L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






28 febbraio 2019

DON GIUSEPPE AMATO, PARROCO DELLE COMUNITÀ DI POLLINA E FINALE: NESSUNO METTE IN DUBBIO IL LAVORO DEI FORESTALI! DA PARTE MIA CREDO CHE BISOGNA AUMENTARE LE GIORNATE LAVORATIVE INVESTENDO DI PIÙ SU QUESTE PERSONE


Nessuno mette in dubbio il lavoro dei forestali. Attorno ai forestali della regione siciliana ci sono diverse leggende come quella che siano essi stessi ad appiccare gli incendi per far partire i contratti, oppure che il male dell’economia della nostra Regione sia da tributare a loro. 

Due cose però sono certe: 

1. Il sistema dei lavoratori forestali nacque come forma assistenzialista. 
2. Sui forestali tanti politici speculano per il proprio consenso e la categoria glielo permette. 

Da parte mia credo che bisogna aumentare le giornate lavorative investendo di più su queste persone che ricordo in Sicilia sono più di 25.000 e possono essere impiegate per la manutenzione delle periferie dei centri abitati e delle strade evitando lunghi periodi di disoccupazione con conseguente lavoro nero a scapito di altre professionalità in regola.

Grazie Don Giuseppe





RAGUSA. PUBBLICATE NEL SITO DELLA REGIONE LE GRADUATORIE PROVVISORIE DEI LAVORATORI FORESTALI. AUGURI SINCERI AI NEO PROMOSSI




Clicca quì sotto per visualizzare e/o scaricare le graduatorie. Aggiornata la nostra sezione (a destra del Blog)

Ragusa. Graduatorie forestali provvisorie 2019






INCONTRO DELLA FNA E SNAF CON LA MINISTRA DEGLI AFFARI REGIONALI, PER DISCUTERE IL RICONOSCIMENTO DEL CONTRATTO DI NATURA PUBBLICA DEI LAVORATORI FORESTALI DIPENDENTI DELLE REGIONI, PROVINCE E COMUNITÀ MONTANE




Ricevo e pubblico
dal Segretario Provinciale SNAF CATANIA
Franco Cupane 

Il 27.02.19 alle ore 12.00 presso il Ministero delle autonomie a regionali a Roma la Ministra Stefani per gli affari regionali è autonomie locali ci ha convocato per le problematiche riguardanti la L.R. n.43/2018 (applicazione CCRL pubblico ai dipendenti dell'Agenzia Forestas), nonché per discutere sulla non applicazione del CCNL forestale privato, inapplicabile, oltre che nullo, perché non negoziato in base alle disposizioni del D Lgs. n.165/O1. Una delegazione rappresenta da Segretario Nazionale FNA Cosimo Nesci e dal Segretario nazionale SNAF Mario Folz, dal Segretario Nazionale Snalv Mariella Mammone e una delegazione delle regioni tra cui la Sicilia da me rappresenta. Oggi sarà solo l'inizio. RIVENDICANDO IL DIRITTO AL LAVORO E IL RISPETTO DELLE REGOLE...
Franco Cupane 
Segretario Provinciale SNAF CATANIA





IERI A PALERMO RENZI E I FORESTALI "OFFESI DALLE SUE PAROLE". NON SI FA ATTENDERE LA REPLICA DI MICHELANGELO INGRASSIA, DELL'ESECUTIVO TERRITORIALE UILA UIL PALERMO


Ricevo e pubblico
da Michelangelo Ingrassia 
Esecutivo Territoriale Uila Uil di Palermo

I lavoratori forestali della Sicilia ringraziano Matteo Renzi per le parole offensive utilizzate ieri nel corso di in evento pubblico a Palermo. Renzi ha definito il navigator come "forestale del terzo millennio" affermando che i due condividono il medesimo meccanismo assistenziale. Non sappiamo chi sia e a che serve il navigator, prodotto della normativa sul reddito di cittadinanza. Sappiamo invece chi sono i lavoratori forestali ogni volta che vediamo i complessi boscati dell'isola, ogni volta che viene spento un incendio, ogni volta che vengono impiegati contro il dissesto del territorio. La questione forestale in Sicilia è molto complessa e articolata e non riguarda solo i numeri e i lavoratori ma anche chi dovrebbe progettare e realizzare i lavori, chi dovrebbe riformare funzioni e missioni visto che nel territorio siciliano ci sarebbe tanto da fare contro il dissesto e la desertificazione. Renzi ha usato un luogo comune. Quando capiremo che è proprio questa forma di luogocomunismo che alimenta i populismi?" Lo dichiara Michelangelo Ingrassia, dell'Esecutivo Territoriale Uila Uil di Palermo



Palermo, Renzi: "I navigator sono i forestali del terzo millennio"






PALERMO, DELIRIO PER RENZI. "SALVINI? COME LA FERRAGNI". "I NAVIGATOR SONO I FORESTALI DEL TERZO MILLENNIO". E' SOLO UN MECCANISMO DI ASSISTENZIALISMO. VIDEO. IL BLOG: PROVIAMO SOLO VERGOGNA!


Dal sito livesicilia.it

Folla per la presentazione del libro dell'ex premier. Che spara a zero su grillini e leghisti.

PALERMO -Ne ha per tutti Matteo Renzi, da Di Maio a Salvini, da Toninelli a Giuseppe Conte. E' sold out lo spazio della libreria Feltrinelli a Palermo per la presentazione del libro dell'ex premier "Un'altra strada". L'ingresso è presidiato dalla polizia che a un certo punto ha l'ordine di non fare entrare nessuno perché all'interno non c'è più posto, per questioni di sicurezza. In una sala gremita, Renzi si presenta con quasi un'ora di ritardo. Si scusa e poi comincia subito a sparare a zero contro 5 Stelle e Lega. 
"Quando i 5 Stelle si sono candidati - dice Renzi - vincendo nettamente avevano promesso un reddito di cittadinanza da 63 miliardi di euro. Alla fine hanno tirato fuori 4 miliardi di euro. Io dico che hanno mentito. Hanno vinto le elezioni mentendo. Oggi con il decretone si conferma" . 

Renzi risponde alle domande della giornalista Elvira Terranova. "Il navigator? E' il forestale del terzo millennio. E' solo un meccanismo di assistenzialismo", attacca il senatore dem, che glissa quando si parla di primarie, sottolineando solo l'importanza che comunque finisca il Pd non si allei con i grillini, una scelta che rivendica con forza.

“A parte Di Maio che continua a dire aboliamo la povertà e invece ha abolito la crescita, sono tutti preoccupati” , dice Renzi rispondendo a una domanda sulla situazione economica. E insiste sull'utilita’ degli ottanta euro. Contrapponendoli alle misure dell'attuale governo, che giudica sbagliate: “Fai qualcosa, abbassa le tasse, ma non buttare otto miliardi tra reddito di cittadinanza e quota 100” .

“Salvini anni fa diceva che la Corea del Nord era un bell'esempio di comunità. Diceva senti che puzza scappano anche i cani sono arrivati i napoletani, oggi si fa fare il baciamano in Campania. Fra dieci anni magari diventerà un attivista di ong per i migranti. Salvini è una Chiara Ferragni che non ce l'ha fatta, un influencer. Usa armi di distrazioni di massa, parla di arancino o arancini così per un giorno si parla di quello, veste con le divise perché non ha più nessuno che gli stira le camice. E gioca sulla paura”.

"Quella macchina d'odio della Lega chi l'ha finanziata? Non e' che qualcosa di quei 49 milioni e' finita anche li'?" , dice Renzi. "Amo la Sicilia. Il senatore Giarrusso e' l'eccezione che conferma la regola. Ha detto che dovevano impiccarmi. Nessun grillino ha avuto il coraggio i scusarsi per le parole indegne che ha usato contro di me" .

Renzi parla di speranza, invita a ricordare che i cicli in politica sono brevi, che "il populismo si buca con uno spillo come un palloncino", preconizzando mesi duri per il consenso dei 5 Stelle, e assicura che "un'altra strada per l'Italia è possibile". "Illuminaci", gli dice una delle persone in platea. "E che sono l'Enel?", risponde lui con una battuta. L'ex premier accenna anche alla vicenda dei genitori, ribadendo rispetto e fiducia nella magistratura italiana. Si indigna perché "un direttore di quotidiano si fa riprendere con dietro la carta igienica con la mia faccia, questo fa male non a me ma al giornalismo".  C'è anche un passaggio sull'immigrazione, con l'ex premier che rivendica quanto fatto dai suoi governi. "Abbiamo messo soldi per salvare le vite e anche per recuperare i morti a mare, non rinnego nulla".
27 Febbraio 2019

Fonte: livesicilia.it




Palermo, Renzi: "I navigator sono i forestali del terzo millennio"



11 MILIARDI PER INTERVENTI CONTRO IL DISSESTO DEL TERRITORIO. MA QUANTI NE ANDREBBERO AL COMPARTO FORESTALE? IL BLOG NON DIMENTICA! DI MAIO E GRILLO AVEVANO DETTO CHE CI VORREBBERO TUTTO L'ANNO ANCHE PER LA PREVENZIONE DEL DISSESTO. ADESSO NON CI SONO PIU' SCUSE!

22 Ottobre 2012


E' stato presentato il piano del governo contro il dissesto idrogeologico, ben 11 miliardi di euro.
Aspettavamo questo momento per far ricordare a chi di competenza che le promesse devono essere mantenute, e vale per tutti. Il Blog esiste anche per questo, cioè chi si impegna e/o promette deve mantenere la parola data ai lavoratori forestali.

Anche il Governo regionale ha più volte detto che per i forestali ci vuole un intervento nazionale. Adesso non ci sono più scuse per nessuno!

Se ascoltate le parole di Beppe Grillo, che pressato da questo Blog, aveva detto pubblicamente che i lavoratori forestali della Sicilia sono una grandissima risorsa per la prevenzione del territorio e non sono uno spreco. 

Ascoltate anche le parole del Ministro Luigi Di Maio, che attaccato dallo scenziato giornalista Antonio Caprarica, gli rispondeva che ci vorrebbe a tempo pieno anche per il dissesto.

Ai Sindacati diciamo di farsi ricevere dal Governo Nazionale per sviluppare proprio le parole del Ministro Di Maio, visto che ricopre una carica molto importante e che soprattutto si è espresso a tal proposito.



Luigi Di Maio ha messo a tacere il giornalista Antonio Caprarica: "I lavoratori forestali della Sicilia, noi li vogliamo destinare a tempo pieno per il dissesto idrogeologico, ai beni culturali, alla tutela del territorio. Chi vuole lavorare a tempo pieno ci aiuterà a far rinascere la Sicilia"



Beppe Grillo incalzato dal Blog in occasione delle regionali del 2012: I lavoratori forestali potrebbero essere una risorsa per una prevenzione sul territorio con i disastri idrogeologici che ci sono, queste persone potrebbero essere la prevenzione del danno.


Passiamo dalle parole ai fatti!






VENERDÌ 15 MARZO A RANDAZZO (CT) ASSEMBLEA LAVORATORI FORESTALI ORGANIZZATA DALL'UGL: PROPOSTA PER IL MIGLIORAMENTO E LA STABILIZZAZIONE; RIFORMA DEL COMPARTO FORESTALE

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Ugl Agricoli e Forestali
Franco Arena





LA POLEMICA. SCONTRO TOTALE SUI COSTI DELL'ARS. M5S: “MICCICHÉ INDEGNO E VILE”


Dal sito livesicilia.it

di Accursio Sabella
L'attacco in Aula del capogruppo grillino Cappello al presidente dell'Ars. La replica di Milazzo. Nervi tesi a Sala d'Ercole.

PALERMO - Ieri la conferenza stampa. Stamattina il convegno. Questo pomeriggio l'Aula. E così, ecco salire, e di tanto, la tensione a Palazzo dei Normanni. Ad accendere la miccia della polemica il Movimento cinque stelle che ha illustrato nella mattinata di ieri, un report sui costi e la produttività di Palazzo dei Normanni. Un dossier spietato, ma contestato apertamente dal presidente dell'Ars Gianfranco Micciché che oggi è andato giù duro, promettendo una querela al gruppo grillini per quelle parole che avrebbero vilipeso le istituzioni.

E così, la “guerra” sui costi del parlamento ha invaso anche Sala d'Ercole. Nel pomeriggio, durissimo scontro in Aula, durante la seduta dedicata al question time, tra i capigruppo del Movimento cinque stelle e di Forza Italia, Francesco Cappello e Giuseppe Milazzo.

Cappello ha aperto il proprio intervento parlando di un “gravissimo strappo istituzionale tra Micciché e il nostro gruppo. Micciché vuole querelare il Movimento cinque stelle per vilipendio e ci accusa di avere dato numeri falsi. E chiede a Zito di dimettersi dal consiglio di presidenza. Avremmo preferito – ecco l'affondo di Cappello - un atto di coraggio, non un atto di viltà. Invece di nascondersi al quarto piano di questo palazzo avremmo preferito che venisse qui a dirci quelle cose in faccia. Questa è un'Assemblea improduttiva. Siamo in un'eterna sessione di bilancio: è una vergogna. I componenti del M5s sono stati definiti, per avere fatto il proprio dovere, dei farabutti. Caro Micciché ci quereli pure, ha perso tempo. Ma poi si dimetta, lei è indegno di rappresentare il popolo siciliano”.

Non si è fatta attendere, come detto, la replica affidata al capogruppo azzurro, fedelissimo del presidente dell'Ars: “Questo dibattito – ha detto Giuseppe Milazzo - non farà bene a nessuno. I dati diffusi dal Movimento cinque stelle per noi sono più che discutibili. Al mio paese si dice 'sballati'. Del resto, questo palazzo è molto più importante della Casa bianca, e avete messo il costo del Palazzo sul costo complessivo dell'Assemblea. Tutti i numeri che voi date sono falsi. Politicamente c'è anche il dolo. Non sapendo più a cosa aggrapparvi, uscite fuori anche questo. Ma del resto – ha proseguito - sono otto anni che dite le stesse cose. Ormai però non siete più Cinquestelle, siete a due stelle: vi siete rimangiati tutto, dall'ambiente all'immunità. Noi abbiamo il dovere di difendere la faccia di un palazzo massacrato. E la stampa massacra tutti. Questo non è un tema che premia nessuno. Che poi – ha concluso Milazzo - che significa che costiamo mille euro a minuto? Siamo in fabbrica? Lavoriamo a cottimo? O dobbiamo fare i copia e incolla di disegni di legge per fare vedere che si lavora? La politica sia altra cosa, confrontiamoci sugli argomenti”.

L'ultimo strascico di una polemica che già ieri aveva coinvolto diversi esponenti politici. Dal segretario regionale del Pd Davide Faraone che aveva criticato la conferenza stampa grillina, all'unico leghista all'Ars, Tony Rizzotto durissimo contro i Cinquestelle. A loro si unisce il capogruppo dell'Udc Eleonora Lo Curto: “Dopo la conferenza stampa tenuta ieri dai deputati Cinque stelle sui costi dell’Ars con toni da avanspettacolo, ancora oggi taluni parlamentari grillini si lanciano in invettive ai limiti delle minacce sui social media. Il grillino Luigi Sunseri – ha aggiunto la deputata - scrive che “siamo solo all’antipasto” paventando chissà quale altra iattura sul parlamento siciliano guidato da Gianfranco Miccichè. Purtroppo, non avendo altri argomenti, i Cinque stelle ricorrono sempre alle roboanti accuse intrise di antipolitica pensando che i siciliani siano così scemi da abboccare. La fannullaggine però va misurata con l’apporto che i Cinque stelle danno alle Istituzioni siciliane, ma basta rileggere le parole di Beppe Grillo quando definisce i suoi come un “branco di incapaci”. Abbiano la decenza di fermarsi un minuto prima di pronunciare ancora corbellerie. Ingoino in silenzio la sconfitta e facciano autocritica a partire dal mutamento genetico che ha reso il Movimento Cinque stelle da partito di lotta a confuso groviglio di interessi, che sotto le mentite spoglie del contratto tra forze opposte – conclude - rispecchia e fa rivivere del vecchio sistema della politica, la peggiore espressione”.

Aggiornamento

"Dati falsi? Li abbiamo presi da fonti ufficiali dell'Assemblea. Miccichè ci querela? Siamo noi a querelare lui. Lui lo faccia pure e poi si dimetta". Lo dicono i deputati regionali del M5S, in risposta alle dichiarazioni del presidente dell'Ars. "Tutti i dati che abbiamo presentato in conferenza stampa - dice il deputato Stefano Zito - provengono da fonti ufficiali dell'Ars, Miccichè non sposti il focus della questione, abbiamo denunciato i costi solo per accendere i riflettori sull'inaccettabile improduttività dell'aula. Se avessimo fatto leggi per risollevare la Sicilia, nessuno si sarebbe scandalizzato dei costi. Il problema è che quest'assemblea, oltre alle leggi obbligatorie, non ha cavato un ragno dal buco, mentre la Sicilia affonda. Noi la nostra parte l'abbiamo sempre fatta, non a caso siamo il gruppo nettamente più prolifico dell'Assemblea e i più presenti nelle commissioni". "Miccichè - afferma il capogruppo Francesco Cappello - ci querela? Lo faccia pure e poi si dimetta, non è degno di rappresentare quest'Assemblea che lavora col contagocce, che è in eterna sessione di bilancio e con una conferenza di capigruppo che non si riunisce da tempo nemmeno per programmare i lavori. Intanto saremo noi a querelare lui che ci ha definiti farabutti e ci ha pesantemente offeso".
27 Febbraio 2019

Fonte: livesicilia.it


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DISSESTO IDROGEOLOGICO, ROTA: “BENE PROTEGGI ITALIA, MA VA GESTITO IN ECONOMIA DIRETTA REGIONALE”


Ricevo e pubblico
dalla Fai Cisl Sicilia

"Consideriamo molto positivo quanto contenuto nel Piano per la sicurezza del territorio Proteggi Italia, un piano nazionale è ciò che chiediamo da anni, ma è fondamentale che ora la pianificazione e la realizzazione delle spese non avvenga con una rincorsa agli appalti privati, ma piuttosto in economia diretta con le regioni, in coordinamento con una visione nazionale garantita da una cabina di regia. È dimostrato che in questo modo si produce una gestione più accorta delle risorse e si ottengono anche risparmi da poter riutilizzare in modo virtuoso. Questo vuol dire fare leva sui servizi forestali e le Comunità Montane nonché sui Consorzi di bonifica. Soltanto in questo modo sarà possibile mettere al centro delle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico il lavoro qualificato e ben tutelato".

Così in una nota il Segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota, che aggiunge:

"Ci riserviamo di verificare se le cifre stanziate abbiano tenuto in conto il fabbisogno reale di ciascun territorio o se non rispondano ad altre logiche politiche, ma certamente le risorse previste e il sostegno alla semplificazione normativa potranno dare impulso a una nuova politica per l'ambiente, la messa un sicurezza del territorio, la tutela delle acque. Tutto dipenderà da come verrà gestito il nuovo piano, se continuando a seguire le logiche dell'emergenza o se valorizzando le categorie professionali della bonifica e della forestazione, che in tante aree garantiscono anche un presidio fondamentale per le filiere agroalimentari e per lo sviluppo sostenibile. Certamente questo piano non può essere considerato esaustivo, deve rappresentare un primo passo verso una progettazione pluriennale di lungo respiro, come avviene nei Paesi più avanzati rispetto alle politiche ambientali, che hanno imparato prima di noi a fare i conti con i mutamenti climatici e una gestione produttiva del territorio".


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PROGRAMMAZIONE UE 2021-2027, APPROVATA LA PROPOSTA DI SICILIA E SARDEGNA: “PIÙ FONDI PER LE ISOLE”


Dal sito www.blogsicilia.it

di Antonio Maria Casarubea  27/02/2019
E’ l’insularità, come condizione da compensare con misure specifiche di sostegno, fiscali e sui trasporti, la priorità del Documento sulla Programmazione europea 2021-2027 approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni (relatrice la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini).

“Su proposta di Sicilia e Sardegna la condizione di insularità, per la prima volta, è stata messa al primo posto nel Documento. È un altro passo in avanti del Governo Musumeci – commenta il vicepresidente della Regione siciliana e assessore all’economia, Gaetano Armao, componente in rappresentanza della Regione della Conferenza delle regioni e delle province autonome -. Dopo le risoluzioni del Parlamento europeo del 2016 e del Comitato delle Regioni del 2017, l’Europa deve riconoscere alle isole misure di sostegno finanziario, misure fiscali e di incremento della compartecipazione ai fondi strutturali. Le isole patiscono lo svantaggio competitivo per i costi delle esportazioni e il reperimento delle materie prime. L’Europa deve riconoscere loro gli svantaggi strutturali che derivano dalla loro condizione, in termini di mobilità, infrastrutture stradali e ferroviarie e di sostegno alle imprese. Solo attraverso la compiuta affermazione delle misure di riequilibrio le isole europee, a partire dalla Sicilia, potranno rilanciare le proprie prospettive di crescita. E in questo senso occorre fare sistema non solo per la continuità territoriale, ma anche per la fiscalità di sviluppo”.

“Promuovere lo sviluppo sociale, economico e ambientale sia nelle aree urbane che in quelle con gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici che hanno difficoltà ad accedere ai servizi di base (isole e aree interne)”, si legge nel Documento che, diviso in 10 punti, detta gli obiettivi della prossima Programmazione europea, l’approccio strategico, chiede “una dotazione chiara e certa per tutto il finanziamento settennale” e sottolinea in materia di gestione e controllo della spesa europea “l’esigenza di evitare duplicazioni” e la necessità di semplificare le procedure di controllo e valutazione della spesa”.

Sempre su proposta della Sicilia, domani la Conferenza delle Regioni e delle province autonome terrà un confronto sui temi e le controverse questioni del regionalismo differenziato.

Fonte: www.blogsicilia.it






DISSESTO IDROGEOLOGICO, IN ARRIVO 11 MILIARDI DEL PIANO "PROTEGGI ITALIA"


Dal sito www.repubblica.it

L'annuncio di Conte: "Così metteremo in sicurezza un territorio fragile". Altri 2,3 miliardi per l'agricoltura. Un disegno di legge per sveltire i cantieri

27 Febbraio 2019
ROMA - Undici miliardi di euro per interventi contro il dissesto idrogeologico nel triennio 2019-2021 (3 miliardi solo quest'anno). Altri 3 miliardi di euro nel triennio per l'emergenza delle 17 regioni colpite dal maltempo nell'autunno scorso. E ancora, 2,3 miliardi per l'agricoltura contro il degrado del territorio, e 1,6 miliardi di fondi europei. Infine, un disegno di legge per sveltire i cantieri per la messa in sicurezza del Paese. Sono i contenuti del piano "Proteggi Italia", presentato oggi a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte con i ministri dell'Ambiente, delle Politiche agricole e del Sud.
"E' il più grande piano contro il dissesto del territorio mai fatto - ha detto Conte -. L'Italia è un Paese fragile, serve una terapia del territorio per proteggerlo e metterlo in sicurezza. Norme confuse hanno ritardato gli interventi sul territorio. Ora dobbiamo semplificare e spendere meglio".
"Nel segno della concretezza, abbiamo stanziato quasi 11 miliardi nel triennio 2019-2021 - ha spiegato il premier -. Soldi certi, realmente stanziati. Solo nel 2019 mettiamo a disposizione 3 miliardi di opere concretamente e immediatamente cantierabili.
Entro fine aprile, da parte delle competenti amministrazioni saranno sottoposti alla cabina Strategia Italia e al Cipe i progetti urgenti e immediatamente cantierabili".

Proprio oggi, il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), la rete delle agenzie ambientali pubbliche Ispra e Arpa, ha rivelato nel suo rapporto annuale, presentato al presidente Mattarella, che il 7,9% del territorio italiano è interessato da frane. E nonostante ciò, il consumo del suolo (cioè la copertura dei terreni con cemento o asfalto) continua ad avanzare, al ritmo di 14 ettari al giorno, 2 metri quadrati al secondo.
Il piano "Proteggi Italia" stanzia soldi anche per le emergenze delle 17 regioni che tra ottobre e novembre 2018 sono state colpite dal maltempo: 3,1 miliardi per 3 anni. La regione che avrà di più sarà il Veneto (756 milioni), seguito da Liguria (333 milioni), Friuli Venezia Giulia (277), Abruzzo (202), Emilia Romagna (135) e Provincia autonoma di Trento (133 milioni).

Nel "Proteggi Italia" ci sono anche 2,3 miliardi per infrastrutture agricole, presidio fondamentale contro il dissesto. "E' l'investimento più importante nelle infrastrutture sull'agricoltura negli ultimi decenni", ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio (Lega).
La ministra del Sud, Barbara Lezzi (M5S), ha aggiunto "stanzieremo 1,6 miliardi di fondi europei grazie ad un patto tra me e le Regioni, per mettere a sistema anche le risorse europee". Ma i soldi da soli - come è stato spiegato - non bastano contro il dissesto, se leggi farraginose e poco chiare impediscono poi ai cantieri di partire. Ed ecco perché il ministro dell'Ambiente Sergio Costa (M5S) ha annunciato la presentazione a giorni in consiglio dei ministri di un disegno di legge battezzato "cantiere ambiente": una vera e propria legge quadro che, ha spiegato il ministro, "riordina il sistema affastellato di disposizioni normative e razionalizza risorse e poteri".

"Urge cambiare passo - ha concluso Conte -. Col ministro Toninelli abbiamo concordato che nelle settimane e mesi a venire saremo cantiere su cantiere, batteremo palmo a palmo il territorio italiano per riunire tutti gli stakeholders e andare a individuare, presidente del Consiglio e ministro, le ragioni del perché ciascun cantiere non procede celermente".

Fonte: www.repubblica.it







L'ANALISI. VITALIZI, STATUTO, NAVIGATOR, CONTI SICILIA-STATO, LA DANZA ELETTORALE


Dal sito livesicilia.it

di Accursio Sabella
Dalla spalmatura in 30 anni per evitare i tagli, alle assunzioni del reddito di cittadinanza. In ballo migliaia di lavoratori e voti per le Europee.

PALERMO - Mai come in questi giorni “autonomia” fa rima con “elezioni”. Mai come oggi le competenze della Regione e dello Stato, i progetti dell'una e dell'altro, potrebbero tradursi in voti, in consenso, in vista delle prossime Europee.
La “mossa” dei vitalizi è solo una delle fasi della danza elettorale tra la Sicilia e il governo centrale. Un balletto fatto di passi in avanti e passi indietro, tutto ritmo e strategia, per non “pagare” al prossimo e giro, e possibilmente guadagnarci.

Tagli dei vitalizi? No, anzi forse

E così, ecco che il governo Musumeci culla per un po' l'idea di impugnare la legge che penalizza economicamente le Regioni che non aboliscono le pensioni dei politici, bandiera del Movimento cinque stelle guidati da Luigi Di Maio. Poi ci ripensa passando la bollentissima patata all'Ars. E scatenando le ire dell'opposizione. “Vergogna”, grida il Dem Cracolici secondo cui il “passo indietro” altro non sarebbe che un modo per lisciare il pelo al governo nazionale che dovrà dare il via alla “spalmatura” di quasi 600 milioni di euro di disavanzo in trent'anni: la mossa che eviterebbe i sanguinosi tagli della Finanziaria. Messi sulla bilancia insieme ai 70 milioni che il governo nazionale "taglierebbe" alla Sicilia nel caso di mancata abolizione dei vitalizi.

Evitare i tagli a migliaia di persone

Ma ecco che proprio l'intrecciarsi delle due vicende presenta il volto “elettorale” della questione. Perché la scelta del governo Musumeci e dell'Ars di mettere quei soldi “in freezer” dicendo di fatto ai siciliani "potremo scongelarli solo se il governo Conte ci dà il suo via libera", mette grillini e leghisti in una posizione non comodissima. Rifiutare quella spalmatura, infatti, regalerà ai politici siculi – di centrodestra, ma anche di centrosinistra – l'opportunità di dire: “Vedete? Il governo cattivo di Roma vi vuole affamare. Vuole che tagliamo i contributi a voi destinati”. Uno scenario che potenzialmente potrebbe riversarsi sulle urne nelle prossime elezioni. Se invece il governo nazionale aprirà alla “spalmatura”, potrà dire sì di avere “salvato” i siciliani di oggi - consentendo al governo Musumeci di indebitare ulteriormente quelli di domani – ma in qualche modo consentirà al governo siciliano e ai partiti di centrodestra con i quali si è in aperto scontro (leggi Forza Italia) la possibilità di dire: “Avevamo ragione noi, abbiamo trovato in Finanziaria il modo di salvare i vostri soldi”. E così, ognuno potrebbe raccontarla come vuole. E lo farà. Anche perché a “ballare” sono gli stipendi di migliaia di persone, considerate tutte le categorie coinvolte dai tagli. Un bel tesoretto potenziale di voti. E non è l'unico.

Reddito, navigator e assunzioni

Perché ovviamente avrà un impatto fortissimo sulle prossime elezioni l'arrivo del “reddito di cittadinanza”, anche in questo caso, così come per i vitalizi, una questione cruciale in vista della prossima campagna elettorale dei Cinquestelle. Intanto, al di là dell'effettiva erogazione del sussidio, a far discutere sarà (anzi, è già) la questione dei cosiddetti “navigator”. Alla Sicilia dovrebbero toccarne circa 600. Ma chi li assumerà? Chi potrà intestarsi il merito di aver dato a queste persone, sotto elezioni, un nuovo lavoro? In Conferenza delle Regioni pochi giorni fa si è fatta strada l'idea di delegare alle Regioni il compito di selezionare e assumere. La Sicilia, del resto, ha competenze esclusive in tema di politiche del lavoro. Ma nell'Isola la storia si complica ulteriormente per la presenza di un bacino di lavoratori che aspirano a ricoprire il ruolo di navigator: sono gli ex lavoratori di quelli che erano una volta gli sportelli multifunzionali. Potranno essere assunti questi lavoratori, che avrebbero avuto in questo senso rassicurazioni da Roma, o si aprirà a nuove risorse? In questo caso, nella danza tra Regione e Stato, in fondo, sotto elezioni si potranno dividere i meriti: al governo centrale quello di aver fatto arrivare a un po' di siciliani le card con i 780 euro, al governo regionale e all'Ars (c'è già una risoluzione in questo senso della Commissione lavoro presieduta da Luca Sammartino) quello di avere impiegato o re-impiegato i nuovi navigator. Qualche altro migliaio di voti, insomma, tra “addetti” e congiunti.

La legge "salva-Province" 

Nel frattempo, ecco montare anche in queste ore una questione non certamente nuova, ma che si muove anch'essa sul filo dei rapporti tra Regione e Stato. In mezzo, stavolta, ecco le povere Province che hanno perso negli anni il nome, i soldi e anche dei rappresentanti eletti dal popolo. Buttate nello sgabuzzino istituzionale a causa di una legge annunciata in tv e fatta coi piedi dal governo Crocetta, oggi ecco che l'ultima speranza è Roma. C'è anche una norma, messa a punto dal deputato messinese di Forza Italia Nino Germanà che ha un obiettivo chiaro: chiedere allo Stato di sospendere il “prelievo forzoso” e assai pesante per tre anni. La palla passa così ai gialloverdi di Roma: volete o non volete salvare le Province e i loro lavoratori? Anche qui, la risposta arriverà sotto elezioni. Mentre sullo sfondo è ancora aperto il tema generale del “regionalismo differenziato” a cui la Sicilia ha risposto con un documento sottoscritto da tutti i partiti dell'Ars: non è un “no” alla maggiore autonomia al Nord, ma una richiesta di “compensare” in quel caso Regioni come la Sicilia dove alcuni articoli dello Statuto (quelli relativi soprattutto agli introiti delle tasse per le aziende che producono nell'Isola) sono rimasti a lungo lettera morta. E così anche il Triscele e i mai sopiti aneliti autonomisti entreranno nel calderone bollente della campagna elettorale. Conti e vitalizi, reddito di cittadinanza e autonomia. Una danza tra Sicilia e Stato che si tradurrà in un bel po' di voti. O di qua, o di là.
28 Febbraio 2019

Fonte: livesicilia.it





27 febbraio 2019

LA REPLICA. ARS COSTOSA, MICCICHÈ DURO CON I CINQUE STELLE E ANNUNCIA QUERELE: "TUTTO FALSO"


Dal sito gds.it

di D.M. — 27 Febbraio 2019
"Dicono solo falsità, mi sono stancato, ora passerò alle vie legali. Il mio ufficio legale sta valutando la querela nei loro confronti". Il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè è un fiume in piena e annuncia una querela nei confronti dei deputati del Movimento 5 stelle.

A far andare su tutte le furie il coordinatore di FI sono state le dichiarazioni rese ieri sui costi dell'Assemblea regionale siciliana, definiti dal M5S "superiori a quelli della Casa Bianca".

I lavori d'Aula, hanno denunciato i 5 Stelle, sono stati pari a poco più di 240 ore, i disegni di legge approvati soltanto 21 e per ogni minuto di lavori d'aula, l'Ars ha speso mille euro per i deputati.

Oggi, a margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo sito web dell'Ars, Miccichè è tornato sull'argomento sottolineando che si tratta di "dati falsi" e chiedendo le dimissioni dal Consiglio di presidenza del deputato Stefano Zito.


© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it


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REGIONE PAGA AFFITTO PER UN IMMOBILE VUOTO DA ANNI, I ‘MISTERI’ DEL DEMANIO SICILIANO. IL GOVERNO MUSUMECI HA ANCHE “SCOPERTO” CHE LA REGIONE SICILIANA È PROPRIETARIA DI 500 MILA ETTARI DI TERRENI


Dal sito www.blogsicilia.it

27/02/2019
Per anni la Regione siciliana ha pagato un affitto per un immobile vuoto nell’area di Catania. A renderlo noto è il governatore, Nello Musumeci, parlando del monitoraggio, in fase di definizione, del patrimonio immobiliare pubblico. Musumeci ha fatto intendere che sono tanti i casi “terrificanti” appresi dal governo da questa indagine condotta per avere un quadro chiaro dei beni. “E’ incredibile quello che stiamo scoprendo”, dice il governatore.

Il governo Musumeci ha anche “scoperto” che la Regione siciliana è proprietaria di 500 mila ettari di terreni. “Abbiamo chiesto ai vari uffici di fornirci i numeri, è stato terrificante sapere che non esisteva una banca dati”. Il dato sull’intero patrimonio immobiliare della Regione è in fase di definizione, il governo ne darà conto nei prossimi giorni. “Vogliamo dare i terreni ai giovani”, dice Musumeci.

La Sicilia non dispone, come avviene per lo Stato, di una Agenzia del Demanio pur avendo potestà su una quantità di beni che ricadono nel demanio regionale e come tali sono e vano trattati. Per anni si è tentata la conoscenza e la valorizzazione dei beni demaniali con risultati altalenanti. la consistenza di questi beni è stata anche usata,. nel bilanci regionali, come partita di giro quantificando possibili incassi (poi non realizzati) che inseriti come previsione permettevano di inserire uguali uscite per spese varie. Nel tempo queste spese sono state, poi, coperte da mutui e varie altre operazioni bancarie e di alta finanza per ripianare il disavanzo creato dal mancato incasso.

“Stiamo conducendo un’operazione verità sul patrimonio immobiliare della Regione – dice Musumeci -. Una giungla di dati, competenze, appunti, che a tutt’oggi non consente di avere un quadro completo, aggiornato e dettagliato degli immobili rustici e urbani di proprietà della Regione e dei suoi enti strumentali”.

“Si va – ha proseguito il governatore – da ex feudi e piccoli lotti di terreno, superstiti della riforma agraria, a masserie e capannoni di industrie alimentari dismesse, a campagne in pianura e in alta montagna. Un immenso patrimonio che potrebbe superare i 550mila ettari: solo l’Ente di sviluppo agricolo è proprietario di circa 400mila ettari; il dipartimento per lo Sviluppo rurale ne gestisce, invece, 150mila. E poi ci sono gli immobili appartenenti alle Aziende sanitarie provinciali, provenienti essenzialmente da lasciti e donazioni di benefattori”.

“Per la stragrande maggioranza di questi beni – ha aggiunto ancora il presidente – mancano dati dettagliati e valutazioni agronomiche. Inutile dire che tra le pieghe di tanta indifferenza, che ha caratterizzato negli anni la gestione del patrimonio pubblico in Sicilia, si annidano mafiosi, speculatori, opportunisti e qualche ‘amico del giaguaro’, che detengono senza alcun titolo immobili non di loro appartenenza”.

“E’ il momento – ha concluso Musumeci – di dire basta a tanto disordine. Neppure l’istituzione della Banca della terra, avvenuta con una legge dell’Ars del 2014, è servita a razionalizzare i fondi rustici per scopi di valenza sociale e per creare nuova occupazione. Oggi ho tenuto il primo incontro con i dirigenti delle Finanze, dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale, della Salute e dell’Esa. Ci vorrà del tempo, ma la strada imboccata la percorreremo senza tentennamenti”.

Musumeci ha rese note queste notizie a margine dell’ufficializzazione dell’accordo di programma firmato dalla Regione siciliana  con il Consorzio nazionale imballaggi (Conai) con l’obiettivo di valorizzare il ciclo della raccolta differenziata nell’isola. Alla firma, a Palazzo d’Orleans, il governatore Nello Musumeci, il presidente del Conai Giorgio Quagliuolo e l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Pierobon.

Gli ultimi dati, spiega il governatore, danno la raccolta differenziata al 35%. “Quando ci siamo insediati era al 21% – ha detto Musumeci – Ora i dati sono in continuo aumento e non abbiamo portato nemmeno un Kg di spazzatura all’estero, come ci aveva suggerito il governo nazionale”. “Ci sono piccoli comuni virtuosi, dove la raccolta è all’80% – ha aggiunto – Purtroppo le grandi città vanno a rilento, c’è chi è all’11%”.

Fonte: www.blogsicilia.it






REGIONE, IL GOVERNO DECIDE DI NON IMPUGNARE LA LEGGE SUI VITALIZI


Dal sito palermo.repubblica.it

27 Febbraio 2019
Lo scrive il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, sulla sua pagina Facebook dopo un dibattito che aveva provocato polemiche e critiche

Il governo della Regione siciliana, nella seduta di ieri sera "ha ritenuto di non impugnare la legge di bilancio dello Stato sui vitalizi" che impone anche all'Isola di tagliarli entro aprile agli ex deputati e ai loro eredi: circa 300 posizioni che costano all'Ars 18 milioni l'anno.
Evitato, dunque, lo scontro con lo Stato e il governo nazionale.

Nello stesso tempo è stato deciso che oggi pomeriggio, a margine dei lavori dell'Ars, "si affronterà il profilo della norma relativa alla illegittima riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato". Lo scrive il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, sulla sua pagina Facebook dopo un dibattito che aveva provocato polemiche e critiche in particolare da parte del M5s.

Fonte: palermo.repubblica.it






RIBADIAMO LA NECESSITÀ DI PUBBLICARE IN TUTTE LE PROVINCE LE GRADUATORIE DEI LAVORATORI FORESTALI. PERCHÈ RITARDARE ANCORA QUANDO INVECE IN ALCUNE PROVINCE TUTTO QUESTO È STATO RISOLTO?



Ribadiamo la necessità di pubblicare in tutte le province le graduatorie dei lavoratori forestali. Visto che già a Catania e a Messina sono state rese pubbliche, non vediamo il motivo perchè negli altri distretti regna il riserbo più totale. Si fa presente che i nuovi Oti, dopo aver passato le visite mediche, potrebbero essere assunti al più presto, ma la mancata pubblicazione delle graduatorie non permette di andare a lavorare. Diverso il discorso per i nuovi 151nisti, si è vero, per loro c'è ancora il tempo di completare le giornate di garanzia, però anche loro potrebbero essere avviati con le prime richieste e, visto che siamo già a marzo, qualcosa si potrebbe già muovere ed essere avviati con i colleghi di contingente. 
Perchè ritardare ancora quando invece in alcune province tutto questo è stato risolto? 

Si precisa che le attuali fasce occupazionali dovrebbero scomparire per sempre!

Due soli contingenti: Oti e 181 giornate per TUTTI, ancora meglio se stabilizzati!







I TAGLI. LA MANOVRA 'LACRIME E SANGUE'. CHI STA PAGANDO IL PREZZO. RIMANGONO ACCESI I FOCOLAI DELL’ESA E DEI CONSORZI DI BONIFICA


Dal sito livesicilia.it


di Claudio Zagara
PALERMO – L’ottimismo e gli appelli non sono bastati: la Legge di stabilità 2019, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana, racconta un’Isola nella morsa di una crisi mai scongiurata davvero. Per l’anno 2019 si tratta di oltre 141 milioni di euro ‘congelati’, che saranno disponibili a una sola condizione: ottenere il via libera dallo Stato centrale a spalmare un disavanzo di circa 586 milioni di euro in trent’anni anziché in tre. Nel frattempo, però, sulla Gazzetta compare nero su bianco chi sta pagando a caro prezzo la “manovra lacrime e sangue”.

A subire sono praticamente tutti i capitoli, seppure in misura diversa, e le paure pre Finanziaria – qui alcune che Live Sicilia ha raccontato in un viaggio fra i tagli – diventano conferme. In attesa di risvolti, quindi, si tratta di tagli: ci sono quelli alle indennità vitalizie per i talassemici gravi (-2 milioni di euro a fronte di circa 9), all’Unione italiana ciechi in Sicilia (-300 mila euro su un milione e mezzo circa) e al relativo centro regionale ‘Helen Keller’ di Messina (-200 mila euro rispetto ai 620 mila erogati); accusano il colpo anche il fondo speciale per il potenziamento delle attività sportive isolane (-2 milioni di euro su 4 milioni e mezzo), le spese per i servizi di trasporto pubblico locale (48 milioni congelati su oltre 163 mila) e il fondo destinato allo sviluppo della propaganda di prodotti siciliani (-1 milione e mezzo di euro circa su oltre 3 milioni 600 mila). In bilico anche quasi 9 dei 30 milioni e mezzo disposti per il bacino Pip-Emergenza Palermo.

Affondi e batoste anche per l’arte, la cultura e l’istruzione dell’Isola: in attesa di novità da Roma, alla Fondazione Teatro Massimo di Palermo vengono bloccati 265 mila euro a fronte di un fondo di 6 milioni 700 mila, mentre l’ente autonomo ‘Teatro di Messina’ dovrà fare a meno di 700 mila euro sugli oltre 4 milioni 300 mila totali, e al teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania verranno a mancare 1 milione 400 mila euro su circa 13 milioni. Accantonato anche 1 milione 600 mila euro degli oltre 7 milioni del Furs (Fondo unico regionale per lo spettacolo), finalizzato a sostenere le attività di enti, fondazioni e teatri stabili con sede legale in Sicilia da almeno tre anni. Tagli anche per la scuola e la formazione professionale: congelati 600 mila euro del capitolo delle scuole primarie e secondarie paritarie con convenzione regionale, a fronte di 4 milioni e mezzo, e 1 milione sui quasi 18 dedicati ai percorsi di istruzione e formazione professionale nella scuola dell’obbligo.

Allo stato attuale, il 2019 figura in salita anche per il settore agricolo. Rimangono accesi i focolai dell’Esa (Ente per lo sviluppo agricolo) e dei Consorzi di bonifica: il primo deve fare a meno di 1 milione 800 mila euro su circa 9 previsti per la meccanizzazione agricola; i secondi registrano una duplice perdita, una da 790 mila euro su quasi 13 milioni per garanzie occupazionali e proroghe di contratti, e l’altra da 8 milioni e mezzo sui circa 48 del contributo regionale per integrare i bilanci. All’Istituto regionale della vite e del vino vengono congelati 500 mila euro su 5 milioni 700 mila. Largamente ridotti i fondi destinati ai consorzi per la formazione di divulgatori agricoli, autori di comunicati di ricerca da diffondere tra il grande pubblico: degli 895 mila euro previsti, ne sono stati bloccati 600 mila.

La lista sembra non esaurirsi mai, e non fa distinzioni di categoria: si va dagli Ersu, Enti regionali per i diritti allo studio universitario (-2 milioni 400 mila euro su quasi 11 milioni e mezzo), all’Istituto sperimentale zootecnico (-755 mila euro a fronte di quasi 3 milioni), al Consorzio per la ricerca sulla filiera lattiero casearia (oltre 280 mila euro bloccati su un fondo da 1 milione 285 mila euro); defalcati anche 1 milione sugli 11 e mezzo dei rimborsi comunali per il ricovero di minori disposto dall’autorità giudiziaria, e 500 mila euro su 1 milione 311 mila per le scuole di servizio sociale.
26 Febbraio 2019 

Fonte: livesicilia.it






26 febbraio 2019

LAVORA POCO E PRODUCE POCHISSIMO. "L'ARS COSTA PIÙ DELLA CASA BIANCA"


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
I pentastellati passano in rassegna le ore di lavoro e le leggi approvate, poi commentano i lavori dell'aula: "Da Miccichè troppe forzature".


PALERMO - L’Assemblea regionale siciliana è più cara della Casa bianca. Mentre il consiglio regionale siciliano costa 137 milioni di euro la residenza del presidente degli Stati Uniti d’America costa 136 milioni. Con questa curiosità i deputati del Movimento cinque stelle hanno descritto in una conferenza stampa i costi dell’Assemblea.

Ma non sono solo questi i numeri a dare dell’occhio. Secondo i calcoli del M5s, dividendo le ore in cui l’Ars si è riunita, 246 ore e mezza, per i soldi che vengono utilizzati per pagare i consiglieri regionali, 15 milioni circa, si ottiene che
un minuto di seduta in Sala d’Ercole costa circa mille euro.

I pentastellati però denunciano soprattutto la scarsa produttività di Palazzo dei Normanni. “Non vogliamo denigrare la nostra istituzione - ha commentato Francesco Cappello - ma dare un senso al prodotto che realizziamo. Purtroppo - ha proseguito - assistiamo solo al fatto che il governo regionale stoppa le iniziative del parlamento per fare valere le proprie ma poi non fa approvare nemmeno quelle. Abbiamo approvato la finanziaria, adesso abbiamo quattro collegati ma, per il resto, vediamo solo nebbia”.

Nella conferenza stampa i deputati del M5s passano in rassegna le ore di lavoro, le presenze dei deputati, il numero degli atti presentati da ciascun gruppo e da ciascun deputato. Ma per i pentastellati la causa dell’inerzia dell’Ars non è da attribuire solo al presidente Miccichè. “L’Assemblea - ha detto Francesco Cappello - è lo specchio di questo governo. La responsabilità è tanto di Miccichè che di Musumeci. Il governo regionale non esercita il suo potere di iniziativa e così determina l’inconcludenza dell’Ars. I tempi inoltre così sono dettati dalla tenuta degli accordi in seno alla maggioranza”.

Al gruppo del Movimento cinque stelle non piace la programmazione del lavori d'aula e il modo in cui Gianfranco Miccichè la dirige e così durante l'incontro i deputati non risparmiano gli affondi. “Il presidente dell'Ars - ha affermato Stefano Zito - ha un potere assoluto: può fare e rifare le votazioni fino a che non raggiunge il risultato che più gli garba. Ecco perchè - ha chiosato - occorrerebbe istituire sanzioni verso il presidente e soprattutto prevedere l’istituto della sfiducia”.

Tra le carte del dossier c’è un esame degli atti presentati. Le leggi approvate nel 2018 sono state 21 a fronte di 394 disegni di legge presentati. I deputati del M5s rivendicano poi di essere il gruppo che ha presentato il maggior numero di atti: il 44,75%. Secondo è il Partito democratico (20,82%) seguito dal gruppo di Diventerà Bellissima (10,18%) e dall’Udc (7,98%).

Nel 2018 sono state lavorate 246 ore e 33 minuti. “Quanto lavora - ha fatto notare il deputato Stefano Zito che ha curato il report -per un mese e mezzo un lavoratore full time”. Mediamente a settimana l’assemblea ha lavorato mediamente cinque ore a settimane. Aprile 2018, quando è stata approvata la Finanziaria, è il mese in cui i deputati hanno lavorato di più, 66 ore. Subito dopo nel mesi di maggio, però si è registrato il record negativo: l’assemblea si è riunita per 4 ore e 34 minuti. Un mese di ferie se si considera che ad agosto durante le vacanze l’Assemblea si è riunita per 4 ore.

Ma per Stefano Zito non è solo una questione di quantità ma soprattutto di qualità. “A parte gli atti dovuti e quindi i documenti finanziari - ha commentato - non c’è stata una riforma, un testo normativo che sapesse risolvere un problema dei siciliani. A confronto con il primo anno del governo Crocetta sono stati approvati meno ddl”. Il primo anno della presente legislatura infatti sono state approvate 21 leggi mentre nel 2013 furono ne furono approvate 22. “Non è una questione di numeri - ha spiegato il deputato - ma se noi scomputiamo dalle leggi approvate nello scorso anno i documenti finanziari, rimane poca cosa mentre nel primo anno del governo Crocetta c’erano più testi normativi di riforma e meno atti dovuti, di bilancio. Abbiamo - ha così chiosato - quest’arma straordinaria che è lo Statuto, ma non lo utilizziamo per la principale attività che questo ci consente di fare: legiferare”.

Infine, i deputati, con Elena Pagana, avanzano due proposte. La prima è attivare l’articolo 36 del regolamento interno per fare valere la decadenza dei deputati che risultino per tre volte consecutive assenti non giustificati. Poi il gruppo presenterà una proposta di modifica del regolamento per introdurre delle sanzioni pecuniarie per punire le assenze. “La commissione  per il regolamento - ha denunciato Pagana - è stata convocata solo per inserire due deputati segretari nel Consiglio di presidenza dell’Ars. Presenteremo degli emendamenti al regolamento per inserire queste regole. Speriamo che anche grazie all’attenzione che stiamo rivolgendo a questo tema il presidente Miccichè possa convocare la commissione e consentire la discussione di queste proposte”.
26 Febbraio 2019 

Fonte: livesicilia.it





NELLA GAZZETTA UFFICIALE LA LEGGE DI STABILITÀ REGIONALE E IL BILANCIO DI PREVISIONE PER IL TRIENNIO 2019-2021. ADESSO PAGATE TUTTI GLI STIPENDI, GLI AUMENTI DEL CIRL E PROGRAMMATE GLI AVVIAMENTI











MISILMERI. LA SEDE INPS CHIUDE, INCREDULITÀ ED INCERTEZZA


Dal sito notiziariosicilia.wordpress.com

La sede Inps di Misilmeri fra qualche giorno sarà definitivamente chiusa, una vera e propria doccia fredda per i tanti utenti che quotidianamente raggiungono gli uffici di viale Europa. A Misilmeri ma anche nei paesi vicini, la rabbia adesso fa posto all’iniziale sorpresa. Preoccupati anche le sigle sindacali che adesso sono sul piede di guerra. Dopo la chiusura della sede dell’Agenzia di Riscossione, dell’Agenzia delle Entrate, della sezione del Giudice di pace a Misilmeri, toccherà alla sede dell’Istituto previdenziale, in base alla riorganizzazione ed ai recenti criteri previsti dalla direzionale generale INPS .


“L’Agenzia misilmerese – dice Marcello Fascella rappresentante CGIL da 16 anni ha risposto in maniera adeguata e puntuale all’esigenza di servizio pubblico di un bacino d’utenza di 12 Comuni Misilmeri, Belmonte Mezzagno, Lercara Friddi, Bolognetta, Ciminna,-Villafrati, Castronovo di Sicilia, Mezzojuso, Vicar, Baucina, Ventimiglia; in pratica una popolazione residente di circa 72mila abitanti per 27mila famiglie coinvolte”
Non appare razionale la scelta dell’INPS di soppressione della sede: “Nell’ottica della razionalizzazione dei servizi dell’INPS sul territorio – spiega Fascella – la sede risponde ai parametri richiesti sia per dislocazione logistica che per numero di popolazione coinvolta,previste dalle recenti determinazioni, ci saremmo aspettati un implementato di almeno 10 unità vista la carenza di personale”.
Secondo Fascella “i parametri previsti calati dall’alto rischiano di ignorare contingenze specifiche, legate alle caratteristiche dei territori, alla mancanza di infrastrutture, alla carenza demografica, all’eta’ dei cittadini ed ad altre specificita’ che prescindono dalla astratta individuazione di criteri omogenei. In definitiva la chiusura avra’ solo l’effetto di peggiorare i servizi penalizzando pesantemente le comunita’ interessate. L’eventuale accorpamento della Agenzia di Misilmeri, con quella di Bagheria, maggiormente decentrata darebbe quindi un pessimo segnale all’utenza e a tutto il mondo del lavoro che ruota intorno all’ente previdenziale, lasciando intendere che l’INPS si sta allontanando dai bisogni cittadini”.
I sindacati CGIL-CISL-UIL insieme a tutte le altre sigle sindacali presenti sul territorio chiedono a tutte le istituzioni coinvolte e soprattutto a tutti i sindaci del territorio, di fare sentire la loro voce in merito.
“Come forze sindacali e di categoria siamo pronti per fare la nostra parte, considerando che i cittadini, i lavoratori, i pensionati, le imprese non esistono solo per pagare le tasse, ma vanno anche serviti attraverso la presenza delle strutture istituzionali dello Stato per assicurare il pieno godimento dei diritti costituzionalmente garantiti”.
Valentino SUCATO
26 Febbraio 2019

Fonte: notiziariosicilia.wordpress.com


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FLAI CGIL: L'AZIENDA FORESTALE DI SIRACUSA CI COMUNICA CHE SONO STATI SBLOCCATI I PAGAMENTI DEI MESI DI NOVEMBRE E DICEMBRE. IN SETTIMANA SARANNO NEI C/C



Dalla pagina Facebook
FLAI CGIL Siracusa







AZZURRA TV. SICILIA CODIRES RIORGANIZZARE IL SISTEMA DEI FORESTALI



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IL ‘BUCO’ NEI CONTI DELLA REGIONE SICILIANA: CHI È CAUSA DEI SUOI MAL PIANGA SE STESSO…


Dal sito www.nientedipersonale.com

24 Febbraio 2019
Il presidente Musumeci, e l’assessore Armao conoscevano benissimo la difficile situazione finanziaria della Regione. Quando si sono insediati non hanno detto nulla perché pensavano che le elezioni politiche del 4 marzo 2018 le avrebbero vinte Renzi e Berlusconi, che avrebbero sistemato tutto. Invece è arrivato il Governo nazionale giallo-verde e… e la Regione ‘viaggia’ verso l’abisso …

A parlarne sono in pochi. Ma il fatto che la notizia non goda dei favori dell’informazione non significa che non ci sia. La notizia c’è ed è pesante per tutti gli enti locali del nostro Paese: la Corte Costituzionale ha bloccato, con una sentenza, la legge nazionale che consente agli enti locali di ripianare i disavanzi ‘spalmando’ gli stessi disavanzi in trent’anni.

La ‘botta’ è pesante. E in Sicilia – anche se non ne parla nessuno – gli effetti potrebbero essere devastanti, sia per la Regione siciliana, sia per i Comuni dell’Isola che si trovano in difficoltà finanziarie (in pratica, quasi tutti i Comuni, anche se non tutti sono destinati a dichiarare il default). Ma andiamo con ordine.

Cominciamo a illustrare di che cosa stiamo parlando. La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legge di Stabilità 2016 poi modificata dalla legge di Stabilità 2017. La prima l’ha voluta il Governo Renzi, la modifica è stata introdotta per volere del Governo Gentiloni.

Il tema è il seguente: siccome con l’applicazione della riforma della contabilità pubblica (Decreto legislativo n. 118 del 2011) vanno eliminati dalle entrate dai Bilanci degli enti locali (Regioni, Comuni e quel poco che resta delle ex Province) i crediti inesigibili, si creano dei ‘buchi: per ‘tappare’ questi buchi la legge nazionale, voluta da Renzi e poi ritoccata per volere del Governo Gentiloni, prevede che gli Enti locali possano ‘spalmare’ in trent’anni tali disavanzi.

Di fatto, la legge consente agli enti Locali di contrarre mutui trentennali invece di togliere queste mancate entrate dai Bilanci in un unico intervento.

La legge, in verità, è sempre sembrata un po’ strana. Perché, di solito, un ente locale si può indebitare per effettuare investimenti, non certo per pagare la spesa corrente: cioè gli stipendi del personale e, magari, i precari! Insomma, indebitare le generazioni future per realizzare infrastrutture ci può pure stare: ma indebitare le generazioni future – cioè chi oggi è minorenne o chi deve ancora nascere – per pagare spesa corrente non è una manifestazione di buona politica!

La cosa sembrava strana, ma per qualche anno ha resistito. A rompere le uova nel paniere ha pensato la Corte dei Conti della Campania, che ha sollevato la questione quando è stata chiamata a pronunciarsi sulla rimodulazione del disavanzo del Comune di Pagani. E’ venuto fuori, così, un ricorso della magistratura contabile alla Corte Costituzionale.

I giudici della Corte dei Conti hanno chiesto alla Consulta di pronunciarsi sull’articolo 174 della legge nazionale di Stabilità 2016, poi modificato – come già ricordato – nel 2017. E’ l’articolo di legge che consente, pardon, che consentiva agli enti locali di modulare il riequilibrio finanziario “scorporando la quota risultante dalla revisione straordinaria dei residui attivi”.

Tradotto: stante che i residui attivi non sono altro che entrate inserite nel Bilancio di un ente locale certificate come inesigibili, ebbene, tali entrate fittizie vanno tolte. Ma togliere tali somme dalle entrate significa produrre un ‘buco’ nel Bilancio; per fronteggiare questo ‘buco’ gli enti locali, invece di pagare in unica soluzione, pagavano diluendo il disavanzo in trent’anni.

La Corte Costituzionale – questa è la notizia – ha stabilito che questa storia dell’indebitamento trentennale non può funzionare. Secondo i giudici della Consulta, il legislatore statale non può consentire a enti strutturalmente deficitari di andare avanti – magari per trent’anni – con il ricorso all’indebitamento. Come già accennato, gli Enti locali si possono indebitare (ovviamente non esagerando) solo se impiegano le somme dilazionate in trent’anni per investimenti, non per pagare spesa corrente!

La legge annullata dalla Consulta è stata dichiarata in contrasto con gli articoli 81 e 97 della Costituzione. Perché violano l’equilibrio introdotto con la discutibile riforma dell’articolo 81 della Costituzione; perché si indebitano le generazioni future e per violazione del principio di rappresentanza democratica, perché sottrae agli elettori e ai cittadini amministrati la possibilità di giudicare i Governi sulla base dei risultati raggiunti con le risorse finanziarie effettivamente impiegate durante il proprio mandato.

Questo lo scenario nazionale. La Regione siciliana ha dovuto eliminare 2,1 miliardi di euro di residui attivi presenti nel proprio Bilancio. Si tratta di un’eredità pesante lasciata dal passato Governo regionale di Rosario Crocetta.

Con molta probabilità, anche i politici del centrodestra della passata legislatura hanno avallato i ‘magheggi’ effettuati al Bilancio della Regione dal passato Governo nazionale di Renzi in combutta con il già citato passato Governo regionale di Crocetta.

Quando sono stati effettuati questi pastrocchi di Bilancio – tra la fine del 2015 e il 2016 – i ‘capi’ del centrosinistra siciliano erano matematicamente sicuri di perdere le elezioni regionali che sarebbero state celebrate nel novembre del 2017; anche il centrodestra non si sentiva vincente. Così il ‘trappolone’ finanziario è stato preparato – forse con la convinzione di centrosinistra e centrodestra – che a vincere le elezioni regionali siciliane sarebbero stati i grillini.

Quale migliore ‘regalo’, per il Movimento 5 Stelle della Sicilia, trovare, una volta al Governo, una Regione fallita?

Poi le elezioni regionali, grazie al supporto degli “impresentabili”, sono state vinte dal centrodestra, con l’elezione a presidente della Regione di Nello Musuumeci.

Quest’ultimo, appena si è insediato, avrebbe dovuto denunciare subito i ‘buchi’ del Bilancio regionale che doveva conoscere bene, perché nella passata legislatura ricopriva il ruolo di deputato regionale. Invece Musumeci e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, sono rimasti zitti. Perché?

Forse perché pensavano che le elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018 le avrebbero vinto Renzi e Berlusconi, che sottobanco erano già d’accordo per dare vita al Governo dell’inciucio. Berlusconi, una volta al Governo, avrebbe tolto le castagne dal fuoco a Musumeci e ad Armao.

Ma gli elettori hanno punito Renzi e Berlusconi. E ha visto la luce il Governo giallo-verde. Dopo le elezioni politiche del 4 marzo Musumeci e Armao hanno capito che erano nei guai e hanno cercato di correre ai ripari provando a ‘nascondere’ il ‘buco’ di 2,1 miliardi di euro.

Ma la Corte dei Conti, nella primavera dello scorso anno, quando ha approvato il Bilancio consuntivo 2017, ha fatto presente al Governo regionale che c’era questo ‘buco’.

Come già ricordato, Musumeci e Armao hanno fatto finta di non capire: ma i giudici della Corte dei Conti gliel’hanno fatto capire, come dire?, con le buona maniere…

Così è spuntato il ‘buco’ di 2,1 miliardi di euro che Musumeci e Armao conoscevano già. Il Governo regionale è riuscito a ‘spalmare’ un miliardo e 600 milioni di euro in trent’anni. E stava provando a chiedere a Roma l’autorizzazione per ‘spalmare’ in trent’anni anche gli altri 500 milioni di euro.

I rappresentanti del Governo nazionale erano molto perplessi. Ed è anche logico: già la Regione siciliana ha trasformato in un mutuo trentennale un miliardo e 600 milioni di euro di ‘buco’. Come si fa a consentire, di fatto, un secondo mutuo trentennale di 500 milioni di euro in trent’anni?

Mentre a Roma riflettevano se dire sì o no ala Regione siciliana, è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale. Ovviamente, dei 500 milioni di euro da ‘spalmare’ in trent’anni non se ne deve nemmeno parlare: ma in discussione c’è anche la ‘spalmatura’ di un miliardo e 600 milioni di euro già effettuata. Resterà tale perché ha anticipato di qualche mese il pronunciamento della Consulta? O andrà sbaraccata?

Non lo sappiamo. Ma sappiamo che, per quest’anno, a prescindere da quello che succederà con il miliardo e 600 milioni di euro, nella Finanziaria regionale della Sicilia mancano all’appello quasi 200 milioni di euro: e il problema è serio.

Ma è altrettanto serio per i Comuni siciliani in difficoltà. Uno su tutti: il Comune di Catania, che non potrà ‘spalmare’ in trent’anni il ‘buco’ di un miliardo e 600 milioni di euro (ma come può un Comune indebitarsi fino a questo punto? ma i sindaci che si sono avvicendati fino a prima dell’arrivo dell’attuale sindaco, Salvo Pogliese, che non ha responsabilità, non ne sapevano nulla?). E via continuando con altri Comuni, per esempio Messina a Palermo, che non se la passano bene.

Come finirà? Secondo noi non bene…

Fonte: www.nientedipersonale.com