L’UGL SICILIA INCONTRA L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, EDY BANDIERA. HANNO CHIESTO UN AUMENTO PROGRAMMATICO DELLE GIORNATE DI LAVORO


31 Gennaio 2018
Abbiamo registrato una sensibilità all’ascolto dell’assessore Bandiera ed al recepimento delle proposte provenienti dai lavoratori in assoluta discontinuità col passato governo che aveva mortificato le relazioni sindacali sui temi cari al mondo  del lavoro.
È quanto dichiarato dal Segretario regionale dell’Ugl Sicilia, Giuseppe Messina, a conclusione dell’incontro con l’assessore regionale all’agricoltura, Edy Bandiera, al quale ha partecipato in delegazione con Giuseppe Scannella, Segretario regionale Aggiunto, Michele Polizzi, Franco Arena ed Eugenio Bartoccelli, componenti della segreteria regionale, Giovanni Scannella, Segretario regionale Federazione Autoferrotranvieri, Gaetano Cassibba e Stefano Pulizzi, dirigenti regionali della Federazione Funzione pubblica, Calogero Macaluso, dirigente sindacale della Meccanizzazione agricola dell’Esa.
Abbiamo chiesto all’assessore Bandiera – aggiunge – di riaprire le trattative del CIRL del comparto forestale, siglato nel 2017 senza un preventivo confronto con l’Ugl, del riordino del settore forestale, certezza sulle risorse finanziarie, il rispetto dei tempi previsti dalla legge, chiedendo già da quest’anno un aumento programmatico delle giornate di lavoro, per una più efficace attività di prevenzione.
Abbiamo recepito positivamente la disponibilità dell’assessore a rivedere il contratto integrativo – sottolinea Messina – e lo stesso ha assunto l’impegno di avviare un confronto serrato con la nostra sigla sindacale per costruire un percorso condiviso per il rilancio del comparto.
Per i lavoratori della meccanizzazione agricola abbiamo chiesto certezze sul futuro lavorativo – conclude il Segretario regionale dell’Ugl e per i Consorzi di bonifica abbiamo chiesto di rivedere la riforma del settore e tempi più celeri sui pagamenti delle mensilità.

Fonte: www.uglsicilia.it





LA NOTA. TERRITORIO E AMBIENTE, CORDARO: "ECCO LE MIE PRIORITÀ" IL SERVIZIO ANTINCENDIO SARÀ ATTIVO, COME PREVISTO, DAL 15 GIUGNO



La conferenza stampa.

Dopo aver reso nei giorni scorsi le proprie dichiarazioni alla Commissione regionale Ambiente dell’ARS, l’Assessore del Territorio ed Ambiente Toto Cordaro ha incontrato questa mattina in conferenza stampa i giornalisti per illustrare le priorità del Governo in materia di Territorio ed Ambiente.

“Bisogna tornare a definire i ruoli assumendosi la responsabilità di fornire gli indirizzi politici e di affrontare i temi caldi di questa Regione – ha dichiarato l’assessore Cordaro. Priorità al dissesto idrogeologico, al demanio marittimo, ad una rivisitazione complessiva delle norme anche in tema di abusivismo edilizio per il quale è necessario predisporre un disegno di legge condiviso e di buon senso redatto in collaborazione con autorità giudiziarie, tecnici, commissioni competenti per porre fine ad una piaga da troppo tempo aperta”.

DISSESTO IDROGEOLOGICO – “E’ una priorità di questo Assessorato. I comuni spesso non sono in grado di attingere ai fondi comunitari per mancanza di uffici tecnici adeguati. Bisogna ricontrattare con il Governo Nazionale, attraverso l’Agenzia di Coesione, le priorità, atteso che a fronte di 600 milioni di euro richiesti ne risultano stanziati solamente 200”.

DEMANIO MARITTIMO – “Abbiamo trovato oltre 2000 pratiche in giacenza. E’ inevitabile rivedere le modalità dei procedimenti amministrativi nella considerazione che l’utilizzo corretto del territorio è strategico per la salvaguardia dell’ambiente ma è anche volano di sviluppo economico. Dal 1/1/2021 la Direttiva 2006/123/CE (cd. Bolkestein) opererà una rivoluzione nella concessione delle aree demaniali sottoponendo l’affidamento a procedure di gara. Questo assessorato sta già lavorando a un ddl che crei le condizioni per dare la migliore attuazione possibile alla Direttiva”.

VIA-VAS-AIA – “Abbiamo trovato un arretrato di 230 pratiche da esaminare (170 VIA e 60 VAS). Lo scorso governo ha istituito con legge una Commissione costituita da 30 componenti, tutti esterni all’amministrazione e di nomina politica, con competenza in materia di valutazione ambientale. Stiamo predisponendo un ddl per la riforma legislativa della Commissione che sarà di supporto e non sostitutiva dell’Assessorato e che sarà costituita da 10 componenti tecnici interni all’Assessorato, 20 esterni scelti da una rosa di nominativi segnalati dagli ordini professionali e un coordinatore con funzioni di segreteria per regolare l’attività delle sottocommissioni esaminatrici”.

ARPA – “L’Agenzia di Protezione Ambientale negli anni è stata mal gestita. Ultimo bilancio approvato nel 2015. Entro metà marzo saremo in grado di inserire i passati bilanci, approvati, nel consolidato degli enti partecipati dalla Regione. L’ARPA deve tornare ad essere un’Agenzia strategica nella tutela del territorio allineandosi agli standard nazionali. Stiamo procedendo alla definizione di un partenariato stabile costituito da CNR, RIMED, ISMETT, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per un migliore accesso ai fondi comunitari. Siamo in trattative anche per dotare l’ARPA di una sede con sbocco a mare che funzioni anche da cittadella della scienza”.

URBANISTICA – “Occorre una rivisitazione complessiva dei piani regolatori. Abbiamo già un report che fotografa la situazione. Esiste in Sicilia un abusivismo di indispensabilità che va bene oltre il concetto di necessità. Questo Governo ha tra le priorità la predisposizione di un ddl che ponga fine alla piaga dell’abusivismo edilizio che, pur restando un reato, necessita di essere affrontato con competenza, senso di responsabilità, valutando le singole fattispecie anche alla luce degli ormai numerosi pronunciamenti giurisprudenziali. Una commissione costituita da tecnici, autorità giudiziaria, presidenti delle commissioni Ambiente e Affari Istituzionali, redigerà un proposta normativa di buon senso e ampiamente concordata su cui cercheremo il confronto in aula”.

PARCHI E RISERVE – “Cercheremo di ridurre a sistema le competenze oggi divise tra gli assessorati Agricoltura e Foreste e Territorio e Ambiente. I parchi soffrono della carenza di un adeguato management che ponga in essere le attività necessarie per attivare progetti di valorizzazione. Ad oggi, a fronte di un bando regionale di 56 milioni di euro, i parchi hanno presentato progetti per 2 milioni. Stiamo ripubblicando il bando per i residui 54 milioni mentre, contestualmente, abbiamo avviato alcuni commissariamenti (Parco Sicani e Alcantara) per verificare il potenziale progettuale di ciascun Parco. Manca una governance adeguata e capace di attivare processi di valorizzazione economica, alla quale contiamo di ottemperare con professionalità interne all’amministrazione”.

CORPO FORESTALE – “Il servizio antincendio sarà attivo, come previsto, dal 15 giugno. Sono stati già assegnati 9 milioni di euro per garantire l’avvio. La dotazione complessiva sarà quella dello scorso anno: ovvero 64 milioni di euro cui se ne aggiungono 3 per le convenzioni con il servizio elicotteri antincendio”.

FLOTTA ELICOTTERI – “L’intenzione è quella di attingere ai fondi comunitari per dotare il Corpo Forestale di una flotta di elicotteri per il servizio antincendio. Il fabbisogno da reperire con progettazione è di 32 MLN di euro a fronte di una spesa annua attualmente in convenzione di 3 MLN che ci rende dipendenti da altri enti”.

PARCO MEZZI – “Già assegnati 9 MLN di euro per il ricambio fisiologico. Si stanno attivando progetti per attingere a 30 milioni di fondi comunitari per il rinnovo del parco mezzi”.
31 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it





NASCE LA FRFA, LA FEDERAZIONE DEI FORESTALI



29 Gennaio 2018
L’ex corpo dei forestali risponde alla riforma del Ministro Madia: nasce la Frfa, la Federazione Rinascita Forestale e Ambientale. Ad annunciarlo ai microfoni di Ansa è il portavoce della Frfa, Maurizio Cottoi, dirigente dell’ex Corpo Forestale e colonnello dell’Arma dei Carabinieri.

Nasce la federazione dei forestali

La Federazione dei Forestali si pone obiettivi semplici ma diretti. Il primo è la salvaguardia del patrimonio storico e culturale del Corpo Forestale dello Stato, Corpo che è stato recentemente spazzato via da parte del Ministero. Il secondo obiettivo si orienta all’uscita degli ex-forestali dall’Arma dei Carabinieri. Dopo lo scioglimento l’Arma ha infatti accolto circa 9600 unità dal corpo forestale. In ultimo viene messa in evidenza la necessità di rivedere la Riforma della Pubblica Amministrazione, soprattutto per far fronte alle disfunzioni e agli aumenti di costi nati dallo smembramento del Corpo Forestale.

L’attuale parcellizzazione delle competenze dell’ex corpo, confluite in piccoli reparti della Polizia, Vigili del Fuoco e Carabinieri, sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza operativa e funzionale. La riforma ha avuto l’effetto, in questo caso, di aumentare i costi, proprio laddove si puntava a tagliare la spesa. Un destino amaro, già in parte scritto, quando alcuni TAR (tra cui quello dell’Abruzzo) dichiararono la scorsa estate, illegittima la soppressione dei forestali voluta dalla Madia.

Fonte: new.polpen.it





NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Non si cancellano con un tratto di penna 196 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato


Anche il nostro Blog ha aderito








IL PD BRUCIA DOPO LA CHIUSURA DELLE LISTE, ‘RENZI SAPPIA CHE IN SICILIA È RIVOLTA’


31/01/2018
La Federazione  Giovani democratici di Agrigento si autospspende per protesta. Dopo la chiusura di molti circoli Pd della Sicilia centrale arriva quest’ ‘schiaffo’ ai dirigenti nazionali e locali del partito contro le scelte fatte nella composizione delle liste.

“Abbiamo chiesto, nel rispetto del nostro statuto e dei valori di pluralità che ne stanno alla base, un legittimo coinvolgimento dei territori, dei loro militanti e dirigenti. Lo abbiamo fatto nelle sedi opportune e di tutti i livelli, perché è così che in un partito ‘democratico’ dovrebbero essere affrontate e decise le vicende di una comunità scrivono min una nota più che polemica -. Fino alla fine abbiamo sperato che la segreteria nazionale potesse prendere in considerazione le nostre legittime richieste. Oggi, invece, ci ritroviamo costretti dal Partito Democratico a sostenere nella nostra provincia, candidati che nulla hanno in comune con la nostra storia politica, con i nostri ideali, con la nostra militanza”.

“Il metodo messo in campo dal nostro segretario Matteo Renzi è inammissibile ed inaccettabile – attaccano -. In questi mesi abbiamo assistito ad una predominanza dei “fedelissimi”, su una comunità che ha come principi cardine l’unità e la condivisione. Come si può ignorare tutto questo? In una notte, ciò per cui il Pd esiste, per cui il Pd è nato, è stato spazzato via, calpestato da una logica figlia di un modo di intendere la politica che non ci appartiene”.

“Non possiamo accettare tutto questo. Non lo accettiamo perché è una enorme mancanza di rispetto verso tutti quei militanti che da anni sacrificano il loro tempo per questo partito. Piuttosto che scrivere a malincuore queste righe, avremmo voluto partecipare ad una campagna elettorale che tramite la celebrazione delle primarie, come da statuto, ci avesse resi partecipi nella scelta dei nostri rappresentanti. Cosa è rimasto di quel Partito Democratico che ha acceso la nostra passione verso la politica? Il segretario nazionale, da sempre, si candida ad essere il riferimento delle nuove generazioni ma ad oggi, l’unico dato che emerge è la scarsa fiducia dei giovani verso questo partito anche e soprattutto nella provincia con il più alto tasso di emigrazione giovanile”.

I giovani Democratici esprimono un dissenso che non è solo loro e minacciano disimpegno dalla campaghna elettorale”Non possiamo e non vogliamo fare campagna elettorale per il ‘Partito di Renzi’. Per queste ragioni, i Giovani Democratici della federazione di Agrigento, si autosospendono. Voteremo Partito Democratico perché, nonostante tutto, siamo convinti che rimanga l’unica proposta seria per il Paese, ma non parteciperemo attivamente alla campagna elettorale. Questa è la posizione dei Giovani Democratici della provincia di Agrigento, consapevoli di dare voce a tanti simpatizzanti, militanti e dirigenti. Questo documento è rivolto a chi ha compiuto queste scelte ingiuste verso la nostra comunità ma soprattutto a tutti i militanti e dirigenti di ogni provincia che non le condividono. A questi ultimi chiediamo di unirsi a noi per far rispettare la nostra storia, fatta di valori non negoziabili. Questa scelta è inevitabile. E d’altronde, l’unica che può riuscire a far capire quanto sia lontana la base da questo Partito Democratico”.

Il documento, che segue la chiusura dei circolidi Enna e Caltanissetta,  è firmato dalla federazione di Agrigento e da dodici Circoli ma raccoglie, subito dopo, una lunga serie di adesioni

“In queste ore stiamo assistendo allo sfregio, non solo del partito ma della dignità di centinaia di
militanti e di elettori. Renzi ha chiesto di fermare le polemiche? Il segretario non stia sereno perché non resteremo zitti e non faremo finta che nulla sia accaduto. La Sicilia è in rivolta in maniera trasversale” rincara la dose Magda Culotta, deputata uscente del Pd e sindaco di Pollina, una degli esclusi da liste nell’ultima ora.

“Gli elettori lamentano lo scollamento con la base e mi chiedo come possa Renzi proseguire la campagna elettorale e far finta di nulla, se chiudono i circoli, si auto sospendono i dirigenti e se si è lavorato alla composizione delle liste in una segreteria parallela anziché servirsi della sede del partito e dei suoi funzionari?”.

“Voglio esprimere tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà ai circoli chiusi per protesta in Sicilia e a tutti coloro che si sentono offesi e a cui dico di non mollare. Lavoriamo perché il nostro partito torni ad essere davvero democratico”.
di Antonio Maria Casarubea

Fonte: palermo.blogsicilia.it




‘MAI PROMESSA CANDIDATURA A CROCETTA’, FARAONE RISPONDE A CROCETTA E TENTA DI RICOMPATTARE IL PD (VIDEO)


31/01/2018
“Ci giochiamo una sfida per il Paese contro il populismo e il qualunquismo del M5s e un centrodestra razzista, scambiare queste elezioni per un congresso del Pd fa solo danno al centrosinistra, di queste dinamiche se ne parlera’ dopo il voto negli opportuni organismi di partito”.

Davide Faraone, il sottosegretario in quota Pd e plenipotenziario renziano in Sicilia difende le scelte fatte dal Pd nel decidere le candidature e parla di campagna elettorale. Lo fa con una apposita conferenza stampa nella quale non attacca nessuno, non risponde a nessuno anzi ringrazia chi, nonostante il dissenso, farà ugualmente campagna nelle piazze per il Pd e i suoi candidati.

LEGGI QUI LA CHIUSURA DELLE LISTE E LE SFIDE IN SICILIA

Da lui ci si sarebbe aspettata una risposta all’ex Presidente della Regione Rosario Crocetta, invece, silenzio sull’uomo e sul politico nonchè sulle sua dichiarazioni ma pressato dai giornalisti alla fine una frase sull’argomento la dice : “La promessa di una candidatura a  Crocetta è una cosa che ha detto solo Crocetta. Dalle regionali in
poi, non c’è stata una sola dichiarazione di Renzi in questo senso. E’ una storia costruita solo sul racconto di una persona”.

“Io per primo – dice poi parlando delle polemiche della base del partito – ho fatto tutto il percorso nei nei Ds di cui sono stati segretario cittadino. La mia storia politica è nel Pd nelle sue varie forme”

“Il Pd è un partito meno  ideologico rispetto al passato, ispirato ai valori del centrosinistra, dove non prevale più la logica del chi siete, cosa volete, dove andate o quel modello da caserma di rappresentazione di una identità piuttosto che di un’altra – sottolinea Faraone – abbiamo espresso liste elettorali competitive delle quali bisogna andare orgogliosi”.

Sulle polemiche nella minoranza per alcune esclusioni, Faraone getta acqua sul fuoco: “In parte si tratta di polemiche fisiologiche, anch’io in passato ebbi da ridire per alcune imposizioni ma questa volta in Sicilia non c’è stato alcun paracadutato, i candidati sono espressione dei  territori”.

“Poi – osserva – è chiaro che essendoci 24 parlamentari uscenti non è stato semplice perchè abbiamo avuto a
che fare con una nuova legge elettorale. Era ovvio che potevano esserci elementi di criticità, in effetti qualche esclusione c’è stata”.

Non mancano i riferimenti all’adesione al Pd del sindaco di Palermo Leoluca Orlando “E’ un fatto importante anche a livello nazionale. La nostra  coalizione rappresenta quella voglia di unità e l’adesione di Orlando rafforza questo percorso unitario”.

“A Palermo avremo – ha aggiunto – un  gruppo consiliare del Pd più forte e il più grande fra le città metropolitane
d’Italia. Stiamo riscontrando un grandissimo successo. Nei prossimi giorni ci sarà una grossa adesione di tante donne e  uomini che stanno seguendo l’esempio di Orlando e si stanno iscrivendo al Pd e presto anche ai gruppi consiliari del Pd”.

Ma Faraone rivendica ogni singola scelta criticata dalle opposizioni interne “L’altra operazione politica importante è stata quella di Sicilia Futura, che sta dentro un percorso politico in maniera chiara e netta”.


Ma la conferenza stampa di Faraone non è ancora finita che arriva il nuovo affondo di Magda Culotta, deputato uscente e sindaco di Pollina nonchè, nelle ultime 24 ore, la più infervorata polemista nei confronti proprio di qiueste scelte.

“Davide Faraone con la sua voglia di  apparire come il Matteo Renzi di Sicilia  fa solo danno al Partito Democratico. Farebbe bene a tacere e nascondersi dietro la sua capolistatura bloccata essendosi tenuto ben lontano dalle sfide uninominali, probabilmente per mancanza di coraggio – dice attaccando senza mezzi termini – non si rende conto di aver perso credibilità agli occhi del popolo del Pd. Il malessere che c’è in Sicilia è frutto non solo di alcune candidature sbagliate ma anche del modo a cui ci si è arrivati, con il solo scopo di esercitare il suo ruolo da “fedelissimo”.

“Infine – conclude Culotta – eviti di parlarci di senso di responsabilità e di unità perchè anche qua, oltre a non essere credibile, rischia di apparire persino comico”
di Manlio Viola

Fonte: palermo.blogsicilia.it




ATTENZIONE ATTENZIONE, FORSE SONO SCOMPARSE LE RISORSE PER EFFETTUARE TUTTI 151 GIORNATE!



di Michele Mogavero
Ormai è chiaro a tutti che non c'è aumento delle giornate per come promesso ed i comunicati sindacali (Fai, Flai, Uila, Ugl) ne sono la prova lampante. Se da un lato il Presidente Musumeci sostiene che i lavoratori forestali non avranno un giorno di riposo, anche se non ha detto da quando. Ma dall'altro lato l'assessore all'Agricoltura Edy Bandiera è stato chiarissimo sin dalla prima intervista. Lo ripetiamo e lo facciamo riascoltare per l'ennesima volta, in cui ha detto che a suo avviso ci sono le risorse per almeno due soli contingenti. In parole povere significa 151 giornate anche per i 78isti ed i 101nisti.

Adesso gradiremmo sapere (risposta che non arriverà mai): ma dove sono andati a finire queste risorse annunciate dall'assessore? Sono servite per altre emergenze?
Cortesemente chiediamo soprattutto a chi ci governa, di non illudere i lavoratori più anziani e più bistrattati d'Europa, le dichiarazioni da fonti ufficiali devono essere credibili e rispettate, altrimenti assistiamo al gioco delle tre carte. 

L'assessore Cordaro incontrando i Sindacati, da quello che si legge, non ha illuso nessuno, quindi non ha promesso giornate di lavoro in più, nè nell'immediato nè in futuro. Certo questo a noi ci stà stretto, però forse ha fotografato la situazione reale. Chissà se con il suo collega avranno discusso su come utilizzare quelle (ipotetiche) risorse in modo da dare una risposta ai lavoratori forestali.

Colleghi e Sindacati, chiediamo cortesemente la vostra collaborazione su quanto dichiarato dall'assessore all'Agricoltura, intervistato dalla Tgr Sicilia.
Il Blog ha capito che ci sono le risorse per effettuare 151giornate. A questo punto ci viene un dubbio: abbiamo preso un abbaglio noi o si stanno rimangiando tutto?

Per essere sicuri, riascoltatevi l'intervista 


Spostare il cursore dal minuto 6:40




EROSIONE DELLE COSTE E DISSESTO, AI COMUNI 155 MLN IN TRE ANNI



di Rosario Battiato
Pubblicato l’Avviso dal dipartimento dell’Ambiente: contributi fino al 100% dei costi ammissibili. Priorità ai progetti che riguardano ospedali, scuole e industrie a rischio rilevante

PALERMO – Ci sono 155 milioni di euro per Regione e Comuni nell’ambito del Po Fesr Sicilia 2014-2020 per “Interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera”. Lo scorso giovedì il dipartimento dell’Ambiente ha pubblicato l’avviso pubblico per la selezione di beneficiari e operazioni con procedura di valutazione delle domande a graduatoria.

La dotazione finanziaria è distribuita in tre esercizi finanziari della Regione: un’imputazione di 38,7 milioni di euro per il 2018, 77,5 milioni per il 2019 e 38,7 per il 2020. Della dotazione complessiva, ci sono 30 milioni vincolati alla mitigazione del rischio di erosione costiere, un fenomeno che coinvolge da vicino l’Isola.

L’azione, si legge sul bando, intende finanziare “operazioni strutturali di mitigazione del rischio geomorfologico, idraulico e di erosione costiera sui siti che presentano un elevato o alto grado di rischio sulla base di quanto previsto nel PA ed in coerenza con le linee adottate per il Piano nazionale contro il dissesto 2015/2020 e con la strategia nazionale sul cambiamento climatico, operazione capaci di determinare una riduzione della superficie soggetta a rischio”.

L’avviso è aperto alla Regione e agli enti locali e ciascun “soggetto beneficiario può presentare una sola domanda di contributo finanziario riferita alla medesima operazione” che non può essere essere portata materialmente a termine o completamente attuata “prima che la domanda di contributo finanziario nell’ambito del programma sia presentata dal beneficiario all’autorità di gestione, a prescindere dal fatto che tutti i relativi pagamenti siano stati effettuati dal beneficiario”.

Il contributo finanziario in conto capitale viene concesso fino al “100% dei costi totali ammissibili dell’operazione, determinati in applicazione delle pertinenti disposizioni comunitarie, anche in materia di progetti generatori di entrata”.

Le domande per partecipare devono essere inviate, tramite posta elettronica certificata, all’indirizzo dipartimento.ambiente1@certmail.regione.sicilia.it, compilando l’allegato che si trova all’interno dell’avviso e devono essere sottoscritte con firma digitale. Le stesse domande dovranno essere inviate, con tutte le dichiarazioni e le schede, anche via posta all’assessorato del territorio e dell’Ambiente. Il termine di scadenza coinciderà col novantesimo giorno dalla data di pubblicazione sulla Gurs.

Il processo di valutazione delle domande, che comincerà col ricevimento delle domande e si protrarrà fino alla pubblicazione degli esiti della valutazione, sarà “proporzionato al numero delle istanze di contributo finanziario pervenute e non si protrarrà oltre i 240 giorni dalla scadenza dell’Avviso”.

Nella scelta dei progetti ci saranno dei criteri di valutazione che prenderanno in considerazione la classe di popolazione esposta a un rischio diretto, i beni a rischio grave (priorità a edifici strategici come ospedali, scuole, municipi, edifici residenziali, produttivi, industrie a rischio incidente rilevante), la frequenza dell’evento (valore massimo a quelli che si ripresentano nel giro di vent’anni), la quantificazione del danno economico, la riduzione del numero di persone a rischio diretto, il grado di priorità regionale definito da parte dell’autorità competente con la verifica che resta in capo al dipartimento Ambiente, il completamento degli interventi già avviati, l’esistenza di misure di compensazione e di mitigazione e il livello della progettazione approvata.

Altri criteri premiali riguardano la cantierabilità e il cronoprogramma, il green public procurement, l’utilizzo di infrastrutture verdi.

31 Gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it




SICCITÀ, ARS VOTA MOZIONE PER RICHIESTA STATO CALAMITÀ



di Raffaella Pessina
Reti colabrodo, altra emergenza: servono aiuti dal Governo nazionale. Musumeci, intanto, nomina i commissari delle ex Province

PALERMO - La seduta di ieri, stando all’ordine del giorno, poteva sembrare senza onore e senza gloria, poiché si sarebbe dovuto discutere solo di comunicazioni e di mozioni.

Invece, ancora una volta nel corso della discussione a Sala D’Ercole è saltata fuori l’ennesima emergenza della Sicilia, ovvero la siccità, legata soprattutto alla mancanza di un’adeguata e rinnovata rete di raccolta e sfruttamento delle acque, di cui la Sicilia è notoriamente ricca. L’occasione è stata la presentazione di una mozione per chiedere lo stato di calamità al Governo nazionale, a causa della prolungata siccità nell’Isola. Il danno a cui sono stati sottoposti gli agricoltori e gli allevatori, come hanno spiegato i deputati del Movimento Cinquestelle Elena Pagana e Francesco Cappello, è stato rilevante.

Giuseppe Milazzo, capogruppo di Forza Italia ha rilevato che tale situazione è particolarmente grave per una serie di motivi che vanno da una mancata sensibilizzazione della popolazione siciliana sullo spreco dell’acqua, al fatto che il piano degli invasi non è stato completato, esister poi un sistema di condotte obsoleto e soprattutto pesa la mancata pianificazione sul territorio per affrontare i periodi di siccità.

Insomma, un’altra riforma mancata a cui adesso il Governo dovrà interessarsi, chiedendo prima di tutto aiuti al Governo nazionale per supportare agricoltori ed allevatori. La mozione sulla dichiarazione dello stato di calamità era stata presentata in un primo tempo per la sola ex provincia regionale di Enna, in seguito, con un emendamento votato favorevolmente, la richiesta è stata estesa a tutta la Regione. La mozione infine è stata votata favorevolmente. Alla seduta era presente l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera, che ha assicurato che il Governo regionale si adopererà per ottenere da Roma gli aiuti necessari, poiché sta già quantificando i danni.

Affrontata anche la mozione sugli incentivi alle imprese artigiane. Dal 2012 la Sicilia non ha più avuto i trasferimenti dello stato a favore degli artigiani, per un vulnus legato all’iter procedurale, pari a 35/38 milioni di euro all’anno, accumulando quindi perdite per circa 200 milioni di euro.

Angela Foti del Movimento Cinquestelle ha chiesto in tal senso all’assessore di attivarsi per trattare con il ministero al ramo per ottenere tali fondi e gradualmente per recuperare tali somme. L’assessore alle Attività produttive, Girolamo Turano, ha rassicurato il Parlamento spiegando che già il 19 gennaio è stato predisposto uno schema di delibera di giunta per risolvere tale problema. La delibera comunque dovrà passare al vaglio della commissione paritetica Stato-Regioni. Nel corso della seduta d’ Aula è stato anche reso noto che i gruppi parlamentari hanno presentato i propri regolamenti interni che dovranno ora essere pubblicati sul sito web della Assemblea regionale.

Intanto, il Governo ha nominato i nuovi commissari straordinari dei sei Liberi consorzi di Comuni. Ad Agrigento arriva Alberto Di Pisa, magistrato in quiescenza, già procuratore generale aggiunto presso la Corte di appello di Palermo e procuratore della Repubblica a Termini Imerese e Marsala. A Enna Ferdinando Guarino, dirigente generale di Pubblica sicurezza in quiescenza, già questore di Enna e vicario ad Agrigento e L’Aquila. Nuovo vertice anche a Ragusa, dove arriva Salvatore Piazza, già segretario generale dell’ex Provincia regionale e del Comune di Ragusa. A Siracusa torna Elda Floreno, già prefetto di quella città e di Enna, oltre che commissario straordinario della Provincia di Ragusa.Conferma a Trapani per Raimondo Cerami, magistrato in quiescenza, già giudice istruttore al tribunale di Palermo e Trapani e sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Palermo. Rosalba Panvini, attuale dirigente regionale, viene prorogata nell’incarico a Caltanissetta, fino all’imminente rotazione dei dirigenti generali della Regione.

Per quanto concerne le Città metropolitane di Palermo e Catania, a seguito di provvedimenti del Tar sono stati confermati nelle funzioni gli attuali sindaci dei capoluoghi, Leoluca Orlando ed Enzo Bianco.

A Messina, invece, l’assessorato regionale per le Autonomie locali ha già avviato la procedura di revoca dell’incarico per l’attuale commissario straordinario, che dovrebbe concludersi verso la metà di febbraio.

31 Gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it





TETTO AGLI STIPENDI DELL’ARS, LE 3 PROPOSTE DEI SINDACATI



PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PROSSIMO INCONTRO IL 7 FEBBRAIO

30/01/2018
Sono tre gli orientamenti delle sette sigle sindacali dei dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana, che stamattina hanno presentato le loro proposte al presidente del Collegio dei questori Giorgio Assenza, delegato a trattare con i rappresentanti dei lavoratori.

Alcuni concordano con la proposta dell’amministrazione di ripristinare i tetti degli stipendi per i dirigenti e i sottotetti per le altre carriere dell’Ars previsti dalla norma scaduta il 31 dicembre. Altri chiedono di non considerare nel computo dello stipendio le indennità variabili di funzione e mansione. Infine, la terza proposta è di aspettare che sulla questione dei tagli si pronuncino il Senato e la Camera.

“All’incontro hanno partecipato tutte le sigle e siamo soddisfatti, perché quasi tutti i sindacati concordano con noi nella necessità di reintrodurre i tetti – spiega Assenza – Esamineremo le proposte della controparte”.
Durante l’ultima riunione, l’Ufficio di presidenza dell’Ars, presieduto da Gianfranco Miccichè, aveva proposto ai rappresentanti sindacali di ripristinare per il prossimo triennio, 2018-2020, i tagli e i tetti degli stipendi scaduti alla fine dell’anno.
Il prossimo incontro è previsto per il 7 febbraio alle 11.

Fonte: palermo.blogsicilia.it


Leggi anche:

La trattativa. Regione, primi no dei sindacati al taglio degli stipendi all'Ars





SI CONSUMA IL RITO DI LACRIME, SANGUE E MER…ULTIMI VELENI, “GNOCCHE” IN PRIMO PIANO



Da FRANCO GARUFI - 31 gennaio 2018
Chi scrive è troppo vecchio per emozionarsi davanti al rito pieno di lacrime, sangue e materiale escrementizio legato alla formazione delle liste elettorali. La vita dei partiti è sempre stata caratterizzata da scontri durissimi e i momenti pre-elettorali sono per loro natura quelli di maggior tensione. Stavolta, tuttavia, abbiamo visto cose che voi umani non potete immaginare: dal buon Renzi che si è portato via via la cocuzza con tutto il cocuzzaro, all’ineffabile Di Maio che ha introdotto la sharing-candidatura con l’ammiraglio mezzo PD e mezzo a cinque a stelle; alla sinistra-sinistra di LeU che lascia fuori dalle liste candidati di comprovato radicamento nei territori.

Persino l’onorevole presidente dell’ARS Gianfranco Micciché, storico braccio destro dell’ex cavaliere Berlusconi, si lamenta che gli hanno mandato troppi esterni. Evidentemente prova un gran rimpianto per i bei tempi del 61a 0. Conclusa con morti e feriti (politicamente parlando) l’ordalia della scelta dei candidati da collocare in posizione vincente, comincia ora la campagna elettorale vera e propria. In assenza di programmi degni di questo nome, sarà caratterizzata dallo scontro tra i tre poli in campo che si confronteranno soprattutto nel proporzionale per misurare i rapporti di forza nel futuro Parlamento e le reciproche possibilità di governare il paese.

Collateralmente si svolgerà una nuova puntata dell’eterno scontro a sinistra (“Siamo l’unico partito della sinistra”, ha affermato il presidente Grasso nel corso della Kermesse palermitana di domenica scorsa): nulla di nuovo sotto il sole; non ancora il “socialfascismo”ma siamo sulla buona strada. D’altro canto la presenza di formazioni politiche a sinistra di Liberi ed Uguali, da Potere al popolo alla lista di Ingroia rendono affollata l’offerta su un mercato che pare restringersi sempre più per motivi che tutti gli attuali protagonisti ben si guardano dall’affrontare.

E’ il proporzionale bellezza; più divisi si sta meglio ci si riconosce; anche se di qualcuno alla fine si potrà individuare unicamente la solitudine. Nel centrodestra litigano (o fanno finta?) attorno a questioncelle come il rapporto con l’Europa, la normativa previdenziale e le migrazioni. Cose da nulla, ma in compenso presentano nelle liste una serie di personalità che si sono distinte per i danni lasciati in eredità al paese dagli anni ruggenti del berlusconismo.

Cinque stelle e centrodestra sono alternativi, tranne che su un punto: la difesa della famiglia, soprattutto la propria, data la quantità di parenti, mogli e conviventi inserite nelle liste. Un concetto espresso con rara eleganza verbale, degna di un’esponente di Me Too, da una candidata delusa: “Micciché ha messo in lista le gnocche”.

Ma Forza Italia dovrà far anche i conti con rifiuti a candidarsi di ben altro peso come quello di Antonino D’Alì a Trapani. Nel mondo centrista, seguendo l’esempio del suo leader Alfano, salta il turno un esponente di rilievo come Giuseppe Castiglione, sottosegretario uscente alle risorse agricole e grande collettore di voti nella parte orientale dell’isola. Sono pezzi di elettorato che restano privi di riferimento ma da qualche parte andranno, dal momento che in politica il vuoto viene sempre riempito.

Si è diviso invece il mondo che faceva capo a Raffaele Lombardo: da lì vengono due delle più importanti new entry dei democratici, Luca Sammartino e Valeria Sudano, mentre è tornato a destra Giovanni Pistorio, l’assessore regionale ai trasporti della Giunta Crocetta costretto a dimettersi per un’affermazione pseudo-omofoba in una telefonata intercettata.

Il PD, già debole di suo, dovrà fare i conti con il “fuoco amico”degli esclusi: circoli chiusi a Caltanissetta, convocazione dei dissidenti a Palermo, fughe di militanti si sommano alla fatwa lanciata da Rosario Crocetta che profetizza per Raciti il ruolo di agnello sacrificale e così descrive la situazione: “ci hanno messo alla porta per far spazio al blocco di potere italiano e siciliano dando un’immagine inquietante della Sicilia dove c’è un blocco di potere affaristico, mafioso e massone”. Un bel viatico da parte di colui che si autodefinì il primo presidente della Regione siciliana di sinistra e che proprio con il PD ha governato per cinque anni la Sicilia.

In tale situazione è verosimile che i confronti nei 28 collegi uninominali siciliani siano destinati ad avere come unici protagonisti il centrodestra ed i cinquestelle. Le liste dei grillini (ma possiamo ancora chiamarli così, dopo le scelte del comico genovese?) sono state definite attraverso un complesso ed in parte misterioso processo di selezione gestito dal Web. Alcuni candidati sono nomi noti, altri tutti da scoprire. Il voto ai cinquestelle però è generalmente poco influenzato dalla qualità dei candidati perché esprime uno stato d’animo di sfiducia e di protesta nei confronti della politica tradizionale. Alle ultime regionali sono diventati il primo partito dell’isola, pur non avendo conquistato la presidenza. Date le caratteristiche prevalentemente proporzionali della legge elettorale non dovrebbero aver difficoltà a bissare il successo il prossimo 4 marzo. Tuttavia il centrodestra ha una maggiore capacità di coalizione che potrà pesare in suo favore, specialmente nei collegi uninominali. Questo leit motiv, che ci accompagnerà fino al 4 marzo, è probabilmente – ad oggi-l’unico vero elemento di interesse della campagna elettorale nella nostra regione.

Fonte: siciliainformazioni.com





30 gennaio 2018

LA TRATTATIVA. REGIONE, PRIMI NO DEI SINDACATI AL TAGLIO DEGLI STIPENDI ALL'ARS


di Giacinto Pipitone— 30 Gennaio 2018
PALERMO. Dopo l’ottimismo dei primi incontri, ecco gli intoppi che potrebbero allungare di molto la trattativa fra vertici dell’Ars e sindacati per ridurre i maxi compensi dei dipendenti a tempo indeterminato del Parlamento.

Nel momento in cui, stamani, la trattativa è entrata nel vivo i sindacati dei 180 dipendenti hanno opposto tre diverse soluzioni che rischiano di far scivolare alla tarda primavera o all’estate l’esito della trattativa.
Il punto di partenza è l’automatismo con cui dal primo gennaio gli stipendi sono tornati ai livelli del 2014: scaduto l’accordo che aveva introdotto tetti da 240 mila euro per le massime cariche e limiti intermedi per le figure apicali delle varie qualifiche, si è tornato a stipendi che annualmente possono raggiungere in qualche caso i 340 mila euro. Stipendi la cui prima busta paga è già arrivata la settimana scorsa.

Dopo le polemiche e dopo gli appelli dei preti palermitani e della Conferenza episcopale siciliana, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha avviato le trattative per tornare ai tetti in vigore fino al dicembre scorso. E con questo mandato il capo dei questori dell’Ars, Giorgio Assenza, si era presentato nelle scorse settimane ai sindacati. Che si erano riservati di assumere una posizione ufficiale nell’incontro previsto per stamani.

E le posizioni ufficiali dei sette sindacati interni dell’Ars sono ben tre. «Alcuni - informa la presidenza dell’Ars - concordano con la proposta dell’amministrazione di ripristinare i tetti degli stipendi per i dirigenti e i sottotetti per le altre carriere parlamentari previsti dalla norma scaduta il 31 dicembre. Altri chiedono di non considerare nel computo dello stipendio le indennità variabili di funzione e mansione. Infine, la terza proposta è di aspettare che sulla questione dei tagli si pronuncino il Senato e la Camera».

Se passasse la terza proposta, quella di adeguarsi alle scelte future di Camera e Senato, bisognerebbe attendere l’insediamento del nuovo Parlamento nazionale e poi le decisioni dei due nuovi consigli di presidenza: si scivolerebbe inevitabilmente a maggio (nella migliore delle ipotesi) e nell’attesa i dipendenti dell’Ars continuerebbero a maturare i maxi stipendi.

Se passasse la seconda proposta i tetti di stipendi si abbasserebbero rispetto agli attuali ma non si tornerebbe ai 240 mila in vigore fino al mese scorso. E i dipendenti avrebbero quindi stabilmente degli stipendi superiori rispetto a quelli che si cerca di reintrodurre.

La partita è, come di tutta evidenza, aperta e lunga. Assenza però continua a manifestare ottimismo: «All’incontro hanno partecipato tutte le sigle e siamo soddisfatti, perché quasi tutti i sindacati concordano con noi nella necessità di reintrodurre i tetti. Esamineremo le proposte della controparte».
Il prossimo incontro è previsto per il 7 febbraio

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Fonte: gds.it



GLI INCENDI BOSCHIVI IN SICILIA. STRATEGIE DI PREVENZIONE. IL BLOG: ECCO LE DATE E I LUOGHI IN CUI SI SVOLGERANNO GLI EVENTI



30 Gennaio 2018
L’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Messina, in collaborazione con l’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia, il Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, l’Ispettorato Agricoltura, il Genio Civile di Messina, la Società Italiana di Restauro Forestale con sede presso l’Università della Tuscia di Viterbo, organizza un ciclo di eventi formativi incentrati sulla tematica degli incendi boschivi che hanno particolarmente interessato il territorio nel corso degli ultimi tempi. In queste occasioni si esamineranno i fattori predisponenti gli incendi, le azioni di prevenzione e lotta, le attività di repressione e gli interventi di restauro delle superfici incendiate. Verranno esaminati anche aspetti legati all’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito della prevenzione degli incendi stessi e le forme di sostegno economico a cui, sia gli enti pubblici che i proprietari Privati di aree percorse da incendi possono accedere.
Il primo incontro si terrà presso l'Aula Consiliare del Comune di Villafranca Tirrena. Siete tutti invitati a partecipare

Fonte: www.eventa.it


La nota del Blog:

Le date e i luoghi in cui si svolgeranno gli eventi sono le seguenti:

30 Gennaio 2018 ore 16:00 – Comune di Villafranca Tirrena Sala Consiliare

6 Febbraio 2018 ore 16:00 – Comune di Patti

15 Febbraio 2018 ore 16:00 – Comune di Francavilla di Sicilia – Parco dell’Alcantara

20 Febbraio 2018 ore 16:00 – Comune di Giardini Naxos – Sala Consiliare

27 Febbraio 2018 ore 16:00 – Comune di Sant’Agata Militello – Sede Parco Dei Nebrodi






FORESTALI. IL GIOCO DELLE TRE PERIZIE



Ricevo e pubblico
dal componente dell'Esecutivo Territoriale 
Uila Uil Palermo
Michelangelo Ingrassia

Quello delle tre carte è uno dei più antichi e usati giochi di prestigio. C'è un re tra due assi che magicamente compare e scompare grazie alla sapiente abilità del cartante. Sui tavoli, a seconda di chi le ha in mano, le carte possono comparire e sparire; magari un giorno sì e uno no. Sui tavoli forestali siciliani, per esempio, le carte delle perizie per l'utilizzo dei lavoratori compaiono e scompaiono, a giorni alterni; passando da un tavolo all'altro. E allora ecco la perizia per l'acquisto dei mezzi che viene mostrata ma scompare quella delle giornate lavorative; e viceversa. E poi ci sono le tabelle contrattuali: un giorno quelle vecchie, l'altro quelle nuove. Il risultato è che gennaio è finito ma nessuna perizia ancora è stata esitata, nessun mezzo è stato acquistato e nessuna programmazione per le assunzioni è stata effettuata. Queste sono carte che non ci sono e non si vedono: perché? Eppure il Governo ha autorizzato la spesa per il settore forestale oltre i dodicesimi. Allora perché ancora gli avviamenti al lavoro si vedono scritti sui giornali ma non si vedono sulle carte delle perizie? Perché gli aumenti contrattuali per tutti i lavoratori si vedono scritti sui giornali ma non si vedono scritti sulle carte delle perizie? A che gioco si sta giocando? Sembra che qualcuno stia prendendo tempo per ritardare l'avviamento dei lavoratori e magari rinviare l'applicazione del nuovo Cirl così, naturalmente, si riducono i costi; tanto, qualcuno che per rispetto dei boschi va a spegnere gli incendi con le mani e muovendosi a piedi, si trova sempre. Naturalmente spero di essere smentito dai fatti e ne sarei felice. Il gattopardo, però, in Sicilia, è sempre in agguato: cambiare tutto per non cambiare nulla! Il rischio è che, come l"anno scorso, le giornate diminuiscano, la campagna duri qualche settimana, le paghe rimangano uguali e qualcuno ritenti di togliere soldi dalle tasche dei lavoratori con la scusa del recupero. Ripeto: spero di essere smentito dai fatti, felice ne sarei. Ma per sì e per no, uno sciopero generale per fare saltare metaforicamente il banco io lo farei; e tavolo da gioco cambierei: direttamente dal Presidente andrei.




MERCOLEDI 31 GENNAIO, L'UGL AGRICOLI E FORESTALI INCONTRERA' L'ASSESSORE AGRICOLTURA, EDY BANDIERA E IL PRESIDENTE DELLA REGIONE, NELLO MUSUMECI

Ricevo e pubblico
dal Segretario regionale Ugl Agricoli e Forestali
Franco Arena

Il Segretario regionale dell'Ugl Agricoli e Forestali, Franco Arena, comunica che alle ore 12,30 di mercoledì 31 gennaio, incontreranno l'assessore Agricoltura Edy Bandiera e alle 17.30 il presidente della regione, Nello Musumeci.






ARS 142 MLN, CONSIGLIO LOMBARDIA 50 MLN



di Lucia Russo

Confronto Rendiconti 2016 dei due Palazzi della politica regionale: possibile dimezzare la spesa in Sicilia. Segretario generale: a Milano tetto di 190 mila €, a Palazzo dei Normanni di 370 mila

PALERMO - Se il taglio dei privilegi è uno dei dieci punti nell’agenda del neopresidente della Regione, occorre partire dalle spese dell’Assemblea regionale siciliana. Pare che in questi giorni si sia raggiunto un accordo per mantenere il tetto massimo degli stipendi del personale a 240 mila euro, ma guardiamo cosa succede al Consiglio regionale della Lombardia.

Sul sito del Consiglio regionale lombardo si legge che la retribuzione della carica più alta dell’amministrazione parlamentare regionale viaggia su cifre ben più basse. Il segretario generale del Consiglio regionale lombardo, Romano Colozzi, nel 2016 ha percepito una retribuzione lorda di 189.973 euro, cioè di 50 mila euro più bassa del tetto di 240 mila per i dirigenti dell’Ars. Questo succede a maggior ragione ai livelli più bassi dell’amministrazione parlamentare, infatti lo stipendio annuale del direttore del Servizio Bilancio del Consiglio della Lombardia, è di circa 80 mila euro, addirittura ventimila euro in meno rispetto a quello previsto dai questori dell’Ars per gli assistenti parlamentari (livello retributivo più basso nell’organigramma) con più di 24 anni di servizio.

Ecco che si spiega come mai nel 2016 l’Assemblea regionale siciliana per i circa duecento dipendenti a tempo indeterminato ha speso 24,5 milioni di euro, una media ldi 123 mila euro a dipendente l’anno, contro i 17,4 milioni del Consiglio regionale lombardo per i suoi 306 dipendenti, ovvero 57 mila euro a dipendente. Se gli stipendi dell’amministrazione Ars venissero equiparati a quelli del Consiglio lombardo, si avrebbe un risparmio di 13,1 milioni di euro.

Non sarà il caso di rivedere al ribasso la spesa per il personale dell’amministrazione parlamentare siciliana, considerato che la nostra regione è la più povera d’Italia per reddito pro capite? Non è troppo pretendere da ogni cittadino siciliano, inclusi i neonati, ben 28 euro di spesa all’anno per l’Ars, quando in Lombardia si spendono solo 5 euro a testa?

Analizzando il confronto del rendiconto delle spese per l’anno 2016 dei due Parlamenti, riportato in pagina, ci accorgiamo che nel 2016 la spesa in Sicilia è aumentata rispetto al 2015 e che sul peso delle casse della Regione incombe anche il pagamento delle pensioni, questione che andrebbe affrontata per snellire i bilanci di Regione e Ars, come evidenziato da anni su questo giornale.
Il nuovo Parlamento parte avvantaggiato per la riduzione delle spese, perchè con 20 deputati in meno si avrà già un risparmio sul preventivo 2018 di 5,5 milioni solo per le indennità dei consiglieri e le spese per i gruppi parlamentari.

Riassumendo: con l’erogazione delle pensioni da parte dell’Istituto di previdenza nazionale e non più dal Bilancio Ars (-48 mln di euro), con l’equiparazione dei tetti stipendiali a quelli del personale del Consiglio Lombardia (-13,1 mln euro) e con la già avvenuta riduzione dei parlamentari (-5,5 mln euro), ecco subito un possibile risparmio di 70 milioni, che arriverebbe a dimezzare la spesa complessiva dell’Assemblea regionale siciliana.


30 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it





LAVORO SOMMERSO, SICILIA IN NERO



di Michele Giuliano
Un centinaio le aziende controllate nell’ultimo mese, il 30% sospese per aver impiegato operai in nero. Controlli dei Carabinieri tra il 15/12 e il 15/1: 109 lavoratori su 353 irregolari

PALERMO - Il lavoro nero continua ad essere una delle principali piaghe del mercato del lavoro siciliano. I suoi numeri continuano ad essere impressionanti con un sommerso che resta un fenomeno distorsivo pervadente nel tessuto socio-economico dell’Isola. Lo dicono i numeri appena pubblicati dal nucleo operativo del gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro ed i nuclei Carabinieri ispettorato del lavoro. In ogni provincia sono stati effettuati dei controlli a tamburo battente nel periodo natalizio, a cavallo tra il 15 dicembre e il 15 gennaio scorsi.

Il bilancio è davvero impressionante: 92 imprese controllate di cui 39 risultate con irregolarità sotto il profilo amministrativo riguardo proprio le assunzioni. Sui 353 lavoratori sottoposti a controlli ben 109 sono risultati del tutto in nero, quindi senza uno straccio di contratto e senza una benchè minima tutela. Le ispezioni hanno riguardato un pò tutte le attività economiche siciliane quindi aziende edili, agricole, allestimento palchi, case di riposo, sale scommesse, esercizi commerciali, ristoranti, bar e pasticcerie.
In 19 casi è stato adottato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 81 del 2008, per aver impiegato personale in nero nella misura pari o superiore al 20% di quello effettivamente presente sul luogo di lavoro.

Tali provvedimenti risultano già revocati avendo i responsabili regolarizzato la posizione dei lavoratori in nero e pagato la sanzione amministrativa aggiuntiva. Per 39 datori di lavoro sono arrivate le denunce, a vario titolo, per violazioni delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro (mancata predisposizione del documento valutazione rischi, mancata nomina del responsabile del servizio di protezione e prevenzione, mancata formazione ed informazione dei lavoratori, mancata fornitura dei dispositivi di protezione individuale, utilizzo ponteggi non conformi, mancanza segnaletica e recinzione cantiere, omessa attuazione piano evacuazione) ed utilizzo di impianti di videosorveglianza per il controllo dei lavoratori a distanza senza autorizzazione dell’ispettorato territoriale del lavoro.

Le sanzioni amministrative ammontano ad oltre 450 mila euro complessivamente. A voler riassumere emerge chiaramente che è consolidato un ampio 30% di totale sommerso, senza contare poi quei lavoratori che sono parzialmente in nero (contratti part time quando invece si è impiegati full time). Inoltre emerge che quando si effettuano interventi massicci ci sono dei riscontri impressionanti: le sanzioni ammontano al ritmo di 15 mila euro al giorno.

Non a caso la Sicilia, secondo un recente studio della Cgia di Mestre, si trova al terzo posto tra le regioni per lavoro sommerso, dietro soltanto a Calabria e Campania. In percentuale, rispetto al Prodotto interno lordo, nel territorio siciliano si produce circa il 7,8% di valore aggiunto da lavoro irregolare, con oltre 6 miliardi e mezzo di euro, e una evasione corrispondente che supera i 3 miliardi e 200 milioni. Una cifra impressionante, se si pensa a quanto queste risorse potrebbero essere utili all’intera comunità, in una Regione in perenne mancanza di disponibilità economiche ormai anche per i servizi fondamentali. Un valore che va quasi a doppiare il risultato prodotto per l’intero stivale, che si attesta sul 4,8%, mentre scende a poco più del 3% nelle regioni più virtuose, il Veneto in primis, seguito dalla Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige.

30 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it





VERSO LE POLITICHE. PARTITI ADDIO, FINE DI UN'ERA MEGLIO I FEDELISSIMI CHE I VOTI


di Salvo Toscano
Anche il Pd si trasforma in partito del Capo. L'appartenenza come unico criterio di scelta.

PALERMO – Quelle del 4 marzo saranno le prime elezioni politiche dell'era post-partitica. Il processo di transito dalla stagione dei partiti a quello dei gruppi organizzati attorno a un caudillo indiscusso trova a questo giro il suo completamento. Con lo sdoganamento definitivo di un sistema oligarchico di selezione dei parlamentari, fondato per lo più esclusivamente sul criterio della fedeltà. E basta scorrere rapidamente i nomi in corsa in Sicilia per rendersene conto.

Almeno un paio di partiti di una certa consistenza elettorale avevano resistito a questo processo in atto da anni in Italia. Uno era la Lega, organizzata sul territorio, con una sua classe dirigente e una struttura di potere scalabile. L'avvento di Matteo Salvini ha modificato il dna del Carroccio, tramutandolo in tempi molto rapidi in un altro partito personale (basta guardare al “caso” Maroni per avere un'idea). L'altro era il Partito democratico. Che con la formazione delle liste ha perfezionato la sua mutazione genetica in partito del leader. Una sorta di “Noi con Renzi”, scriveva ieri Antonio Polito, che punta a blindare al massimo la rappresentanza parlamentare della prossima legislatura, lasciando le briciole alle altre anime del partito, alleati inclusi.

In passato il Partito democratico, anche in omaggio all'attributo del suo nome, aveva corretto il sistema delle liste bloccate attraverso lo strumento delle primarie. Le consultazioni al gazebo, con tutti i loro limiti, rappresentavano un mezzo di legittimazione democratica dei candidati, in qualche modo limitando la natura oligarchica della designazione dall'alto . A questo giro, il Pd di Renzi s'è ben guardato da organizzare i gazebo, distribuendo ai suoi fedelissimi i posti blindati. Certo, cinque anni fa Pierluigi Bersani fece praticamente la stessa cosa, ma allora i candidati passarono almeno dal gazebo, e non solo dalle quattro mura dell'ufficio-bunker che ha partorito le candidature questa volta.

E così i mal di pancia sono esplosi in Sicilia. Con candidati mandati a fare i portatori d'acqua nei collegi uninominali – dati per persi da tutti i sondaggi – che si sono tirati indietro. Con fedelissimi blindati nei posti utili, dove non solo le minoranze ma anche le correnti e correntine alleate non hanno toccato palla (con l'eccezione dell'orfiniano Raciti). E con l'inedita mossa di cambiare i presentatori delle liste (per evitare il rischio di sabotaggio, o cosa?), lasciando fuori dalla procedura il partito regionale. Un dettaglio che già da solo fotografa il de profundis per una certa idea di partito.

Il prezzo da pagare alle urne potrà pure essere salato. L'apparato è demotivato e spaccato, i territori lamentano di non essere stati ascoltati e in alcuni casi mortificati, qualcuno come Rosario Crocetta si muove già per fare campagna contro. Sia chiaro, avere fatto fuori una certa nomenclatura usurata e stagionata potrebbe anche portare giovamento a Renzi. E diciamolo, non è che ci siano tutti questi fuoriclasse della politica tra i parcheggiati dai disciplinati capibastone del segretario. Ma il ricambio che premia fedelissimi senza consenso (o con quattro voti, di numero) o prodotti del centrodestra che fu o magari candidati spinti dalle vecchie volpi della politica non è probabilmente il mantenimento della promessa della rottamazione.

E così non è da escludere che alle urne si possa pagare il prezzo delle scelte del segretario. Magari perdendo un po' di voti. D'altronde, tutti i sondaggi danno il Pd a percentuali abbastanza ridimensionate rispetto al passato. Ma nel nuovo schema dei partiti personali, con un sistema elettorale studiato per garantire l'ingovernabilità, il calcolo dei leader, si chiamino Renzi o Di Maio o Berlusconi o Salvini, privilegia la fedeltà al risultato: meglio una manciata di deputati in meno ma con un plotone superblindato di fedelissimi che un gruppo più largo dove “traditori” e dissidenti possano fare le scarpe al capo. D'altronde, da Angelino Alfano all'allegra "ditta" di Bersani, D'Alema  Co., gli ultimi anni hanno vissuto proprio di questo copione. E i "capi" prendono le loro contromosse. 

È lo schema applicato, e certo non può stupire, anche da Forza Italia, che sta calando in Sicilia un carico di “parenti di” senza precedenti. Anche Liberi e Uguali non si è discostato dallo schema, evitando forme di consultazione degli elettori e imponendo dall'alto i suoi nomi. È la politica post-partitica. La fine di un'era.
30 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it