L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






28 maggio 2015

POLITICA E CORRUZIONE. TRA I VOTI DELL'ON. DINA ANCHE QUELLO DI QUALCHE OPERAIO FORESTALE



POLITICA E CORRUZIONE 
L'EX ASSESSORE DELLA GIUNTA COMUNALE DI PALERMO È STATO UN PUPILLO DI ANTINORO. MINEO ERA LEGATO A MICCICHE'

Dina e Clemente, fedelissimi di Cuffaro eredi di una stagione politica che non c`è più






Dina e Clemente, fedelissimi di Cuffaro eredi di una stagione politica che non c'è più  Originario di Vicari, sfiorato da inchieste, il presidente della commissione Bilancio all'Ars ha sempre avuto migliaia di voti Clemente all'Ars ci arriva con molto meno dei 30 mila voti di Antinoro: 7.281, appena 150 in più di Marianna Caronia, ma sufficienti a varcare la soglia di Sala d'Ercole. 

Giacinto Pipitone 

PALERMO. Crollano le ultime roccaforti del potere cuffariano. L'immagine di Nino Dina e Roberto Clemente agli arresti fotografa la fine degli ultimi veri eredi della stagione d'oro del centrodestra, iniziata nel 2001 con l'elezione a Palazzo d'Orléans del presidente ora in cella a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia. Dina è stato il più cuffariano dei cuffariani. Sempre sfiorato da sospetti, mai neppure rinviato a giudizio. Fu coinvolto nella stessa inchiesta che poi porterà Cuffaro in carcere: era lui, all'epoca in commissione Sanità all'Ars, che aveva la proposta di tariffario sanitario che la giunta doveva approvare e di cui Michele Aiello, prestanome di Provenzano, si sarebbe avvantaggiato. Trait d'union fra Palazzo d'Orléans e il rè delle cliniche, Dina usci però dall'inchiesta senza macchie. E prosegui la sua crescita. Gli 11.351 voti del 2001 cinque anni dopo diventano 25.580. Cuffaro si fida solo di lui. E lui raccoglie il consenso negli ospedali, fra i forestali, negli enti di formazione e in ogni categoria di precari. Un lontanissimo passato da calciatore dilettante (era un roccioso difensore), Dina aveva poi costruito la sua ga lassia elettorale intomo a Vicari, il suo paese. Raccontano di lui che ama viaggiare in auto ascoltando Radio Maria e che sia capace, in campagna elettorale, di incontrare simpatizzanti in decine di paesi del Palermitano in una sola giornata. È così che nel 2008, le prime elezioni del dopo Cuffaro, mantiene intatto il suo pacchetto di voti: 25.292. In tempi normali sarebbero stati un passepartoutpei la giunta ma Lombardo, il neo presidente fino a quel momento alleato di Cuffaro, gli sbarra le porte. Si dice che sia stato il magistrato Massimo Russo a suggerirglielo e quella mossa cambia la storia politica siciliana perché l'asse di ferro Cuffaro-Lombardo sirompe aprendo scenari che poi porteranno alla vittoria del centrosinistra nel 2012. Molto prima dell'elezione di Crocetta, nel 2009, Dina viene però sfiorato da un'altra inchiesta, quella sul clan di Resuttana: i pm indagarono su una visita nella sua segreteria di uno degli uomini della cosca, Nino Caruso. Ma anche in quel caso Dina se la cavò con un proscioglimento. E pure nel settembre scorso il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, fece intuire i sospetti ancora vivi della magistratura su Dina, questa volta per una inchiesta sui voti delle cosche dellaprovincia pa lermitana, Tanto bastò all'Udc per prenderne le distanze al punto che lui stesso si autosospese dal partito. Eppure Dina continuava ad accrescere il suo potere politico. Nel 2012, sempre nell' Udc, ricollocatosi nel centrosinistra, i voti diminuirono ma gli bastarono a conquistare la più ambita poltrona dell'Ars, quella di presidente della commissione Bilancio. Teneva in mano i soldi della Regione, Nino Dina. Almeno fino a ieri. E aveva resistito più a lungo, Dina, del suo più forte avversario. Ai tempi dell'Udc pigliatutto l'altra metà del cielo era Antonello Antinoro che una volta, nel 2006, arrivò a superare i 30 mila voti. Un consenso che l'exassessore ai Beni culturali aveva proiettato nel 2012 su Roberto Clemente. È, questa, l'area post cuifariana che fa capo a Saverio Romano e che aveva scelto di restare nel centrodestra sotto il simbolo del Pid, ora nell'orbita di Forza Italia. Clemente all'Ars ci arriva con molto meno dei 30 mila voti di Aminoro: 7.281, appena 150 in più di Marianna Caronia, ma sufficienti a varcare la soglia di Sala d'Ercole. E anche Clemente non ha mai lasciato la sua galassia politica d'origine: fu assessore comunale di Cammarata (delega ai Cimiteri) e ha mantenuto pure in questa legislatura il doppio seggio all'Ars e al Comune. Dove non vige la regola della sostituzione dei deputati agli arresti. E ciò evita un imbarazzante situazione visto che il primo dei non eletti è quel Giuseppe Bevilacqua coinvolto, ieri, nella stessa inchiesta. Ars e Comune di Palermo, due orti- celli da coltivare fino a quando possibile per gli eredi di una stagione politica che non c'è più. Lo dimostra la parabola dell'ultimo politico arrestato ieri, Franco Mineo. Braccio destro di Gianfranco Miccichè negli anni d'oro di Forza Italia e Pdl, finì sotto processo perché considerato all'Acquasanta un prestanome dei Galatolo: in primo grado è già stato condannato due volte per altrettanti reati e un totale di 8 anni e due mesi. Ciò non gli ha impedito di ricandiarsi nel 2012 nella lista di Miccichè fallendo però l'elezione. Anche lui fu assessore di Cammarata e l'unico spazio che gli è rimasto è un seggio al Comune conquistato dal figlio Andrea.

28 Maggio 2015










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