C’È VENTO E FA TROPPO CALDO, MEZZI PER SPEGNERE IL FUOCO FERMI DURANTE I ROGHI: ECCO IL PIANO ANTINCENDIO DELLA SICILIA


Dal sito www.ilfattoquotidiano.it

di Manuela Modica - 30 Luglio 2023
Droni che non possono volare con vento forte e temperature sopra i 40 gradi. Per prevenire gli incendi la Regione Siciliana si è munita strumenti che non si possono usare durante le roventi estate isolane. Un acquisto che – come ha raccontato Il Fatto Quotidiano – risale al 2021, quando la Sicilia era guidata da Nello Musumeci, oggi ministro di Fdi per la Protezione civile. Un investimento di quasi 230mila euro, in cambio di 88 droni, le relative assicurazioni, il costo dei corsi per addestrare gli uomini del corpo Forestale al relativo utilizzo e anche una non meglio specificata implementazione. Questo mentre i mezzi di terra per spegnere i fuochi scarseggiano. Come nel caso dei boschi sopra alla città di Palermo, dove nei giorni infuocati dei roghi due mezzi per spegnere gli incendi erano in manutenzione. A luglio. Risultato? Il bosco è adesso devastato. Una situazione che ovviamente è fonte di numerose polemiche. Ma andiamo per gradi.

La lista della spesa – Nel 2021, quando la giunta regionale all’epoca guidata da Musumeci decide di impegnare soldi per l’acquisto di droni, lo scopo è quello “di potenziare il servizio di vigilanza antincendio boschivo”. Quei mezzi dovevano servire “per prevenzione e raccolta informazioni: 70 saranno usati per il monitoraggio nel territorio di Palermo”, diceva in conferenza stampa, l’11 giugno del 2021, l’assessore al Territorio Toto Cordaro. L’impegno di spesa era stato già siglato il 25 maggio per 104mila euro. Una cifra che in realtà alla fine sarà più che raddoppiata. Orientarsi tra impegni di spesa, preventivi e affidamenti non è semplice, ma calcolando solo ai soldi impegnati per le ditte (o già liquidati), dal 2021 al 2022, per l’acquisto degli 88 droni, per una non meglio specificata implementazione, per i corsi di formazione del Corpo Forestale regionale e per l’assicurazione degli stessi apparecchi si arriva alla somma finale di 229.186 euro. La “Fornitura droni” viene affidata a due società, la Professional di Cosenza e la Noon di Palermo. La prima ottiene il 31 agosto del 2021 un impegno di spesa per 73.540 euro (Determina dirigente di servizio n. 1856, firmato dal dirigente Ignazio Di Dio). La Noon viene, invece, liquidata il 1° dicembre del 2021 con 47.971 euro (decreto numero 3008). Per l’implementazione, invece, l’assessorato al Territorio, il 29 dicembre del 2021 assume un impegno di spesa di 46.919 euro (Dds n. 3497) per la ditta JP Droni di Genova. Ma non basterà la fornitura, né l’implementazione, serviranno anche l’assicurazione per i velivoli e il corso di formazione per gli operai forestali che dovranno conseguire la patente per manovrare gli apparecchi. La spesa per l’assicurazione sarà di 8492 euro, affidata alla compagnia Cattolica il 3 agosto del 2021 (Determina dirigenziale n. 1598), mentre per il corso di formazione, il 13 aprile del 2021 verrà impegnata la somma di 42.840 euro (52264 iva inclusa) per la società Schera di Corleone (Determina dirigenziale n. 767).



LEGGI ANCHE







Per combattere i roghi droni che non si possono usare con caldo e vento – Soldi per droni non adatti alle estati siciliane- Ma in cambio di quasi 230 mila euro cosa ha ottenuto la Sicilia? I droni acquistati sono 85 del modello “Dji Mavic Mini 2” e tre del modello “Dji Mavic 2 Enterprise Advanced”. Il primo modello ha un’autonomia di volo di 31 minuti con una resistenza al vento di 8,5-10,5 metri al secondo (scala 5). Per intenderci, nei parametri ufficiali della scala Beaufort che misura la velocità del vento, questo range, considerato a bassa quota, viene descritto così: “Gli arbusti con foglie iniziano ad ondeggiare, le acque interne si increspano”. Un vento moderato dunque, ma non è tutto: la temperatura operativa di questi velivoli viaggia da un minimo di zero gradi ad un massimo di 40. E dire che la temperatura massima certificata in Sicilia proprio nell’estate 2021 – quando cioè erano stati acquistati i droni – è stata di 48.8 gradi. E non è andata molto meglio dopo: anzi nei giorni dei roghi, l’isola era battuta da forti venti e da una temperatura di circa 45 gradi. Una condizione in cui la quasi totalita dei droni acquistati per prevenire gli incendi – 85 su 88 – non poteva essere utilizzata. Non va meglio con gli altri tre velivoli, i modelli advanced che hanno comunque una resistenza alla velocità del vento di 10 metri al secondo, non possono viaggiare quando ci sono più di 40 gradi ma in compenso aumentano le prestazioni in caso di freddo: si possono usare anche quando la temperatura scende di 10 gradi sotto lo zero. Una condizione metereologica che in Sicilia si verifica abbastanza raramente. Senza considerare che i droni erano stati acquistati per la vigilanza antincendio ed è noto che i roghi si propagano in giornate di caldo battute da forti venti di scirocco.



LEGGI ANCHE







Anche Schifani punta sui droni – Come detto i droni sono stati acquistati quando a Palazzo d’Orleans c’era Musumeci. Ma anche l’attuale governatore, Renato Schifani, continua a essere convinto che la soluzione agli incendi sia rappresentata dai costosi apparecchi volanti: “Ben venga anche l’uso dei droni come ha fatto il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto. Ce ne faremo carico e lo faremo anche noi”, ha detto l’attuale presidente, commentando l’inferno di fuoco che ha devastato le province di Catania, Messina e Palermo. “Tra il 2021 e il 2022 abbiamo subito la propaganda del governo Musumeci sulla grande svolta dell’acquisto droni che avrebbero finalmente permesso di monitorare gli incendi. Una svolta che ci ha portato alle scene apocalittiche di questo luglio. Nonostante l’evidenza, adesso pure Schifani menziona i droni. Vista la grande efficienza di quelli acquistati finora, vuole acquistarne forse di altri? Ci pare evidente come questa vicenda sia paradigmatica di approssimazione e mancanza di strategie sia del precedente governo che di quello attuale”, sottolinea Fabio Venezia, deputato regionale del Pd. Venezia ha presentato un’interrogazione all’Ars, dove sostiene che per gli 85 Droni Dji Mavic Mini, che pesano “solo 249 grammi non è richiesto alcun patentino né formazione specifica”. Mentre riguardo all’affidamento alla Noon di Palermo, Venezia chiede nell’interrogazione “se non si ritenga opportuno porre in essere delle verifiche, tenuto conto che l’azienda in questione sembra essere specializzata solo in energie rinnovabili”.

I mezzi antincendio? In manutenzione – E mentre la Sicilia investe centinaia di migliaia di euro in droni inutili, sull’isola continuano a mancare i mezzi per spegnere il fuoco a terra. Un esempio è rappresentato dal caso di San Martino delle Scale. E’ la Cgil a puntare fari sull’incendio che ha devastato il bosco che si estende su una vasta area verde tra Palermo e Monreale. Anzi si estendeva. La vigilanza a San Martino, infatti, è affidata a una squadra del corpo forestale della Regione Siciliana, che per spegnere gli incendi può contare su un furgoncino e un’autobotte. Cosa è successo nei giorni scorsi, quando il fuoco imperversava anche in quella zona? Semplice, i due mezzi erano entrambi in manutenzione: uno per revisione e un altro per sistemare i freni. Interventi effettuati a luglio, nonostante sia notoriamente tra i periodi in cui il rischio roghi è massimo. “Li hanno consegnati due giorni fa, dopo gli incendi”, racconta Tonino Russo, segretario regionale della Flai Cgil. Che spiega: “Non è il solo caso: mancano i mezzi in tutta la Sicilia”. Insomma: se i droni siciliani potessero volare per segnalare gli incendi pure quando fa troppo caldo e tira vento, poi mancherebbero comunque i camion e le autobotti per andare a domare le fiamme.





Leggi anche:





EMERGENZA INCENDI SICILIA: BASTA CON LA CATTIVA GESTIONE POLITICA! È ORA DI AGIRE! MARTEDÌ 1 AGOSTO ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA A PIAZZA INDIPENDENZA ALLE ORE 18:00. FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE


Dalla pagina Facebook
Assemblea pubblica Basta incendi

#EmergenzaIncendiSicilia: Basta con la cattiva gestione politica! È ora di agire!
*Martedì 1 Agosto assemblea pubblica cittadina a Piazza Indipendenza alle ore 18:00*
Facciamo sentire la nostra voce.
La Sicilia brucia, ma la risposta delle istituzioni è insufficiente. È tempo di alzare la voce e chiedere un'immediata azione per proteggere la nostra amata terra.
Le nostre case, i nostri boschi, la nostra biodiversità e il nostro patrimonio sono in pericolo a causa di incendi che potrebbero essere evitati con una gestione adeguata. La vita di alcuni/e la salute di tutti e tutte è compromessa da questa emergenza. È inaccettabile che le politiche ambientali siano trascurate e che i fondi (mal gestiti) destinati alla prevenzione e al controllo degli incendi siano insufficienti.
Uniamoci per chiedere un cambiamento! Dobbiamo esigere una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, investimenti adeguati nella prevenzione, nell’assunzione e nella formazione del personale, nonché una stretta sorveglianza sulle attività illegali che alimentano gli incendi.
È fondamentale che venga fatta chiarezza sulle responsabilità e che vengano adottate misure concrete per garantire la sicurezza del nostro territorio. Non possiamo permettere che la nostra Sicilia continui a bruciare impunemente.
Chiediamo a tutti i cittadini e a tutte le cittadine di unirsi a noi in questa battaglia per la tutela dell'ambiente e della nostra terra. Condividete questo post, sensibilizzate le persone intorno a voi e fate sentire la vostra voce all’ assemblea pubblica cittadina convocata per Martedì 1 agosto alle 18.00 a Piazza Indipendenza in concomitanza alla seduta dell’Ars.
Insieme possiamo fare la differenza!
#StopIncendi #ProteggiamoLaSicilia